“Dobbiamo ripartire dalla base, solo così il centrodestra può ritornare ad essere un punto di riferimento per l’elettorato“. Così all’indomani dei ballottaggi si è espresso il presidente della I Commissione Affari Istituzionali all’Ars Ignazio Abbate. L’ultima tornata elettorale, appena conclusa, si è rivelata per il centrodestra più complicata di quanto ci si potesse mai immaginare alla vigilia. Nessuno all’interno della coalizione può definirsi soddisfatto dei risultati ottenuti, alimentati da mesi tormentati da tensioni, rivendicazioni e scandali. Nessuno o quasi. Qualcuno che sorride c’è. Proprio il deputato della DC, originario di Modica, è uno dei grandi protagonisti di quanto accaduto a Ispica, unico Comune nel Ragusano al voto, ma perfetta fotografia dell’attuale stato di salute della politica siciliana. Crisi che non risparmia nessuno, dal centrodestra al campo largo.
Cinque i candidati in totale, tre per la coalizione di centrodestra, due per il centrosinistra. Da un lato Pierenzo Muraglie, sostenuto dal mondo civico centrista molto vicino ad Abbate, come laboratorio politico ispirato dalle ultime elezioni provinciali legate al progetto Radici iblee, Angelo Galifi, candidato di Mpa e Forza Italia e Tonino Cafisi, profilo avanzato da Fratelli d’Italia e Noi Moderati. Dall’altro Serafino Arena, candidato di Controcorrente, sostenuto anche dal Movimento 5 Stelle e Avs, e Paolo Monaca, sostenuto da Sud chiama Nord e Partito Democratico. A spuntarla, alla fine, è stato proprio Muraglie, già vincente al primo turno con il 33,59%. Ondata di consensi replicata anche ai ballottaggi, dove ha superato Arena con il 56,71% delle preferenze (CLICCA QUI).
“L’elettorato ha premiato chi nel territorio si è radicato negli anni e ha voluto portare avanti un progetto che parte da lontano“. Ha spiegato Abbate, che ha aggiunto: “Il problema è anche la tenuta del centrodestra, così come quella del centrosinistra. E’ stato uno spaccato politico di quella che è la criticità dei partiti nazionali, che non gestiscono il territorio e sono lontani da quelle che sono le criticità esistenti nel territorio. Controcorrente si è inserito in questa mancanza di presenza importante sui territori. In provincia di Ragusa e a Ispica questo non funziona perché effettivamente il territorio viene curato e i progetti nascono da lontano“.
Ma da cosa deve ripartire il centrodestra? “Bisogna prendere questa lezione a livello regionale per poter cambiare il modo di fare. Sicuramente avrà delle ripercussioni sull’attività del governo. Si deve cambiare registro, andare in una direzione più di raccordo e di presenza all’interno delle attività del governo, rafforzare le esigenze dei territori all’interno del Palazzo e che tante volte vengono inibiate da logiche diverse che sicuramente stanno portando a un’implosione e a una crisi nel centrodestra che nessuno poteva immaginare fino a qualche anno fa“.



