L’Autorità di Bacino del distretto idrografico della Sicilia ha disposto, con un atto inviato tra gli altri al sindaco, alla procura di Gela e al prefetto di Caltanissetta, il divieto di immettere le acque nere nella rete dei corsi d’acqua del Comune di Niscemi. La città, interessata da una enorme frana, non ha un depuratore e gli scarichi finiscono nei corsi d’acqua.
“Si rammenta come ogni qualsivoglia immissione di acque reflue depurate all’interno di un corso d’acqua deve essere preventivamente autorizzata da questa Autorità, ai fini della salvaguardia dell’ecosistema e della funzionalità idraulica”, aggiunge.
L’Autorità di bacino invita “tutti gli enti in indirizzo, a vario titolo responsabili dei denunciati sversamenti a relazionare nel merito provvedendo all’immediata inibizione degli stessi”.
“L’innesco della frana di Niscemi potrebbe essere stato favorito dal cedimento di strati profondi del terreno in connessione con la presenza di sacche di gas metano”. È tra le ipotesi avanzate dal segretario generale dell’Autorità di Bacino del Distretto Idrografico della Sicilia, Leonardo Santoro, sulla scorta delle particolari caratteristiche geologiche dell’area.
“In queste formazioni possono svilupparsi accumuli naturali di idrocarburi che, per diverse cause, possono svuotarsi o subire variazioni di pressione. “Se una bolla di gas collassa — spiega Santoro — il peso degli strati sovrastanti può determinare una perdita di equilibrio dell’intero sistema, provocando un cedimento degli strati profondi”.
In questi casi, il vuoto lasciato dal gas può essere parzialmente sostituito dall’acqua, che però non garantisce la stessa capacità di sostegno, favorendo così lo scivolamento dei terreni sovrastanti. Un fenomeno che, se interessa le porzioni più basse del versante, può portare alla perdita del ‘piede’ di appoggio della frana, accelerandone l’evoluzione. Indagini geognostiche mirate potrebbero accertare la reale incidenza del fenomeno sulla frana di Niscemi.



