La Corte di Appello di Palermo ha assolto la dirigente regionale Silvia Coscienza, difesa dall’avvocato Roberto Mangano, dal reato di peculato per cui era stata condannata in primo grado a 3 anni di reclusione con confisca per diverse migliaia di euro.
La vicenda riguarda le indennità corrisposte ai dirigenti regionali per incarichi aggiuntivi che, secondo il principio di onnicomprensività, non possono essere incamerate, ma devono essere versate in un apposito capitolo del bilancio regionale.
In particolare si contestava all’imputata di essersi appropriata, nella qualità di commissario straordinario dell’ATO TP2 – Belice Ambiente S.p.A., e quindi di pubblico ufficiale, della somma complessiva di 39.195,00 euro a titolo di indennità, somma che, invece, in ossequio al principio di onnicomprensività, avrebbe dovuto versare in entrata al bilancio della Regione Siciliana in quanto dirigente dell’amministrazione regionale.
“La difesa, invece, ha dimostrato – dice il legale – che l’imputata ha agito in buona fede, spiegando il particolare periodo storico in cui ha operato, caratterizzato sia da un caos interpretativo della normativa che dall’adozione di provvedimenti di nomina redatti con una tecnica idonea a confondere il dirigente sull’effettivo diritto ad incamerare le somme corrisposte a titolo di indennità”.





