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L'intervista de ilSicilia.it

Daniele Malfitana eletto vicepresidente del Consiglio superiore del Mic: “Spirito di servizio e cooperazione per valorizzare i territori”

giovedì 29 Ottobre 2026
Daniele Malfitana

Il professore Daniele Malfitana, docente ordinario di Metodologia della ricerca archeologica all’Università di Catania e direttore della Scuola di Specializzazione in beni archeologici, è stato eletto vicepresidente del Consiglio superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici del Ministero della Cultura.

L’elezione è avvenuta all’unanimità nella seduta di martedì su proposta del presidente Claudio Strinati.

Malfitana già fa parte dell’organismo come presidente del Comitato tecnico-scientifico per l’archeologia, le belle arti e il paesaggio; il nuovo incarico ne rafforza il contributo alla consulenza scientifica e istituzionale a supporto delle politiche nazionali per il patrimonio culturale.

Il ruolo dell’organo consultivo

Ministero della Cultura

Il Consiglio superiore rappresenta il principale organo consultivo tecnico-scientifico del MiC. Tra le sue mansioni rientrano la valutazione dei programmi nazionali di spesa, il parere sugli accordi internazionali, la pianificazione strategica dello sviluppo culturale e la collaborazione con le Regioni per i piani paesaggistici.

L’organismo si esprime inoltre sulle proposte normative del Ministero e si compone di otto illustri personalità del mondo della cultura (nominate dal Ministro e dalla Conferenza unificata) insieme ai presidenti dei vari Comitati tecnico-scientifici.

Ai microfoni di ilSicilia.it, il neoeletto vicepresidente del Consiglio superiore del MiC illustra le linee guida del suo mandato: dall’avvio di audizioni nei territori al rafforzamento della sinergia tra università, ricerca scientifica e tutela del patrimonio culturale.

L’intervista

 

Daniele Malfitana

-Quali saranno le sue priorità come vicepresidente per avvicinare la ricerca scientifica ai territori?

“Questo è un tema che con il Presidente Strinati abbiamo già affrontato, di cui abbiamo parlato all’indomani della nomina. L’obiettivo del Consiglio Superiore, che è un organo tecnico-consultivo del Ministro ma ha anche un compito propositivo, d’intesa con il Presidente è quello di effettuare nei prossimi mesi delle audizioni con tutti i vari soggetti che operano nel contesto del patrimonio culturale: dalla formazione, alla tutela, alla valorizzazione, fino all’attenzione e alla salvaguardia dei territori. L’intento è capire lo stato dell’arte della situazione in determinati settori per riferirne al Consiglio Superiore – che, come sa, è un consiglio multidisciplinare – e da lì tirare fuori una serie di documenti o di stati dell’arte da passare al Ministero. Tutto questo curando anche il rapporto con l’intero sistema universitario, con la Scuola Nazionale del Patrimonio, che è la scuola principale del Ministero della Cultura, e con tutto il sistema formativo delle università”.

-Come si può rendere il patrimonio culturale davvero accessibile e vicino ai cittadini?

“Restando in tema di patrimonio culturale e riguardo alla fruizione, l’accessibilità deve essere soprattutto legata a una diversità di livelli nella trasmissione delle conoscenze. Abbiamo diversi livelli di fruitori: dalla comunità specialistica, che ha bisogno di un certo tipo di livello, al semplice cittadino o al ragazzo delle scuole. La comunità scientifica, e soprattutto chi opera nel campo della ricerca e della tutela, deve essere capace di saper dosare il linguaggio in rapporto al pubblico che ha di fronte. Se ho di fronte una scuola di ragazzini delle elementari e li devo far avvicinare a un monumento, non posso usare il linguaggio di un convegno di alto livello scientifico. Bisogna saper dosare e trovare il giusto equilibrio per mettere in sintonia chi trasmette e chi riceve il messaggio, garantendo una piena fruibilità dei monumenti. Per questo le sinergie tra sistema della formazione, della tutela e della valorizzazione sono fondamentali”.

-In che modo la sua esperienza universitaria e archeologica in Sicilia guiderà il suo lavoro a Roma?

“Io stavo già all’interno del Consiglio Superiore in quanto presidente del Comitato Tecnico Scientifico per l’archeologia, belle arti e paesaggio, i cui componenti sono membri di diritto del Consiglio Superiore. Inoltre ho l’esperienza di essere componente del Consiglio regionale dei beni culturali. Roma è l’organo tecnico consultivo del Consiglio Superiore dove confluisce tutto ciò che si svolge sull’intero territorio nazionale. Questo consente di avere punti di vista differenti a seconda dei vari attori: oggi una soprintendenza, domani un museo, dopodomani un parco archeologico. Dal Consiglio Superiore passano in genere tutte le grandi operazioni, anche le grandi acquisizioni di opere d’arte di Antonello da Messina o relativi a grandi complessi architettonici, perché noi diamo un parere consultivo. Ciò permette di avere di fronte un quadro straordinario di tutto il patrimonio culturale del nostro Paese, che è immenso e diversificato, e consente allo stesso tempo di tarare il tipo di risposta in relazione alle esigenze dei territori, della comunità e di ulteriori attività scientifiche e di ricerca che vengono implementate in un determinato settore. I nostri pareri hanno un valore propositivo: suggeriamo cosa fare o come migliorare, conferendo all’organo un’importanza veramente significativa”.

“Spero di dare un contributo, d’intesa con il Presidente Strinati, proprio sul tema della formazione e della ricerca, portando all’interno del sistema ministeriale le esigenze che oggi si riscontrano nel campo della formazione. Dirigo una scuola di specializzazione in archeologia all’Università di Catania: formiamo archeologi, ma ci accorgiamo spesso – anche perché ce lo dicono i colleghi delle soprintendenze, dei musei e dei parchi – che completato il percorso di studi e dovendo accedere ai ruoli del Ministero, sono privi di determinate nozioni. Mettersi d’accordo tra le due istituzioni, Ministero dell’Università e Ministero della Cultura, permette di definire le esigenze formative e formare le persone in maniera adeguata. Serve un’interazione sempre più stretta e fondamentale tra sistema della formazione, della ricerca e della tutela: non campi separati, ma strutture che dialogano tra di loro”.

-Con quale spirito accoglie questo mandato?

“Lo spirito è quello che ho condiviso a Roma con tutti i colleghi nel ringraziare il Presidente Strinati, che ha proposto il mio nominativo, e tutti i colleghi che mi hanno sostenuto votandomi all’unanimità. Lo accolgo con spirito di servizio, credendo molto nel valore e nel ruolo delle istituzioni, ma anche con spirito di dinamicità, che rientra nel mio carattere e nelle attività che svolgo. Oggi abbiamo un organo veramente importante che deve svolgere compiti non solo consultivi, ma soprattutto propositivi. Lo spirito è proprio quello che dicevo al Presidente Strinati subito dopo l’elezione: organizzare ora una serie di audizioni con i vari attori per capire cosa va, cosa non va e cosa migliorare, in maniera tale da recepire le istanze e instaurare una forma di cooperazione che non può più essere rinviata”.

 

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