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La situazione in giro per l'Isola

Al via il countdown per le elezioni amministrative, scade il termine per la presentazione delle liste

mercoledì 29 Aprile 2026

Scade oggi il termine ultimo per la presentazione delle liste. A meno di un mese dalle elezioni amministrative, l’Isola si prepara ad uno dei test più importanti del 2026. Sono quasi un milione i siciliani chiamati alle urne, per un totale di 71 Comuni pronti a rinnovare i propri organi.

Dal trentesimo giorno precedente alla votazione, da venerdì 24 aprile, si è aperta la parentesi del calendario delle operazioni preliminari di voto che permette ai candidati di presentare le liste presso le segreterie. Alle 12 in punto di oggi, mercoledì 29 aprile, scocca l’ora X che chiude i termini. Giovedì 30 sarà invece il termine per l’esame, l’approvazione, le eventuali modificazioni o contestazioni delle liste da parte della commissione elettorale circondariale. Sarà possibile presentare i nuovi documenti contestati per vizi formali o perché presentati non così come prescritto entro e non oltre venerdì 1 maggio. Una settimana dunque ricca e decisiva in vista del 24 e del 25 maggio, giorni designati per il voto primaverile.

Le province maggiormente coinvolte saranno quella di Messina e quella di Palermo, rispettivamente con 17 e 16 Comuni. Seguono poi Agrigento e Catania a 9, Caltanissetta a 7 ed Enna a 6. Saranno 3 invece i Comuni nelle province di Siracusa e Trapani, uno solo in quella di Ragusa. Di questi 54 impiegheranno il sistema maggioritario, poiché con popolazione inferiore ai 15mila abitanti, mentre 17 con sistema proporzionale. E proprio su quest’ultimi si focalizzerà l’attenzione delle forze politiche in campo, con i tre capoluoghi di provincia che giocheranno un ruolo cruciale: Agrigento, Messina e Enna.

Non in tutti i territori centrodestra e centrosinistra hanno trovato una sintesi. Un punto certamente da cui dover ripartire in vista delle regionali che si svolgeranno tra un anno, nel 2027. Incomprensioni che dovranno essere cancellate in occasione della lunga corsa che condurrà a Palazzo d’Orleans. E non a caso le tre città scattano fotografie differenti, evidenziando però come lo stato di salute delle coalizioni contrastanti non sia poi così sano. Il mese di giugno potrebbe così aprire le proprie porte con nuovi equilibri: da un lato il centrodestra che dovrà sciogliere le riserve sulla squadra di giunta capitanata dal presidente Renato Schifani; dall’altro il centrosinistra che dall’esito delle urne potrebbe iniziare a delineare e modellare una leadership solida e ad oggi contesa.

Agrigento è un caso emblematico. Il sindaco uscente Francesco Miccichè lascerà un’eredità complessa, soprattutto dopo la gestione fallimentare di Agrigento Capitale della Cultura. Mettere tutti d’accordo non è stato semplice ed effettivamente si è rivelata una “mission impossible”. Il centrodestra, dopo lunghe trattazioni, è uscito spaccato dai tavoli regionali: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Mpa e Udc sostenendo Dino Alonge, Lega e Democrazia Cristiana l’ex deputato regionale Luigi Gentile. In tal senso, parecchi malumori sarebbero emersi anche nel corso dell’assemblea degli eletti di FdI. Un’ipotetica sconfitta, infatti, indicano alcuni big del partito sarebbe riconducibile al presidente Schifani, che nella prima parte della legislatura avrebbe “riservato più attenzioni” al Carroccio e alla Balena bianca, oggi, in occasione delle amministrative, schierati contro (CLICCA QUI). Agrigento è un campo minato anche per il centrosinistra. A sostenere il nome avanzato da Controcorrente Michele Sodano ci sarà anche il Partito Democratico, ma non il Movimento 5 Stelle, che sosterrà il candidato “a distanza” senza il proprio simbolo. L’outsider sarà il civico Giuseppe Di Rosa, ex consigliere comunale, che per primo ha depositato le liste ed ha già presentato i suoi assessori.

Gli alleati del centrodestra, secondo quanto emerso, sarebbero pronti a rinfacciare anche una possibile sconfitta a Messina. Nella città dello Stretto la storia è diversa. La roccaforte di Cateno De Luca, che sostiene il dimissionario Federico Basile, vedrà scritto il nome di Macello Scurria nella scheda elettorale. La coalizione di centrodestra in questo caso sarà unita, ma come alcuni esponenti meloniani avrebbero fatto notare “è stato un nome fortemente voluto dal presidente Schifani e da Matilde Siracusano, sottosegretaria di Stato ai rapporti con il Parlamento. In caso di sconfitta dovranno assumersi le proprie responsabilità“. In corsa per Palazzo Zanca ci sarà anche Antonella Russo, consigliera comunale del Partito Democratico, che ha unito tutto il campo largo. In lizza anche i civici Gaetano Sciacca e Lillo Valvieri.

Ultima, non per importanza, Enna. Anche qui, nel cuore della Sicilia, il banco delle contrattazione è saltato. Anzi i banchi. Già perché se Lega e Democrazia Cristina non sosterranno il candidato avanzato dal centrodestra Ezio De Rose. E meglio non è andata al centrosinistra. Il nome di Mirello Crisafulli ha prima spaccato il campo largo e poi il PD stesso, che non ha concesso il simbolo per il suo coinvolgimento in vecchie indagini da cui è uscito senza macchia. In corsa anche Filippo Fiammetta, sostenuto da Controcorrente e liste civiche.

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