Condividi
Le reazioni alle dichiarazioni del procuratore

Commissione Antimafia, audizione di de Lucia dopo le parole del ministro Nordio

martedì 28 Luglio 2026
Maurizio De Lucia
Audizione in Commissione nazionale Antimafia del procuratore di Palerrmo Maurizio de Lucia. La seduta si apre delineando il quadro delle indagini sulla mafia dopo la cattura di Matteo Messina Denaro.
De Lucia ha iniziato ricordando la cattura di 18 tra favoreggiatori dell’ex latitante e mafiosi che lo hanno protetto e soprattutto con le inchieste sull’enorme patrimonio accumulato dal padrino trapanese. “Messina Denaro apparteneva a una generazione di uomini di Cosa nostra che hanno un approccio molto evoluto con mondi esterni e una attenzione particolare alla accumulazione di capitali e alla loro redistribuzione nel territorio e altrove”, ha detto, aggiungendo che “ci sono indagini in corso su quantità di denaro enormi” riconducibili al capomafia e ricordando il blitz che, recentemente, ha portato al sequestro, in collaborazione con 7 Stati stranieri, di un patrimonio di 200 milioni. Nell’aggiungere particolari sugli accertamenti in corso de Lucia ha chiesto che l’audizione venga secretata. In apertura di seduta il parlamentare del Pd Giuseppe Provenzano ha espresso solidarietà al capo dei pm dopo le parole del ministro della Giustizia che, a seguito di dichiarazioni del magistrato sulle carceri italiane, lo aveva definito “fuori controllo”.
carcerePoi il focus del procuratore si è spostato sulla questione dei cellulari all’interno dei penitenziari: “Poche ore dopo essere entrati in carcere i mafiosi vengono muniti di apparecchi telefonici. Questa è una situazione che riguarda tutti gli istituti di pena”.
“ll 41 bis si è rivelato uno strumento efficiente, – ha aggiunto de Lucia – ma il vero problema ora è per i soggetti mafiosi che entrano in carcere in alta o media sicurezza perchè non hanno la qualifica di capi. Parliamo di detenuti che vengono immediatamente dotati di telefoni, cosa che consente a Cosa nostra di continuare a comandare”. 
Per il procuratore tale analisi porta a due conseguenze:La custodia cautelare cautela ben poco – ha spiegato – e poi si indebolisce la credibilità dello Stato verso le persone a cui chiediamo collaborazione, come ad esempio le vittime del racket. Quando si sa che chi hai denunciato ordina i danneggiamenti dalla galera è difficile capire l’utilità delle denunce” .
“Quando indaghiamo negli istituti di pena lo facciamo soprattutto con la polizia penitenziaria. Conosco il Corpo di polizia penitenziaria da 36 anni, conosco i pericoli e le difficoltà che corrono in ogni momento della loro vita. Il primo servizio di polizia giudiziaria è proprio quello della penitenziaria a cui riconosco onore e rispetto”, ha concluso il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia nel corso dell’audizione davanti alla commissione nazionale Antimafia dopo le polemiche scatenate dalle parole del ministro Nordio che aveva accusato il capo dei pm di aver delegittimato gli agenti carcerari dichiarando che gli istituti di pena sono sotto il controllo della criminalità organizzata.
Maurizio De Lucia

“Non esiste al momento un vertice unitario di Cosa nostra – ha spiegato de Lucia –  ma un dialogo organizzato tra vari mandamenti. Dal punto di vista orizzontale la mafia continua a funzionare come sempre ha fatto e lo fa per mettere a frutto gli affari secondo una strategia precisa. La mafia pensa di tornare forte con i meccanismi tradizionali e cioè con un esercito e l’esercito si fa con i soldi veloci che vengono dal traffico di droga. I traffici sono organizzati e concordati con la mafia albanese, con la ndrangheta e chi organizza l’esportazione dall’altra parte dell’atlantico. La domanda di droga è molto sostenuta e il mercato in Sicilia lo gestisce Cosa nostra. La mafia è un brand riconosciuto dai grandi cartelli sudamericani”.

“La mia posizione nei confronti dei commercianti vittime di estorsione era molto critica, perché la legislazione a loro tutela era molto efficace ed efficiente, ma quando si apprende che chi viene denunciato ordina attività di danneggiamento dal carcere esattamente come avrebbe potuto fare dall’esterno è chiaro che le vittime si sentano disorientate: è difficile a questo punto spiegare a queste persone l’importanza e l’utilità della denuncia, perché alla capacità dello Stato di ripristinare le attività commerciali danneggiate si contrappone il fatto che gli autori delle estorsioni non interrompano le attività criminali che ponevano in essere prima di finire in carcere” precisa il procuratore capo di Palermo Maurizio De Lucia

“Non sono fenomeni episodici, ma strutturali – prosegue– Ci consentono di comprendere come sta cambiando la strategia di Cosa nostra sul territorio. Da anni siamo abituati a estorsioni ‘gentili’, nelle quali l’organizzazione non manifesta la sua violenza ma si rivolge a soggetti che ne capiscono i codici di linguaggio e pagano: gli ultimi sei mesi sono invece caratterizzati a Palermo da una violenza sproporzionata rispetto a come eravamo abituati, quindi le nostre indagini ci hanno portato a porci il problema sul perché è cambiata la strategia”.

In merito al mercato nero delle armi De Lucia: “Quello che emerge dalle ultime attività di Cosa nostra e dalle conseguenti indagini è che si ripresenta sul territorio palermitano l’uso di armi da guerra: ci sono investigazioni ben avviate ed è piuttosto inquietante osservare come ci siano tracce dell’uso di Ak-47 e rinvenimenti di ordigni esplosivi ad alto potenziale, tutti provenienti dall’area del Salento ma ragionevolmente di importazione dai Balcani. I collaboratori di giustizia ci parlano di interessi verso armamenti molto più sofisticati, che si stanno cercando di reperire sui nuovi mercati. Il conflitto russo-ucraino genera armi di nuova tecnologia, non tutte impiegate per la guerra, e anche lì si crea una sorta di mercato nero che interessa le organizzazioni criminali di tutta Europa compresa Cosa nostra; in tal senso abbiamo segnali del tentativo di acquisto di droni lanciamine, strumenti estremamente sofisticati rispetto ai quali non siamo preparati a difenderci né sappiamo qual è l’uso che ne vogliono fare”.

Che aggiunge: “Un altro segnale della vitalità di Cosa nostra sta nel tentativo di ricostruire un arsenale di qualità: non più armi ordinarie, che tra l’altro reperiamo giornalmente nel territorio, ma armi da guerra e materiale esplosivo di alta qualità. Tutto questo lo individuiamo tanto nel circondario del Palermo quanto in altri territori: quando spara un kalashnikov a Palermo salgono l’attenzione mediatica e il ricordo di episodi del passato, ma ci sono altre parti del territorio del nostro distretto in cui l’uso del kalashnikov è ordinario; ad Agrigento l’uso di queste armi da guerra è abituale e finalizzato a intimidire commercianti. Le nostre indicazioni attuali ci dicono che parte di queste armi provengono dagli acquisti che Cosa nostra distribuisce su tutto il territorio: in questo momento sappiamo della presenza di kalashnikov a Palermo e Agrigento, stiamo indagando sia per trovarli sia per i procedimenti successivi. La situazione di Agrigento presenta una serie di peculiarità che stanno nel fatto che da tempo non si registrano collaboratori di giustizia: se mancano questi manca la capacità di aggiornarsi sull’evoluzione dell’organizzazione mafiosa, ma vuol dire anche che Cosa nostra stessa sta stringendo i ranghi; un’altra problematicità riguarda le forze di polizia concentrate sul contrasto non solo alla mafia, ma anche al traffico clandestino dei migranti che in quel territorio è un problema molto serio e richiede un grande sforzo”.

polizia penitenziaria
foto di repertorio

Sempre sul tema carceri: “Teniamo nelle carceri un sacco di gente che non ci dovrebbe stare, perché la funzione rieducativa della pena non si esercita solo guardando alla detenzione: in carcere vanno tenuti i soggetti veramente pericolosi e quelli che meritano di espiare la pena lì dentro, secondo una valutazione che spetta al legislatore, ma non tutte le pene devono essere di carattere detentivo. Ancora ragioniamo in termini di pena come nell’Ottocento, invece dovremmo iniziare a seguire modalità diverse – prosegue De Lucia -. I reati ostativi hanno certamente senso per terrorismo, mafia e reati sessuali, ne hanno molto meno per gravi delitti di criminalità organizzata e delitti dei colletti bianchi. Siccome c’è anche un problema di risorse, occorre ragionare sul Fondo unico giustizia: è uno strumento importante, ma l’attuale ripartizione va per un terzo al ministero dell’Interno, un terzo a quello della Giustizia e un terzo a quello dell’Economia; questo, soprattutto se si devono fare investimenti sul carcere, andrebbe ripensato almeno per un periodo”.

Che sottolinea ulteriormente: “Un’altra questione di cui prendere atto è che le nostre carceri non possono più funzionare perché sono in centro città e sono antiche: potrebbero servire a tante cose, ma presentano difficoltà a tenerci dentro i detenuti; immaginare una diversa destinazione di queste strutture è importante. Ucciardone, Regina Coeli, San Vittore e Poggioreale sono tutte strutture importanti: servono interventi di lungo periodo, perché un paese moderno ha bisogno di carceri moderne e pene moderne ma anche di guardare ai principi di una Costituzione che rimane modernissima e guarda ai principi di rieducazione e reale effettività delle pene”.

Concludendo il procuratore capo di Palermo, Maurizio De Lucia: “Non abbiamo segnali di una volontà di alzare il livello dello scontro: Cosa nostra ha fatto esperienza di quanto accaduto nel passato, non possiamo sapere come agiranno in futuro ma siamo molto prudenti su qualsiasi previsione e bisogna sempre ragionare pensando al peggio; il potenziale da guerra c’è, il suo utilizzo per ora è limitato agli episodi che abbiamo visto e i nostri sforzi puntano ad abbassarlo. Sono contrario alla creazione di nuovi reati, perché già ne abbiamo abbastanza – aggiunge De Lucia – La nostra legislazione in materia di mafia è molto forte, non credo che un apologeta ne faccia apologia perché c’è un reato in tal senso; sono piuttosto favorevole al raffinamento delle norme vigenti, molte delle quali devono essere probabilmente aggiornate. Dalla fine degli anni ’90 Cosa nostra ha scelto la strategia della sommersione, meno rumore e meno violenza: a volte però ritiene necessario ricordare il suo status e tornare alla violenza, cosa che implica un’attenzione rinnovata da parte dello Stato; senza violenza non esisterebbe più l’organizzazione. Oggi abbiamo una nuova categoria di soggetti a cui guarda con attenzione Cosa nostra: si tratta della dimensione cyber, quindi hacker e figure che sanno investire in bitcoin”.

 

Le reazioni

 

Burrafato: “Le parole di de Lucia sono un riconoscimento per la Polizia penitenziaria”

“Le parole del procuratore della Repubblica di Palermo, Maurizio De Lucia, pronunciate oggi davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, rappresentano un importante riconoscimento al ruolo della Polizia penitenziaria nella lotta alla criminalità organizzata. Donne e uomini che, spesso lontano dai riflettori, operano ogni giorno con professionalità, coraggio e spirito di servizio negli istituti di pena, contribuendo alla difesa della legalità”. Lo dice Totò Burrafato, figlio del maresciallo del Corpo degli agenti di custodia Antonino Burrafato, assassinato dalla mafia nel 1982.
“Per me queste parole hanno un significato ancora più profondo. Mio padre ha sacrificato la propria vita per servire lo Stato e per affermare quei valori che ancora oggi guidano l’operato della Polizia Penitenziaria. A tutti loro dobbiamo rispetto, gratitudine e sostegno”, prosegue.
“È doveroso stringersi attorno al procuratore De Lucia e a tutti i magistrati e investigatori della Procura di Palermo per il prezioso lavoro svolto nel contrastare i tentativi di riorganizzazione dei clan mafiosi e delle organizzazioni para-mafiose. Difendere chi combatte la mafia significa difendere la democrazia”, conclude Burrafato.
“Importante ed esaustiva l’audizione di oggi del procuratore De Lucia in Commissione Antimafia, la cui relazione precisa e puntuale ha avuto il merito non solo di evidenziare i problemi presenti nel sistema carcerario ma di offrire proposte serie e concrete”. Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Raoul Russo, capogruppo nella Commissione Antimafia.
“A lui – aggiunge – va il ringraziamento per quanto sta facendo a Palermo nella guida di una Procura storicamente importante e delicata e nell’azione concreta ed efficace di contrasto alla mafia, che gli ultimi episodi criminali confermano che non va sottovalutata. Da parte sua il governo Meloni fin dal suo insediamento ha cercato di affrontare queste criticità nella consapevolezza che si tratta di problemi che hanno radici lontane nel tempo. In particolare, sul piano della gestione delle carceri e, nello specifico, la disciplina dei circuiti di Alta Sicurezza sono state poste al centro di una decisa strategia di sicurezza nazionale, volta a contrastare con la massima fermezza la criminalità organizzata e il terrorismo”.
“I principali interventi, le direttive operative e le posizioni politiche assunte dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni hanno rappresentano una netta inversione di rotta rispetto ai governi precedenti. Questo, ad esempio, si è tradotto nella chiusura permanente delle celle nei reparti di Alta Sicurezza con il chiaro intento di impedire che i clan mafiosi e camorristici potessero esercitare gerarchie, intimidazioni e riorganizzarsi all’interno delle sezioni degli stessi istituti penitenziari. Così come abbiamo rivisto radicalmente i criteri per l’accesso alle misure alternative o premiali per chi si trova ristretto in questi circuiti di Alta Sicurezza”, continua Russo.
“Anche sul tema del contrasto ai droni e all’utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei detenuti in carcere per comunicare con l’esterno questo governo ha risposto con misure all’altezza con stanziamenti e dotazioni adeguati. Siamo consapevoli che ci sia ancora da lavorare, e le analisi del procuratore rappresentano un punto di riferimento prezioso, ma siamo fieri di quanto abbiamo fatto nel solco del grande insegnamento che con il loro estremo sacrificio ci hanno lasciato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino”, conclude.

Barbagallo (Pd), “Su carceri e armi procuratore de Lucia è chiaro”

 “Le centinaia di telefonini trovati in carcere, oltre 200 tra il 2025 e i primi 6 mesi del 2026; la presenza di armi da guerra nella disponibilità della criminalità organizzata, non solo fucili mitragliatori ma addirittura droni porta mine il cui utilizzo è oscuro ma certamente preoccupante. Sono alcuni degli elementi che quest’oggi il procuratore della Repubblica di Palermo, Maurizio de Lucia, ha riferito in commissione nazionale antimafia e su cui occorre certamente avviare i necessari approfondimenti. Ma l’autorevolezza e la serietà del capo dei pm palermitani è indiscutibile e merita totale attenzione”. Così il segretario del Pd Sicilia e componente della commissione nazionale antimafia, Anthony Barbagallo.

“Ma de Lucia – prosegue – a cui ribadisco la solidarietà per l’attacco scomposto rivoltogli dal ministro Nordio, ha anche sottolineato la necessità di apportare migliorie alla media e alta sicurezza nei penitenziari, che si riverbererebbe anche in un’ottimizzazione del regime 41 bis”.

“Mi sembrano – precisa – osservazioni sensate e basate su elementi investigativi incontrovertibili. E non dunque un attacco alla polizia penitenziaria, che il procuratore di Palermo anzi ha lodato, precisando però che di fronte al sovrannumero della popolazione carceraria gli sforzi della penitenziaria rischiano di essere vani, essendo gli organici insufficienti”.

“Di fronte ai tutto ciò – conclude – anche il ministro Nordio dovrebbe prenderne atto e, oltre a scusarsi con i magistrati palermitani, adottare misure conseguenti a partire dal Dap”.

 

M5s: “De Lucia conferma allarme carceri, Nordio inadeguato lasci l’incarico”

“L’audizione in commissione Antimafia del procuratore di Palermo, De Lucia, conferma la situazione estremamente allarmante ed emergenziale presente nelle carceri italiane. Il capo della procura di Palermo, come già aveva fatto nei giorni scorsi, ha confermato con maggiori dettagli che non solo in Sicilia, ma anche nelle altre carceri italiane i boss mafiosi comunicano regolarmente e comodamente con l’esterno, innanzitutto con l’utilizzo di telefoni che vengono forniti loro appena entrano negli istituti penitenziari. Solo a Palermo ne sono stati trovati 297 in un anno e mezzo. Tutto questo dimostra la assoluta inadeguatezza del ministro Carlo Nordio a ricoprire il suo incarico, dal momento che ha dimostrato di ignorare del tutto questa situazione gravissima, lui che dovrebbe conoscerla meglio di tutti, e che l’ha addirittura negata, accusando il procuratore di Lucia di aver attaccato la polizia penitenziaria”. Lo affermano i parlamentari del M5s della commissione Antimafia.
De Lucia ovviamente non ha attaccato proprio nessuno ma ha evidenziato come al momento la lotta alla mafia sia gravemente monca – continuano – Come ha giustamente osservato, come si fa a chiedere alle vittime del racket di denunciare se poi vedono che i boss da dentro il carcere commissionano le ritorsioni nei confronti delle stesse vittime? Noi lo ringraziamo per la chiarezza e la fermezza delle sue parole ed esprimiamo la nostra solidarietà nei suoi confronti per gli attacchi ricevuti. Per parte nostra, abbiamo recentemente presentato cinque disegni di legge per aggiornare la normativa Antimafia, uno di questi si concentra particolarmente sul rafforzamento del circuito dell’Alta sicurezza che oggi è fuori controllo, sul contrasto, anche tecnologico, ad ogni forma di comunicazione dei detenuti con l’esterno attraverso telefoni cellulari, droni o altri mezzi, nonché sul contrasto all’introduzione di sostanze stupefacenti, denaro e altri oggetti. Il ministro Nordio avrebbe dovuto lasciare il suo incarico già varie volte nel corso della legislatura, anche oggi è un giorno buono per lui affinché lasci il governo e ponga fine a questa disastrosa gestione della Giustizia italiana”.
Conte (M5s):
“Mafiosi e criminali che in carcere vengono in possesso di telefoni per continuare a comandare, “un interesse della mafia verso armi più sofisticate: quelle ad esempio del mercato nero nato con la guerra Russia-Ucraina. Abbiamo segnali di acquisto di droni lanciamine. Sono gravissime le dichiarazioni rilasciate in Commissione Antimafia dal procuratore di Palermo Maurizio De Lucia, che ha sottolineato anche quanto sia devastante un messaggio del genere per i tanti cittadini vittime di racket che alzano la testa e denunciano. Persone che io ho incontrato qualche giorno fa, toccandone con mano difficoltà e preoccupazioni. Se foste il Ministro della Giustizia voi cosa fareste di fronte a tutto questo? Accogliereste questo allarme per interventi immediati e mirati, immagino. Invece Nordio, che probabilmente non conosce bene la situazione delle nostre carceri, nei giorni scorsi ha attaccato in maniera sguaiata e fuoriluogo De Lucia“. Così su Facebook il leader del M5S Giuseppe Conte.
“Non che ci aspettassimo nulla da un governo che ha espresso come sottosegretario alla giustizia con delega alle carceri Delmastro, che ora la maggioranza Meloni scuda per nascondere le chat con un prestanome del clan Seneseprosegue -. Noi abbiamo le idee chiare su come affrontare questo allarme e abbiamo depositato cinque disegni di legge che si occupano anche del ripristino del controllo da parte dello Stato nelle carceri, con importanti accorgimenti per impedire l’uso dei cellulari e dei droni”.
“Dobbiamo accompagnare questo Governo alla porta, cancellare tutti gli obbrobri che hanno messo in campo e dare risposte vere su legalità e sicurezza. Ai cittadini, soprattutto a quelli che sono stati vittime di racket e atti mafiosi, dico di non smettere mai di avere fiducia: le cose si possono cambiare”, conclude Conte.

I sindacati regionali: “Un disastro in Sicilia, chiediamo incontro con De Lucia”

 “Riteniamo necessario chiedere un incontro con i vertici della Procura di Palermo, rispetto a quando emerso negli ultimi a proposito delle situazione delle carceri, con speciale riferimento a quelle siciliane”. Lo dichiarano Dario Quattrocchi (OSAPP) Gioacchino Veneziano (UIL FP Polizia Penitenziaria) Francesco D’Antoni (USPP) Salvatore Turco (FNS CISL SICILIA).
“Visto che il DAP ha ritenuto integrare in Sicilia appena 77 unità di Polizia Penitenziaria a fronte dei quasi 200 pensionati previsti negli anni 2026/2027, che causerà un ulteriore pericolosissimo decremento del già carente organico, incidendo sulla già fragile sicurezza nelle carceri” “al netto delle parole che abbiamo sentito in commissione antimafia – chiosano i sindacalisti regionali della di Osapp- UilFp PolPen – Uspp – Fns Cisl di settore – l’esigua assegnazione di personale è stata denunciata al Vice Capo DAP Massimo Parisi in occasione dell’incontro avvenuto a Palermo il 21 luglio, stigmatizzando la disattenzione del DAP verso la Sicilia, poiché diminuire l’organico significherà peggiorare la sicurezza, oggi a fatica mantenuta da circa 1.250 unità di Polizia Penitenziaria nell’arco delle 24 ore, che devono garantire ordine, sicurezza e trattamento nelle 23 carceri dove sono ristretti oltre 7.200 detenuti, dove si sono registrati 2.362 violazioni di legge, tra violenza, minaccia, resistenza ingiuria e oltraggio a pubblico ufficiale, e altri 249 casi di proteste collettive tra cui anche al rifiuto di rientrare in cella, con una media di oltre 150 operatori di Polizia Penitenziaria feriti, perché aggrediti dai detenuti”
“Ringraziamo il Procuratore De Lucia per le considerazioni espresse nei confronti delle donne e uomini della Polizia Penitenziaria che a conferma degli immani sacrifici che stanno svolgendo, anche nel 2026, effettueranno oltre un milione di ore di straordinario concludono Quattrocchi- Veneziano – D’Antoni – Turco – inoltre, devono fruire oltre 92.000 giornate di congedo arretrato, confermando che la Sicilia viene mortificata a causa di una dotazione organica sbagliata, considerato che la nostra regione risulta avere una capienza di detenuti più alta d’Italia, ma irragionevolmente meno Poliziotti, situazione denunciata più volte mai sanata, fermo restando che abbiamo tra scorte e altri servizi circa 80 unità che risultano in organico ma di fatto non prestano servizio nelle carceri”
IN AGGIORNAMENTO …
Questo articolo fa parte delle categorie:
Condividi
ilSiciliaNews24

Sala d’Ercole approva la rottamazione, Abbate: “Norma importante per le famiglie siciliane” CLICCA PER IL VIDEO

Nel silenzio generale e nell’ondata di disegni di legge a carattere tecnico-finanziario, nella serata di martedì, tra le righe di uno dei tanti testi relativi ai debiti fuori bilancio spicca la rottamazione

BarSicilia

Bar Sicilia, a Ispica la sfida per il futuro passa dal nuovo governo della città CLICCA PER IL VIDEO

Attività produttive, infrastrutture, turismo, programma di interventi per risanare i bilanci del Comune, sono le priorità di questa nuova amministrazione

La Buona Salute

La Buona Salute 63° puntata: Ortopedia oncologica

La 63^ puntata de La Buona Salute è dedicata all’oncologia ortopedica. Abbiamo visitato l’Ospedale Giglio di Cefalù, oggi punto di riferimento nazionale

Oltre il Castello

Castelli di Sicilia: 19 ‘mini guide’ per la sfida del turismo di prossimità CLICCA PER IL VIDEO

Vi abbiamo accompagnato tra le stanze di 19 splendidi Castelli di Sicilia alla scoperta delle bellezze dei territori siciliani. Un viaggio indimenticabile attraverso la storia, la cultura, l’enogastronomia e l’economia locale, raccontata dai protagonisti di queste realtà straordinarie.

ilSicilia.it