Il Palermo soffia le candeline e scarta il miglior regalo di compleanno possibile: 3 preziosissimi punti, che fanno lievitare il già gonfio bottino a 26 punti in classifica. A festeggiare i 126 anni allo stadio 28.917 tifosi rosanero.
Termina 3-1 la decima giornata di campionato contro il Vicenza di Fabio Gallo. Alla rete di Brighenti, rispondono Johnsen e la doppietta di Vavassori, vero e proprio incubo della difesa biancorossa. In un turno dove tutte le dirette avversarie, Modena, Ascoli e Mantova, rallentano, trovando per strada un solo punto, la compagine di Pippo Inzaghi non cede il passo e ritrova la vittoria, confermando la striscia di successi casalinghi.
Dopo il turn over e gli esperimenti nel big match contro il Pisa, la formazione rosanero torna alla formazione tipo, dovendo comunque fare i conti con gli infortuni, rimediati in Toscana, di Bani, risentimento muscolare, Pierozzi, lussazione della spalla, oltre allo stop di Palumbo. Perin tra i pali, in difesa Cassandro, Peda, Ceccaroni e Augello. La fascia da capitano è così affidata a Segre, nuovamente dal primo minuto in coppia con Ranocchia. In attacco il tridente Johnsen–Hernani–Vavassori alle spalle di Pohjanpalo.
La partenza è una doccia fredda. Come contro la compagine di Bianco, il Palermo si rivela fragile e disattento in occasione dei calci piazzati. Il primo corner della gara è fatale. La palla taglia e attraversa tutta l’area, Perin resta piantato sulla linea di porta, mentre Brighenti è libero e indisturbato in area, a due passi dalla rete: 0-1.
Tanto possesso palla, ma poca concretezza. La reazione è quella giusta, ma gli uomini di Inzaghi peccano di cattiveria. Giornata sottotono in mediana per Segre e Ranocchia. I due cuori pulsanti del centrocampo spendono parecchie energie, corrono, lottano, ma sono autori anche di tanti errori, complice anche la velocità e l’agonismo degli ospiti. Palle velenose perse che innescano le ripartenze dei veneti, tutti tentativi fermati sul nascere per scarsa lucidità e incisività e che non impensieriscono più di tanto la retroguardia rosanero. I padroni di casa spingono e scommettono tutto sulla corsia mancina, sfruttando l’esperienza di Augello e l’agilità di Johnsen. Le conseguenze? Gioco prevedibile e di semplice lettura. A questo si aggiunge, nella prima mezz’ora, anche la difficoltà nel calibrare i cross.
Nonostante la predominanza e la densità in campo, è il Vicenza ad accarezzare il raddoppio. Pietrelli sulla corsia mancina supera la doppia marcatura di Augello e Hernani, ma il tiro viene prontamente respinto da Perin con i piedi. I rosa finalmente si svegliano e premono il piede sull’acceleratore. Il primo sprint sulla fascia destra è efficace. Al trentasettesimo la parabola telecomandata di Ranocchia raggiunge i piedi di Johnsen, che a pochi centimetri non sbaglia. Il norvegese, però, è in posizione irregolare e il gol è annullato. Quattro minuti più tardi c’è ancora lo zampino del numero 10, con un destro a giro che, però non inquadra lo specchio della porta. Il pareggio è nell’aria e al quarantaquattresimo il numero 17 si riscatta. Il suo velo per Pohjanpalo lancia Vavassori in porta, ma l’ex Atalanta è sfortunato. Costa e Bellemo alzano il muro, ma Gagno non può nulla contro l’ultima ribattuta di Johnsen: 1-1. C’è poco tempo per esultare, subito palla al centro e i due minuti di recupero sono ad alta intensità, con gli animi che si infiammano.
Al rientro dagli spogliatoi i siciliani proseguono a testa alta il pressing condotto nel corso del primo tempo. A chiamare alla carica ci pensa Pohjanpalo. La rimonta è servita al cinquantatreesimo. Da una situazione si svantaggio il quadro si capovolge. Il bomber finlandese e Segre azionano il contropiede. Il numero 8 è un treno inarrestabile in mezzo al campo. A ridosso dell’area di rigore l’apertura per Vavassori si rivela la scelta più logica e naturale. A tu per tu con l’estremo difensore biancorosso il giovane classe 2005 non si lascia incantare: 2-1. Ed è ancora lui, pochi secondi dopo e tentare il tris di serata, su suggerimento di Ranocchia. Questa volta, però, la copertura difensiva è efficace e il diagonale sfila sul fondo.
Al sessantottesimo è ora di riprendere fiato: fuori Pohjanpalo, Segre e Ranocchia, dentro Gabrielloni, Estevez e Mazzitelli. Dopo i primi sussulti nei primi dieci minuti, la formazione di Gallo abbassa i ritmi e i padroni di casa straripano, sprecando chiare e limpide occasioni per chiudere definitivamente la sfida. Johnsen serve Vavassori, bravo a tagliare in due la difesa dei veneti e deludente nella conclusione, sparando alto sopra la traversa un vero e proprio rigore in movimento. I due attaccanti poco dopo si scambiano il favore, ma l’incrocio del norvegese è lontano dallo specchio della porta e sfila sul fondo.
Inzaghi cambia modulo ad una decina di minuti dal termine. L’intento è compattare la squadra tra le linee e limitare le incursioni degli ospiti, nonostante non siano più frizzanti e fresche come in avvio della seconda frazione. Al settantacinquesimo arriva il momento di Gomes per Hernani e tre minuti dopo Inzaghi impiega anche l’ultimo slot per l’ingresso Magnani al posto di Johnsen. All’ottantacinquesimo il sigillo di Vavassori. Il numero 9 diventa l’incubo della retroguardia biancorossa e con una giocata da fuoriclasse lascia alle spalle gli avversari. Il destro a giro è imprendibile per Gagno: 3-1. Nel corso dei tre minuti di recupero è Cassandro ad accarezzare il poker, ma è troppo tardi e al Barbera termina 3-1.



