Scorrendo i documenti dell’Autorità di Bacino emerge infatti un particolare interessante. Per molti invasi, il cosiddetto “volume utile netto“, cioè l’acqua che possiamo effettivamente prelevare e utilizzare, non coincide affatto con la massa liquida fisicamente presente nel bacino. Questo valore viene determinato sottraendo a monte le perdite stimate per evaporazione. Per l’invaso Piana, ad esempio, i documenti ufficiali specificano che il volume utile è calcolato detraendo il volume per evaporazione stimato sulla base dei dati storici trasmessi da ENEL. Per l’invaso Poma, invece, si legge che il calcolo è affidato al Dipartimento Acqua e Rifiuti, che ha il compito di stimare le perdite per evaporazione e drenaggi fino al termine dell’anno. Lo stesso principio compare stabilmente nei bollettini periodici regionali, dove viene esplicitato che il volume utile netto è semplicemente ciò che resta dopo aver sottratto dal volume lordo le quote destinate alla salvaguardia delle opere, alla tutela dell’ittiofauna e, appunto, l’acqua che svanisce nell’aria.
Il moltiplicatore climatico e il silenzioso aumento delle temperature
Il dato curioso è che, pur essendo strutturalmente considerata nella pianificazione burocratica, l’evaporazione resta un fenomeno di cui l’opinione pubblica conosce pochissimo l’entità. Nei documenti accessibili non viene quasi mai esplicitata una stima complessiva e cumulativa dei milioni di metri cubi di acqua che ogni anno tornano nell’atmosfera dai bacini siciliani. Eppure, l’urgenza di quantificare questo fenomeno diventa evidente se incrociamo la gestione degli invasi con i dati reali del cambiamento climatico in Sicilia. L’evaporazione non è una costante fissa, ma un processo accelerato dal calore e dal vento, due elementi che nell’Isola stanno raggiungendo livelli senza precedenti.
Per comprendere la gravità della situazione basta guardare al record continentale stabilito l’11 agosto 2021, quando la stazione della rete SIAS (Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano) a Floridia, in provincia di Siracusa, ha registrato la temperatura record di 48,8°C. Si tratta della temperatura più alta mai misurata sperimentalmente nella storia d’Europa, un primato estremo validato ufficialmente dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale. Non si tratta purtroppo di picchi isolati, poiché le analisi storiche recenti mostrano anomalie termiche continuative e prolungate. Come evidenziato dai dati SIAS, l’Isola affronta lunghi periodi con temperature costantemente e diffusamente sopra le medie stagionali, al punto che gli esperti confermano che l’innalzamento delle temperature appare ormai come una nuova norma strutturale piuttosto che come un’anomalia passeggera. Perfino i mesi d’inizio estate apparentemente meno estremi registrano costantemente temperature sopra la norma.
Questo quadro allarmante trova eco anche su scala nazionale nei rapporti dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che evidenziano anomalie termiche medie superiori a +1,3°C rispetto alla media storica, collocando il Mezzogiorno e le Isole in una condizione di stress idrico permanente. Con un clima simile, l’acqua ferma accumulata sotto il sole subisce un tasso di evaporazione esponenzialmente più alto rispetto al passato. A peggiorare le cose subentra un fattore morfologico legato alla forma stessa dei bacini siciliani. Molti degli invasi artificiali dell’Isola sono larghi e piatti, caratterizzati cioè da una profondità media ridotta a fronte di superfici molto estese. Dal punto di vista fisico, maggiore è la superficie esposta all’aria in rapporto al volume totale, maggiore è la vulnerabilità ai raggi solari e al vento. Al contrario degli invasi alpini, stretti e incassati tra le montagne, le dighe siciliane presentano un rapporto superficie/volume elevato, caratteristica che favorisce l’evaporazione rispetto a invasi più profondi.
Dalle “shade balls” californiane al fotovoltaico flottante
Più che replicare la soluzione americana, che su scala siciliana solleverebbe enormi dubbi ecologici legati alla degradazione delle plastiche nei bacini idrici, l’esperienza della California serve a sollevare la domanda corretta su come mitigare il fenomeno nell’Isola. La ricerca ingegneristica oggi offre risposte molto più avanzate delle sfere di plastica, a partire dai sistemi fotovoltaici flottanti.
Installare coperture galleggianti dotate di pannelli solari sulla superficie delle dighe innesca un circolo virtuoso perfetto. Da un lato i moduli ombreggiano la superficie dell’invaso, abbattendo drasticamente la percentuale di acqua che evapora e limitando al contempo la proliferazione di alghe tossiche che prosperano con il calore. Dall’altro lato, l’acqua sottostante funge da refrigerante naturale per i moduli stessi, e riducendo il surriscaldamento dei pannelli ne aumenta l’efficienza nella produzione di energia elettrica fino al quindici per cento rispetto ai tradizionali impianti a terra. Il tutto avviene a consumo di suolo zero, producendo energia pulita senza sottrarre prezioso terreno all’agricoltura.
Il quadro della gestione idrica

Mentre l’attenzione della politica e dei media regionali si concentra giustamente sul rifacimento delle condotte e sulla caccia alle perdite della rete idrica, l’evaporazione non può più rimanere un fenomeno ignorato e relegato agli allegati tecnici dei bollettini.
Ogni intervento tecnologico o infrastrutturale andrebbe ovviamente valutato caso per caso, analizzando la geomorfologia, la ventilazione e la destinazione d’uso di ogni singolo invaso siciliano. Resta però una questione che meriterebbe maggiore attenzione. Se la Regione utilizza già stime delle perdite per evaporazione per determinare il volume utile degli invasi, rendere pubblica anche la dimensione complessiva di questo fenomeno consentirebbe di comprendere meglio una componente della crisi idrica di cui oggi si parla poco. Sapere quanta acqua evapora ogni anno, quali bacini risultano maggiormente interessati e come questo fenomeno stia evolvendo nel tempo rappresenterebbe un tassello importante per avere un quadro più completo della gestione delle risorse idriche in Sicilia.





