Non più solo Ballarò, ma anche Kalsa, Capo e Vucciria. Si allarga il cerchio delle aree del centro storico di Palermo che potranno avviare le procedure di manifestazione di interesse per individuare un soggetto partner qualificato, appartenente al terzo settore, usufruendo dei fondi previsti dall’articolo 10 della Finanziaria, approvata lo scorso dicembre a Sala d’Ercole. A circa una settimana di distanza, il tema è ritornato in giunta per alcuni accorgimenti. La scelta iniziale di coinvolgere il solo quartiere di Ballarò è stata così stravolta.
Turano: “Escludere gli altri era una forzatura”
La decisione era stata motivata con un documento sottoscritto dal dirigente generale del dipartimento dell’Istruzione, dell’università e del diritto allo studio Vincenzo Cusumano e dalla dirigente del servizio al ramo Rosaria Gallotta, all’interno del quale veniva evidenziata la necessità di evitare la frammentazione delle risorse e cercare di garantire la massima efficacia e capillarità degli interventi.
“La proposta iniziale andava verso Ballarò perché i dati forniti dal Comune di Palermo lo considerano il quartiere con maggiore bisogno. Tuttavia escludere tutti gli altri mi sembrava una forzatura, quindi prendiamoli in considerazione e poi vediamo dove arriviamo“. Ha dichiarato l’assessore al ramo Mimmo Turano.
Il poker di opzioni rientra all’interno di un quadro ben specifico, dove i dati relativi alla povertà educativa e alla dispersione scolastica sono tra i più preoccupanti. Ballarò, Kalsa, Capo e Vucciria presentano infatti criticità diffuse: fragilità socioeconomica, bassi livelli di istruzione, fenomeni di abbandono scolastico, presenza significativa di minori a rischio e carenza di servizi educativi e culturali strutturati. Aree che presentano un’importante densità, con una popolazione complessiva stimata tra i 60mila e i 70mila residenti, con un’incidenza di minori pari al 20-25% e una quota particolarmente elevata di nuclei familiari in condizioni economiche fragili. Secondo i dati del Comune il 45-55% delle famiglie presenta un Isee inferiore a 10mila euro e oltre il 65% inferiore a 15mila euro. Alle criticità sociali si affiancano rilevanti condizioni di degrado urbano.
Cosa prevede la norma
L’intervento è previsto all’interno dell’articolo 10 dell’ultima Manovra. Si tratta di un milione di euro da impiegare per l’avvio di progetti pilota capaci di sviluppare programmi educativi, sociali, culturali ed economici, di inclusione e di contrasto strategico alla povertà educativa e materiali e ai fenomeni della marginalizzazione, della dispersione e dall’abbandono scolastico, per la trasformazione di aree fragili e contesti a rischio di degrado, con conseguente emancipazione socio-economica e sviluppo di interi quartieri delle città siciliane.
Ma una volta terminato l’iter come saranno impiegate le risorse?
L’obiettivo è quello di attivare un programma integrato rivolto a minori, giovani e famiglie, che includa attività non lucrative articolate in ambiti educativi, sociali, culturali e di empowerment, tra cui doposcuola e supporto scolastico, percorsi di orientamento, azioni di contrasto alla dispersione, attività di inclusione sociale, laboratori culturali e ricreativi, iniziative di formazione e inserimento lavorativo.
Componente fondamentale, secondo il piano, sarà la riqualificazione urbana. Tra gli interventi potranno essere inclusi la riattivazione e riqualificazione di spazi pubblici degradati (piazze, cortili, aree di aggregazione), il recupero di immobili inutilizzati o sottoutilizzati da destinare a centri educativi e hub giovanili, l’apertura delle scuole come poli civici di quartiere, nonché azioni di miglioramento della sicurezza urbana e interventi di sostenibilità ambientale con finalità educative, quali orti urbani e percorsi di educazione ecologica.
Il problema della povertà educativa in Sicilia
A inizio giugno, sempre tra i banchi della giunta regionale, è stato approvato il Piano regionale strategico per il contrasto alla povertà educativa, la riduzione della dispersione scolastica, la qualificazione e l’internazionalizzazione del sistema scolastico siciliano. Il documento, presentato dall’assessore Turano, scatta una fotografia del fenomeno che attanaglia la Sicilia, tra dati, analisi e linee strategiche da perseguire nel triennio 2026-2028.
Secondo i dati la dispersione scolastica in Italia nel 2025 ha registrato l’8,2%. Il 6,7% considerando soltanto gli studenti con cittadinanza italiana. Numeri in salita. Con cinque anni di anticipo, infatti, il Paese ha già superato il 9% fissato dall’agenda 2030 dell’Ue. Obiettivo che era sfumato nel 2020, con oltre quattro punti percentuali rispetto al traguardo stabilito. In Sicilia, però, il trend resta negativo. L’anno scolastico 2024-2025 ha evidenziato tassi di abbandono superiori al 13%, tra i peggiori in Italia. Il rischio di dispersione implicita (studenti che finiscono le medie senza competenze adeguate) tocca il 23,6%, il dato peggiore a livello nazionale.
Non va meglio per i Neet, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono in cerca di occupazione. Nel 2025 il dato, seppur in leggero miglioramento, resta critico in Sicilia, attestandosi al 22,8%, a fronte di un valore medio nazionale del 13,3%. Il fenomeno più insidioso è rappresentato dalla dispersione implicita, che riguarda gli studenti che, pur completando formalmente il ciclo di studi, non acquisiscono le competenze minime necessarie per l’esercizio della cittadinanza attiva o per l’inserimento nel mercato del lavoro. Nell’anno scolastico 2024-2025, la quota di studenti al terzo anno della secondaria di primo grado a rischio di dispersione implicita è scesa al 12,3%. Tuttavia, i dati Invalsi 2025 evidenziano una preoccupante criticità in Sicilia: qui il fenomeno raggiunge il 23,6%, un valore quasi doppio rispetto alla media nazionale. Forma di abbandono nascosto che espone i giovani a una marginalità sociale simile a quella di chi interrompe precocemente gli studi (CLICCA QUI).




