Nuova gestione per gli amici a quattro zampe del capoluogo siciliano. Il Comune di Palermo ha affidato il servizio di custodia, cura e mantenimento dei cani al momento ospitati presso strutture private. A metterlo nero su biano definitivamente è una determina dirigenziale del 31 marzo firmata dalla dirigente Marina Pennisi. Ad aggiudicarsi il servizio è stato un raggruppamento di imprese denominato RTI Arca di Noè. Si tratta dell’insieme di tre società a responsabilità limitata (Macaluso Srl, Arca di Noè Srl e Il Rifugio di Concetta Srls). L’operazione costerà circa 1,5 milioni di euro, con un ribasso a basta d’asta di circa il 2%.
Il bando contestato in Consiglio Comunale
Il bando era stato indetto a fine dicembre, in corrispondenza della scadenza del precedente affidamento. Una scelta, quella dell’assessore Fabrizio Ferrandelli e dei suoi uffici, che non è stata gradita dal mondo delle opposizioni. Il caso sul bando in questione, infatti, si era accesso durante l’ultima audizione dell’esponente di Lavoriamo Per Palermo in Consiglio Comunale. Fra gli animi più infuocati c’era quello dell’esponente di “Oso” Giulia Argiroffi, la quale si focalizzò sull’importo economico del ribasso. “Chi in questo momento si occupa dei nostri cani, si è unito in una ATI ed ha presentato un ribasso ridicolo del 2%. In che modo l’Amministrazione ha provato ad impedire che tutto questo si verificasse?“
Avrebbe preferito una soluzione diversa anche la capogruppo del M5S Concetta Amella, la quale ribadisce oggi il concetto ai microfoni de ilSicilia.it. “Palermo, attualmente ospitati presso strutture private: una procedura dal valore di 1,5 milioni di euro. Una cifra rilevante che avrebbe meritato ben altre riflessioni e una visione più lungimirante. Ci chiediamo, ad esempio, come sia possibile continuare a investire su una struttura vetusta e peraltro esposta a rischio idrogeologico come l’attuale canile municipale, quando si sarebbe potuto programmare la realizzazione di un nuovo impianto, moderno e adeguato agli standard di benessere animale. Ancora più discutibile appare la scelta di consentire lo svolgimento del servizio su tutto il territorio regionale: una decisione che rischia di trasformare gli animali in “pacchi”, complicando al contempo le attività di controllo e vigilanza“.
“Preoccupa, inoltre, il ricorso al criterio del massimo ribasso – aggiunge Amella -. Risparmiare sui costi non può e non deve tradursi in una compressione della qualità del servizio, soprattutto quando si tratta di animali spesso fragili, con problematiche sanitarie o comportamentali che richiedono attenzione, professionalità e continuità assistenziale. Ci auguriamo che queste criticità non trovino riscontro nella gestione concreta del servizio e, soprattutto, che l’Amministrazione comunale e la maggioranza dimostrino ben altro approccio nella prossima delibera sul benessere animale, mettendo al centro scelte coraggiose, strutturali e realmente orientate alla tutela degli animali e della collettività”.





