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Coronavirus, certificati mancanti e il ruolo delle società private: il caso della Piscina Comunale di Palermo

domenica 1 Novembre 2020

Storie di coronavirus, certificati mancanti e il ruolo delle società private nella gestione dell’impianto: la piscina comunale di Palermo continua a far parlare di sé.

L’impianto del capoluogo siciliano è stato chiuso il 21 ottobre scorso, dopo un’ispezione della Guardia di finanza per verificare lo stato dei luoghi che ha riscontrato la mancanza della certificazione relativa alla qualità dell’acqua.

Il DPCM del 17 maggio 2020, ovvero il dispositivo che oggi regola la vita nelle piscine ai tempi del covid-19, richiama la normativa prevista dalla Conferenza Stato-Regioni nel 2003, che impone tutta una serie di regole da rispettare.

Fra queste, quelle relative alla qualità dell’acqua, che sono state alla base della chiusura. Secondo la legge, la certificazione deve essere obbligatoriamente rinnovata ogni mese, salvo addirittura tempi più stretti in caso di necessità impellenti. Ma nell’impianto del capoluogo siciliano l’ultimo certificato risale addirittura a giugno 2020. Alla base del mancato rinnovo sembrerebbero esserci motivi economici, come spiega il capo impianto del Comune di Palermo Sergio Sparacio in suo post sui social.

Un equilibrio reso ancora più precario proprio dagli sviluppi dell’emergenza covid-19, che stanno portando il Governo Conte verso ulteriori restrizioni.

L’INTERROGAZIONE DI GIULIA ARGIROFFI (OSO)

La chiusura arriva a complicare il quadro di un impianto già non messo molto bene. Le corsie dedicate al pubblico sono ulteriormente diminuite negli anni, lasciandone agli amatori soltanto due, le più laterali. Come scritto inoltre in una relazione del 2017 dalla consigliera Giulia Argiroffi, vi sono soltanto tre operatori dediti a pulire gli spogliatoi, un numero insufficiente vista l’utenza e le necessità dell’impianto.

Giulia Argiroffi
Giulia Argiroffi

Ed è proprio la rappresentante del gruppo “Oso” a puntare il dito contro la gestione dell’impianto.

Perchè il capo area del Comune si occupa del bilancio della piscina comunale? Perché, soprattutto, chiede aiuto ai privati, quando il suo riferimento numero uno dovrebbe essere la pubblica amministrazione? Ma in tutto questo qual è il ruolo dell’assessore Petralia?“.

La certificazione delle acque va fatta mensilmente e l’ultima risale al giugno scorso. Una gestione seria di servizio pubblico, davanti all’assenza di certificazioni igienico sanitarie, dovute a qualsiasi causa, chiude, non fa finta di nulla. Il dubbio è che la mancanza di certificazione sia stata tenuta nascosta per agevolare le società private che hanno priorità assoluta sull’utilizzo della struttura davanti ai cittadini fortemente svantaggiati da anni nell’accesso libero al servizio pubblico“.

LA GESTIONE DELL’EMERGENZA CORONAVIRUS

Il riferimento al quale Argiroffi si rifà nell’interrogazione è il match di Coppa Italia di pallanuoto giocato tra il 25 e il 26 settembre scorsi proprio nell’impianto cittadino, dopo che era stato registrato un caso di covid-19 nella società sportiva “Acquademia” il 18 settembre.

Petralia insieme ai giocatori del Telimar

Come riportato nell’interrogazione presentata il 5 ottobre dalla stessa Argiroffi e dall’altro consigliere di Oso, Ugo Forello, la comunicazione agli addetti ai lavori sarebbe stata data soltanto alle 21.30 del 27 settembre.

Inoltre – si chiedono i due consiglieri nell’interrogazione -“quali precauzioni siano state prese prima e dopo l’evento di Coppa Italia di venerdì 25 e sabato 26 settembre scorsi, con particolare riferiranno al comportamento inspiegabile dell’assessore del Comune di Palermo, Suo delegato, Paolo Petralia Camassa e soprattutto alla luce della confermata positività di 3 componenti della squadra?“.

In questo caso, l’accenno alla foto che vede immortalato proprio Petralia insieme al gruppo-squadra del Telimar, privo di mascherina e con il mancato rispetto della distanza di sicurezza.

LA PUBBLICITÀ DELLE SOCIETÀ PRIVATE

Giulia Argiroffi si sofferma inoltre su un altro tema molto caldo, quello della pubblicità all’interno dell’impianto.

Esistono permessi e relativa regolamentazione per l’uso a fini pubblicitari di spazi pubblici? Perché si tratta dì superfici estese ed assolutamente protagoniste sulla quali aspettiamo rassicurazioni“.

Stessi dubbi che nascono sui ritardi nella chiusura per covid della piscina che nonostante casi accertati prima di alcune partite si sia chiuso dopo, sottoponendo a grave rischio molti atleti e fruitori, per questo è stata presentata una interrogazione che vuole approfondire il tema“.

A specifica domanda sull’argomento, il presidente del Telimar Marcello Giliberti ha così replicato sull’argomento.

La prima domanda deve farla al Comune. In merito alla seconda, TeLiMar paga alla Società SPACE, gli spazi pubblicitari di cui dispone all’interno della Piscina Olimpica Comunale“.

L’INTERROGAZIONE DI VIVIANA LO MONACO (M5S)

Ma ad instillare ulteriori dubbi sulla gestione della piscina comunale, è arrivata una seconda interrogazione a firma del gruppo del Movimento 5 Stelle.  Ed è proprio Viviana Lo Monaco, membro della commissione Sport del Comune di Palermo, che ha commentato la situazione.

Viviana Lo Monaco

La vicenda della chiusura della Piscina comunale per mancato rispetto delle norme anti-covid è di una gravità estrema. Non possiamo più tollerare la totale approssimazione con cui si continua a non-gestire i beni comuni, soprattutto in un periodo di emergenza sanitaria e anche economica”.

Stavolta in gioco non c’è solo il legittimo diritto allo sport dei palermitani. Ma soprattutto la salute dei cittadini e il cattivo esempio da parte dell’Amministrazione pubblica di un capoluogo di regione che potrebbe fare da eco e indurre i superiori organi di governo a prevedere misure di contenimento ancora più rigide, a fronte di quelle disattese“.

L’ATTACCO DI FABRIZIO FERRANDELLI (PIÙ EUROPA)

Sempre sul tema in oggetto, è intervenuto anche il consigliere comunale Fabrizio Ferrandelli. Il rappresentante di Più Europa che si scagliato contro l’amministrazione comunale, denunciando una mancanza di fondi atavica per l’impianto palermitano.

Fabrizio Ferrandelli

Sulla piscina comunale il punto di vista è molto complesso”, sottolinea il consigliere.

“Tutto però dipende da uno stanziamento economico adeguato che l’amministrazione non ha messo in campo negli anni. Ad iniziare dalle condizioni lavorative degli assistenti bagnanti ed al loro contratto lavorativo che, essendo un part-time, è troppo restrittivo e necessiterebbe quindi di un implementazione e di una fascia oraria a copertura totale e a quel punto disposizione economico e consentiranno di attuare tutte le misure di sicurezza. Però, dopo 9 anni, dubito che l’amministrazione Orlando possa dimostrare attenzione sul tema”.

LE DIFFICOLTÀ PER LE SOCIETÀ SPORTIVE

Se per gli amatori usufruire dell’impianto, fra chiusure dettate dal covid e limitazioni dettate da malfunzionamenti, è diventata una via crucis, per le società sportive la situazione è nettamente peggiore.

Con i campionati attualmente in corso e con una carenza di sponsor dettata dall’emergenza covid-19, sostenere uno stato di cose simile è davvero dura.

IL PARERE DI ANTONIO COGLITORE (WATERPOLO)

Intervenuto ai nostri microfoni, il consigliere Fin Antonio Coglitore ha così commentato la situazione dell’impianto palermitano.

Sulla mancanza di fondi, l’esponente di Waterpolo che “è un fatto cronico. Per ogni problema, anche minimo, della piscina comunale si pongono due tipi di problemi: uno amministrativo, dettato dalle gare d’appalto, e uno economico”.

“La piscina è chiusa per due motivi: in primo luogo per la mancanza del certificato della qualità delle acque e in secondo luogo per la situazione della vasca scoperta. Vi sono infatti due scambiatori rotti, ovvero quelle componenti che servono a riscaldare l’acqua. La norma prevede un minimo di 26 gradi e l’impianto non andava oltre i 24, il che ha determinato immediatamente la chiusure.

Su ciò, tutti i passaggi interni con AMG Gas erano stati fatti mesi se non anni fa. Da quello che mi risulta, sembra che finalmente l’impegno di spesa (intorno agli 8.000 euro) è stato fatto e che i pezzi sono stati ordinati, anche se purtroppo non sono disponibili in Italia. Per quello che so, entro giorno 8 questi pezzi dovrebbero arrivare. Dopo di che la ditta del Comune potrà mettersi al lavoro. Se Conte non ci chiude, la vasca scoperta dovrebbe riaprire entro 10 giorni”.

Relativamente alla battaglia, condotta da alcune famiglie di atleti sul ponte, Coglitore è deciso: “è il peggio che possa avvenire alla piscina comunale. E’ un investimento enorme, specialmente in un momento in cui mancano soldi per il personale e per gli strumenti di base. Ma è giusto che i cittadini debbano sopportare un costo simile?”.

L’OPINIONE DI LINO MESI (TELIMAR)

Sullo stato della piscina comunale è intervenuto anche Lino Mesi, direttore sportivo della Telimar.

Elementi per potere dare una data precisa per la riapertura al momento non ce ne sono. Di sicuro il problema non è legato all’emergenza covid-19, ma a mancanze dell’impianto. L’acqua in piscina, essendo trattata con le apparecchiature, è comunque a posto. Poi che possa essere sorto un problema a causa del certificato, ci sta“.

In merito alle parole di Giulia Argiroffi relativamente alla condotta del capo impianto Sparacio, il consigliere FIN spiega così la situazione.

Il lavoro del professore Sparacio è un lavoro che va oltre l’immaginabile. E’ encomiabile per come prova a tenere aperto l’impianto nelle migliori condizioni possibili. Dopo di che, a volte ci possono essere dei problemi contingenti di cassa, di cui il comune soffre atavicamente. Considerate le partite di entrate e uscite che ci sono con le società, si è cercato di mettere in piedi un meccanismo per il quale, a fronte di un’esigenza immediata, le società possano occuparsi di alcune voci di spesa che poi sarebbero state compensate con gli spazi acqua che dovevano andare a pagare. In realtà questo meccanismo non si è mai innescato, anche se sarebbe oggettivamente una comidità. Ma a causa dei vincoli contabili non si è mai potuto attuare. Quello del dottor Sparacio è stato l’ennesimo tentativo di stimolare questo tipo di soluzione, che purtroppo non trova un riscontro concreto“.

Sulle considerazioni della consigliera Lo Monaco sull’operato di Petralia, Mesi dichiara quanto segue: “Non ho memoria recente di un assessore così presente, competente, che si interfaccia in tempo reale con le società. E’ un ragazzo giovane, ma che cerca di fare il massimo. Poi rimane un assessore, ma il suo approccio è eccellente“.

 

 

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