La speranza sarà pure l’ultima a morire, ma per gli ex lavoratori Almaviva il tempo sta per esaurirsi. Tante promesse e diverse opzioni sul tavolo, ad oggi, però, ancora al palo. Eppure una piccola luce in fondo al tunnel si era accesa in occasione della Finanziaria. Da allora sono passati ben sette mesi e dell’estenuante battaglia, una delle principali nel corso della lunga maratona tra le mura di Palazzo dei Normanni, si sono perse le tracce. L’articolo 8, elaborato dall’allora assessore alla Salute Daniela Faraoni, aveva l’obiettivo di abbattere le liste d’attesa. Intervento che fatica ad ingranare e a sottolinearlo sono anche gli ultimi dati Agenas che vedono la Sicilia al di sotto della soglia di garanzia nazionale.
Il tema è ritornato sotto i riflettori nel corso della settimana giunta ormai ai titoli di coda. Tra i tanti punti all’ordine del giorno della VI Commissione Salute spicca anche l’interrogazione richiesta dal deputato del Movimento 5 Stelle Adriano Varrica. La richiesta? Conoscere il cronoprogramma per l’attivazione della norma, secondo cui la società incaricata della gestione dei servizi dovrà avvalersi in via prioritaria del personale appartenente al bacino Almaviva, con un particolare riferimento alle tempistiche e alle modalità di selezione del personale.
L’esito della seduta non sarebbe stato per nulla positivo. “L’assessore Caruso, insediatosi successivamente alla Finanziaria, non era a conoscenza di questa opportunità“. Ha raccontato il pentastellato, che ha aggiunto: “La prossima settimana, a seguito di un approfondimento, mi fornirà riscontro dettagliato. In ogni caso non si potrà procedere senza l’istituzione del bacino dei lavoratori, responsabilità dell’assessore Tamajo. Sono trascorsi otto mesi dall’approvazione della norma che ha passato il vaglio di costituzionalità e ancora non si vede alcuno sviluppo. L’istituzione del bacino dei lavoratori è una norma regionale che va rispettata e serve a tutelare queste persone in una posizione particolare e a evitare che la decisione su quali lavoratori assumere sia arbitraria. Se qualcuno pensa che sia solo un orpello o un’affermazione di principio – ha concluso Varrica – si sbaglia. Su questo non ci potrà essere alcun passo indietro e utilizzerò ogni strumento in mio possesso per tutelare questo diritto dei lavoratori“.
Purtroppo o per fortuna, questa non è l’unica carta in gioco per i lavoratori coinvolti in questa vertenza e che vedono sempre più vicina la scadenza della Naspi. Uniche novità negli ultimi mesi sono giunte solo dal progetto 116-117. A metà giugno è arrivato il decreto che destina 10 milioni di euro per le infrastrutture tecnologiche necessarie all’avvio delle attività delle centrali operative che ospiteranno il servizio. Le somme sono state assegnate all’Arnas Civico di Palermo, che nell’ultimo faccia a faccia avvenuto due settimana fa ha comunicato che i locali risultano pronti dal dicembre 2025, mentre sarebbe ancora in corso la fase amministrativa per la realizzazione della piattaforma tecnologica, dei sistemi software hardware e di networking per far funzionare le due sale operative. Più complessa, articolata e preoccupante la situazione relativa al progetto di digitalizzazione delle cartelle cliniche della sanità e della pubblica amministrazione regionale.
Insomma, non finirà certamente qui. I tavoli proseguiranno, così come i presidi, i sit-in e gli appelli disperati mentre continua ad aleggiare sempre lo stesso quesito: quale sarà il futuro di queste 387 famiglie?




