Recensione di Pasquale Hamel

Il merito principale de La cultura di destra non esiste (Edizioni Serradifalco) di Giampiero Cannella è quello di affrontare una delle grandi rimozioni della cultura italiana: l’idea, ancora oggi largamente diffusa, che la destra possa essere letta quasi esclusivamente attraverso la categoria del fascismo. È un riflesso condizionato che continua a influenzare il dibattito pubblico e che impedisce di cogliere la profondità storica e filosofica del pensiero conservatore.
Il libro, costruito come un brillante dialogo con Danilo Maniscalco, le cui domande sono brevi, incalzanti e sempre pertinenti, evita il tono del pamphlet per assumere quello della storia delle idee. Cannella non propone una riabilitazione politica della destra, ma una ricostruzione culturale della sua genealogia.
Il punto di partenza è Edmund Burke, il grande critico della Rivoluzione francese e padre del conservatorismo moderno. È con Burke che nasce una concezione della politica fondata sulla continuità della storia, sul valore della tradizione, sul limite del potere e sulla diffidenza verso ogni progetto di rifondazione radicale della società. Una tradizione che non ha nulla a che vedere con il fascismo e che, anzi, lo precede di oltre un secolo.
Da Burke il percorso conduce a Tocqueville e Chateaubriand e, in Italia, a Rosmini e Gioberti, fino a D’Annunzio, Pirandello, Gentile e Del Noce. Figure diversissime, spesso non riconducibili a un’unica appartenenza politica, ma accomunate dall’idea che la cultura non possa essere ridotta all’ideologia.
È proprio qui che Cannella individua l’anomalia italiana. Mentre nel resto d’Europa il conservatorismo è considerato una delle grandi tradizioni del pensiero moderno, nel nostro Paese il pregiudizio antifascista ha spesso finito per trasformarsi in un pregiudizio antidestra, fino a identificare due realtà storicamente e concettualmente distinte. Il risultato è stato un impoverimento del dibattito culturale e una sostanziale rimozione di un’intera tradizione intellettuale.
Più che un libro sulla destra, La cultura di destra non esiste è dunque un libro sul pluralismo della cultura. Cannella invita il lettore a liberarsi delle categorie novecentesche e a tornare alla storia delle idee, ricordando che una democrazia matura non teme il confronto tra tradizioni culturali diverse, ma si impoverisce quando una di esse viene esclusa in forza di un pregiudizio che continua, ancora oggi, a identificare la destra con il fascismo. È questa la provocazione più intelligente e, probabilmente, il contributo più duraturo del libro.





