Un braccio di ferro tra le coalizioni o all’interno delle coalizioni? Le amministrative di fine maggio offriranno più di qualche risposta sul futuro della politica siciliana. Un vero e proprio laboratorio per cercare di capire come i partiti si presenteranno alle regionali del 2027. Un anno è il tempo massimo per risolvere due annose questioni che coinvolgono in egual modo centrodestra e centrosinistra: chi dovrà far parte della coalizione e soprattutto chi avrà il compito di guidarla. In tal senso, le incandescenti urne sono pronte a trasformarsi in un campo minato fatto di pretese e rivendicazioni.
Questa tornata elettorale sarà ricordata come quella dei pochi giovani, solo il 12,36% è under 40, e degli over 70 alla riscossa, ma anche dello scarso coinvolgimento delle donne, solamente il 24,16% (CLICCA QUI). E guardando un po’ in giro, scorrendo tra le nove Province, è possibile notare come in realtà le attenzioni siano state riservate più su altri fronti: le alleanze.
La fotografia dei 17 Comuni su 71 con popolazione superiore a 15mila abitanti, che impiagheranno il sistema proporzionale, e dove si focalizzerà l’attenzione delle forze politiche in campo, non è nitida e trovare la quadra, come visto nei mesi scorsi nel corso dei tavoli regionali, non è stato semplice. Cosa ne è uscito al momento della presentazione delle liste? Alleanze inedite o ibride, dipende da quale punto di vista si intende osservare.
Ma andiamo nel dettaglio.
Dall’Ars alle amministrative: centrodestra ancora diviso
Nel centrodestra l’aria non è certamente delle migliori. La settimana appena trascorsa è stata utile per mettere un punto alla “questione giunta”: il rientro della Democrazia Cristiana, un assessorato in più all’Mpa e la sanità non più ad un tecnico in quota Forza Italia, ma ad un politico azzurro. Tutto risolto? Non tutti, in realtà, sarebbero tornati a sorridere e le divergenze di questi ultimi sei mesi si sono inevitabilmente trasportate sui tavoli delle trattative regionali.
Il “caso DC” è lampante. I democristiani sono stati esclusi dalla coalizione ad Agrigento, incassando la solidarietà della Lega. Mentre ad Enna non hanno partecipato. Un asse che si è consolidato con la scelta di Luigi Gentile nella città Capitale italiana della Cultura, sostenuto anche da Noi Moderati (e non solo), in contrapposizione a Dino Alonge, profilo avanzato da FdI, FI, Mpa e Udc.
Fari puntati anche su un’altra questione, quella di Forza Italia nel Catanese. Liste alla mano, il centrodestra si presenterà ufficialmente spaccato anche a San Giovanni La Punta e Bronte. Nei due Comuni spicca l’asse tra meloniani e leghisti, opposti a FI. A San Giovanni La Punta, però, il Santo Trovato oltre ad aver convinto FdI e il Carroccio avrebbe spaccato gli azzurri, che hanno messo il proprio simbolo a disposizione, per Mario Brancato, appoggiato anche dall’Mpa, anche se non tutto il partito condividerebbe la scelta, evidenziando le divergenze tra le aree catanesi. A Bronte, invece, FI porterà avanti il deputato alla Camera Giuseppe Castiglione, che sfiderà la candidata di Fratelli d’Italia e Lega Giovanna Caruso.
Diversi i casi di Marsala e Carini. Nel Trapanese l’Udc si stacca dal centrodestra, sostenendo il primo cittadino uscente Massimo Grillo, contro Giulia Adamo. Nel Palermitano, invece, la coalizione perde un altro pezzo. Noi Moderati, infatti, non appoggerà Rossella Covello, profilo avanzato da Fratelli d’Italia e condiviso con Forza Italia, Lega e Mpa.
Chi incarna perfettamente tutte queste spaccature è il Comune di Ispica, dove ci saranno ben tre candidati provenienti dall’area del centrodestra, con una spaccatura netta tra FI e FdI: Tonino Cafisi sostenuto da Fratelli d’Italia e Noi Moderati; Angelo Galifi per Forza Italia, Lega e Mpa; Pierenzo Muraglie sostenuto dal mondo civico centrista molto vicino all’esponente della DC Ignazio Abbate, come laboratorio politico ispirato dalle ultime elezioni provinciali legate al progetto Radici iblee.
Dall’assemblea degli eletti di Fratelli d’Italia, a fine aprile, però, come raccontato da autorevoli big nel partito, emerge un altro scenario. Due sarebbero i grandi centri sotto la lente d’ingrandimento: Agrigento e Messina. In caso di sconfitta, infatti, i meloniani sarebbero pronti ad imputare colpe e responsabilità al presidente della Regione Renato Schifani (CLICCA QUI).
Campo largo alla ricerca dei confini: ScN dentro o fuori?
Non è stato e non sarà tutto rosa e fiori neanche del centrosinistra. Solo a Barcellona Pozzo di Gotto e a Messina i tre simboli di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Controcorrente, uniti sul fronte dell’opposizione tra i banchi di Sala d’Ercole, figurano insieme, presentando liste a sostegno di un unico candidato: nella provincia Messinese con David Bongiovanni, nella città dello Stretto con Antonella Russo.
Poi ci sono i Comuni in cui non figurano liste e simboli, ma è stato comunicato l’appoggio esterno, come del PD a Ribera e San Giovanni La Punta, per Eunice Palminteri e Antonella Riccobene, o del M5S ad Agrigento, per Michele Sodano, per altro ex pentastellato. Per il resto le strade si dividono.
A Bronte (Giuseppe Gullotta), Enna (Filippo Fiammetta), Milazzo (Giuseppe Falliti) e Termini Imerese (Nicola Mendolia), per esempio, Controcorrente proverà la fuga solitaria. Una scelta coraggiosa da parte del leader Ismaele La Vardera, che nel corso dei tavoli regionali ha posto dei paletti sull’estensione dei confini del campo largo.
Il campo largo fatica così a disegnare i propri confini. Non solo la necessità di affinare il dialogo tra dem e Controcorrente, che non trova invece particolari fatiche ad interagire con il Movimento 5 Stelle, con il quale, per esempio, presenta una lista in comune a Messina, ma servirà anche sciogliere le riserve sull’ipotetico futuro con Cateno De Luca.
Il corteggiamento va avanti ormai da mesi e anche la scorsa settimana, alla presenza del presidente nazionale del Partito Democratico Stefano Bonaccini, a Sciacca, con il capogruppo all’Ars Michele Catanzaro, è stata ribadita la possibilità a non escludere dalla coalizione Sud chiama Nord. Un invito accolto con favore dello stesso sindaco di Taormina. E non risuona dunque come una sorpresa vedere ScN e PD alleati in alcuni centri, come Enna (Comune che analizzeremo più avanti) e Ispica (al centro di varie dispute).
L’unico centro del Ragusano al voto rappresenta un vero e proprio laboratorio, forse uno dei Comuni dove l’attenzione è maggiormente focalizzata. Oltre alle eccezioni già registrate nel corso dell’analisi del centrodestra, anche il campo progressista sorprende, con due candidati espressione dell’attuale maggioranza del sindaco Leontini: da un lato Serafino Arena sostenuto da Controcorrente e dal Movimento 5 Stelle con Alleanza Verdi e Sinistra, dall’altro Paolo Monaca appoggiato proprio da dem e De Luca.
L’eccezione, però, si chiama Marsala. Solo nel Trapanese il centrosinistra (composto da PD, M5S e Avs) stringe la mano a Sud chiama Nord, unendosi nel nome di Andreana Patti.
Dalle amministrative alle Regionali: Cateno De Luca ago della bilancia?
Il partito di Cateno De Luca in queste amministrative assume così il ruolo di mina vangate. Correrà da solo nelle tre principali città Messinesi: l’uscente Federico Basile nel capoluogo, la presidente Laura Castelli a Milazzo e Melangela Scolaro a Barcellona Pozzo di Gotto. A questi si aggiunge Giovanni Gallina a Carini, nel Palermitano.
Battitore libero, tra le fila del campo largo… o del centrodestra? Già, perché Sud chiama Nord, a San Giovanni La Punta, per esempio, ha unito le proprio forze in lista con Noi Moderati per sostenere, insieme a Mpa e Forza Italia Mario Brancato.
All’orizzonte anche una vecchia conoscenza. Nell’Agrigentino, ed esattamente nel capoluogo e a Ribera, il sindaco di Taormina farà asse con la Democrazia Cristiana. Ritorna così in mente il tanto auspicato intergruppo all’Ars tanto chiacchierato nel mese di dicembre mentre era in corso l’esame della Finanziaria. Progetto che sarebbe naufragato, come rivelato dallo stesso De Luca nel corso delle conferenze stampe che seguirono, a causa del presidente Schifani che non avrebbe gradito il nuovo schieramento (CLICCA QUI). E così ad Agrigento ScN sosterrà Luigi Gentile, mentre a Ribera il capogruppo dell’Assemblea della DC Carmelo Pace.
Insomma, “esperimenti” leciti, ma che trasformano le amministrative in un vero e proprio laboratorio in vista delle regionali, per le quali Cateno De Luca e il suo partito dopo il successo del 2022 sarebbero pronti a ripetersi, divenendo l’ago della bilancia nella prossima tornata elettorale e così decisivo per il trionfo di uno schieramento o dell’altro alle urne.
Le “alleanze fantasma”
Proprio partendo dall’ultimo Comune citato, Ribera, è possibile ricostruire un altro puzzle più complesso, ma che sarà certamente protagonista di queste elezioni amministrative. Un aspetto che conferma come il clima di tensione pervada il centrodestra quanto il campo largo.
Pace, infatti, correrà con i simboli del suo partito, la DC, e di ScN. Degli altri simboli del centrodestra non c’è traccia. Nelle scorse settimane il gruppo dei democristiani locali ha puntato il dito contro le “alleanze fittizie” di quelli che sarebbero dovuti essere gli alleati, più vicini a quello che sulla carta è il progetto civico di Maria Rosaria Provenzano.
Uno scenario simile, ma dalle fisionomie diverse si è materializzato anche ad Enna. Ai già citati De Rosa e Fiammetta si aggiunge anche Mirello Crisafulli, profilo dalla lunga esperienza politica e che rappresenterà l’area del centrosinistra. Il nome in quota dem, però, ha prima spaccato il campo largo e poi il PD stesso, che alla fine, dopo una lunga diatriba, non ha messo in campo il proprio simbolo. Crisafulli, però, è anche il punto d’incontro tra l’area del Partito Democratico esposta e Sud chiama Nord. Ma non solo. L’ex senatore avrebbe traghettato verso di sé anche consenti provenienti dal centrodestra. Tra questi ci sarebbero alcuni pezzi di Forza Italia, ma si parla anche di una forte vicinanza di Democrazia Cristiana e Lega, che a Enna non hanno liste all’attivo. Voci che Crisafulli non ha né smentito né confermato durante la conferenza in cui ha presentato la propria candidatura: “Nessun inciucio con partiti come Lega e DC, ma ho tanti amici che mi stanno sostenuto“.




