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“Che farò senza Euridice, dove andrò senza il mio ben”

venerdì 3 Giugno 2022

Carissimi mi sono dovuto prendere una settimana di pausa in questo periodo pre-elettorale e scrivere più di un editoriale (questo è il terzo), rimasti non pubblicati ovviamente, poiché ero atteso al varco dai miei 24 lettori avvicinandosi il “D-day”.

Andando per strada, da più finestre, dietro le persiane chiuse, ho sentito da più parti la voce di Harold Stevens (il colonnello buonasera) dopo quelle tre note brevi, e una lunga, che mi riportavano all’apertura della Quinta di Beethoven, e che nell’alfabeto Morse, punto punto punto linea, equivalevano alla “V” di Victory (vittoria).

Quanta imprudenza, porta male, abbiate il buon gusto di attendere ancora dieci giorni.

Voi che non siete matematici, non dovete dimenticare che in questi momenti a scegliere delle nostre sorti sarà la gente e che la stessa gente, non sarà obbligata a farlo, (seppur sarebbe un diritto conquistato e a mio parere un dovere).

Ecco che in quel momento qualunque statistica, qualunque raccolta, si allontanerà dalla pura sommatoria algebrica di mani strette e si affiderà, alla consistenza dell’astensionismo, all’eviratore da divano di turno che per far sfregio alla società si taglierà i suoi attributi (spesso unico tesoro custodito) non andando a votare, a suo dire per protestare, perdendo questo momento magico, frutto di tante battaglie, per far sapere come la si pensa.

Aimè caro “evirato”, nessuno si accorgerà della tua rinuncia ad “esser uomo” e alla tua perdita di sangue, poiché “gli assenti hanno sempre torto” ed avrai dato facoltà di parola soltanto ai vincitori che a quel punto avranno il diritto di decidere “i giri” e quanto voler rimanere sulla giostra.

Tutto sembra facile, tutto sembra scritto, ma ripeto non essendo voi matematici non riuscirete a spiegarvi che fine hanno fatto i consensi bulgari dell’ultima volta e senza rispetto per il “re che è ancora vivo” (almeno per qualche giorno) si farà gara a spergiurare, chi senza attendere il “gallo che canti tre volte” chi addirittura “giurando e spergiurando di non essere neanche stati lì”.

Non sei “uomo del mio tempo” sei soltanto “uomo per tutte le stagioni” diversamente cosa ci facevano i tuoi nonni in Piazza Venezia a fuddrarsi e applaudire chi senza neanche essere militare indossava la divisa, mostrando la mascella e tenendo i pugni al fianco? Era mica la speranza di un selfy con la persona famosa? Chi stava sul balcone malgrado l’adulante devoto invitava la piazza alla clack, davanti tutta quella folla, finiva per crederci veramente e a quel punto, una sparata ne tira l’altra ed alla fine di tutto ciò, ecco che il popolo si ritrovava con le “pezze nel culo” e con la sola soddisfazione di cantare …… “ciao, bella!

Lo so, la storia ci regala individui straordinari (poiché fuori dall’ordinario) dei quali ci innamoriamo, poiché sanno adoperare con maestrie le parole della narrazione e ci fanno sognare, ci regalano visioni che poi è naturale si esauriscono come qualunque sigaretta, qualunque spinello, qualunque sbornia di superalcolici e la mattina dopo ci svegliamo con un forte mal di testa ma con l’incoscienza di voler tornare a provarci, quasi come schiavi di una dipendenza e allora avremo tempo di lamentarci e piangere come l’Orfeo di Monteverdi …… “che farò senza Euridice……” poiché anche se, e io ne sono molto dubbioso, riusciste a tornare dall’inferno con le spoglie della “vostra amata”, per favore non voltatevi, malgrado la tentazione sia tanta, non guardatevi alle spalle, tutto passa, ogni cosa ha la sua stagione e se vogliamo risuscitare la nostra amata, lo dovremo fare andando avanti.

Abbiamo fallito in tutto (ci metto abbiamo perché anche se io non ci corpo vengo assimilato al numero statistico globale dell’elettore), non siamo riusciti a sceglierci una classe dirigente giovane che crescendo si rinnovasse in autonomia e invece nei momenti bui, noi popolo di scommettitori clandestini (non scommettitori alla luce del sole), abbiamo puntato su cavalli di ritorno, su stagioni già esauritesi da anni, ci siamo legati spesso a feticci come fanno i credenti che mummificano con la cera i corpi dei santi, pur sapendo razionalmente che dietro a tanta devozione c’era ormai un corpo che nella teca non dà più segni di vita.

E quindi, lo dico anche a Voi, cavalline storne, non state ad “aspettare colui che non ritorna”, buttatevi, rimettetevi in gioco fuori dalle frasi fatte e dagli stereotipi, entusiasmatevi per una nuova stagione che gioco forza dovrà nascere e non venitemi a ripetere il mantra “Palermo è cambiata”, la vostra città ancora oggi dolentemente rimane indietro come infrastrutture e qualità della vita almeno di cinquanta anni in confronto ad una qualunque città che si degni di definirsi europea, di contro “siete voi ad esser cambiati”, “i vostri figli che vanno in giro con gli Erasmus o i viaggi studenteschi e confrontandosi con paesi e giovani di altri contesti, tornano con una voglia di cambiamento, prima che qualcuno li deluda e li faccia scappare”.

Un abbraccio, Epruno.

 

 

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