L’infuocata settimana del centrodestra si accinge al termine, pronto a ricaricare le pile e riacquistare le energie in vista degli ultimi giorni di aprile che potrebbero rivelarsi un vero e proprio crocevia per il futuro della politica siciliana. Il tempo per rinfrescare le idee sarà breve e anche questa volta l’assoluto protagonista sarà Fratelli d’Italia. Ma non solo. Il rinvio a giudizio dell’assessore al Turismo Elvira Amata ha riaperto lo squarcio del rimpasto in giunta, annunciato ormai quattro mesi fa dal presidente della Regione Renato Schifani, ma ad oggi mai portato a compimento. Una risposta potrebbe arrivare nei prossimi giorni.
Meloni e Donzelli a Enna: i punti all’ordine del giorno
Appuntamento lunedì 27, alle ore 17:00, a Enna, presso l’Hotel Federico II. Una scelta non a caso. Arianna Meloni e il coordinatore nazionale Giovanni Donzelli, con il commissario regionale Luca Sbardella, raduneranno tutti gli eletti, dai consiglieri comunali ai deputati nazionali, nel cuore della Sicilia. Città che, inoltre, sarà chiamata alle urne esattamente tra un mese, insieme ad altri 70 Comuni siciliani. Enna rappresenta anche un altra matassa ingarbugliata per il centrodestra. Il candidato sindaco sarà Ezio De Rose, medico e già presidente del consiglio comunale, ma il suo nome non sarà unitario, spaccando letteralmente in due la coalizione, così come ad Agrigento: FdI, FI, Mpa-Grande Sud e NM da un lato; Lega e DC dall’altro.
Primo punto all’ordine del giorno sarà così il coordinamento e il radicamento territoriale. Un campanellino d’allarme risuonato subito dopo il referendum sulla giustizia, dove il “no” ha trionfato. Una sberla per il fronte del “sì”, soprattutto in Sicilia, dove il divario è stato netto, con il “no” ben oltre il 60%. Poi lo “shock” dei sondaggi nazionali, con Fratelli d’Italia sceso dopo mesi sotto la soglia 30%. L’obiettivo è ripartire dalle basi e avviare un ragionamento che prenda il via già con le prossime comunali, ma soprattutto in vista delle regionali e delle nazionali nel 2027. I vertici nazionali non sarebbero per nulla soddisfatti delle performance del partito fuori dalla Penisola e così Meloni e Donzelli, dopo il Piemonte, proseguiranno il tour di monitoraggio nell’Isola. Un focus particolare sarà diretto alla capacità da parte del partito di affondare le proprie radici nel territorio, considerando comunque un quadro regionale totalmente differente da quello nazionale, tra realtà sempreverdi, come Forza Italia, e quelle che non sfondano oltrepassato lo Stretto, come la Democrazia Cristiana, l’Mpa o Sud chiama Nord. Da cosa si dovrà ripartire? Voci di rilievo e di spessore tra le file dei meloniani rivolgono lo sguardo verso Palazzo d’Orleans e puntano il dito contro la “marginalità” regionale, la “scarsa capacità di farsi rispettare” e la “forte ostilità da parte del presidente Schifani“.
Dal terremoto territoriale a quello politico
Big di partito che dovranno fare i conti anche con il “caso Amata”. Già, perché il terremoto è stato territoriale, ma ha registrato una magnitudo superiore in campo politico. Non sarà il primo punto in agenda, ma per situazioni logistiche ed anche temporali il rinvio a giudizio dell’assessore al Turismo arriverà certamente tra i banchi di Enna. “Non è la sede opportuna” hanno ribadito da FdI, ma la deadline espressa da Schifani impone una riflessione.
Rimpasto sì o rimpasto no? Secondo indiscrezioni, i meloniani difficilmente cederanno il passo. La volontà sarebbe quella di proseguire la legislatura senza dover “sacrificare” Amata, né altri pezzi del partito. Ma c’è anche chi farebbe un ragionamento più ampio legato alle tempistiche e all’effettiva necessità o volontà di mescolare le carte, non ritenendo poi così appetibile mettersi alla guida di un assessorato a poco meno di anno dalla scadenza naturale del mandato quinquennale. Il clima di tensione che ha caratterizzato la vita della vigente legislatura, alimentato dalle varie vicende giudiziarie che a giro hanno toccato ogni gruppo della coalizione, non è certamente d’aiuto e nemmeno invitante. Poi c’è chi reclama un pari trattamento, tirando in ballo altri esempi, come Luca Sammartino, vicepresidente e assessore all’Agricoltura, uscito e rientrato nella squadra di governo nonostante l’indagine per corruzione, come Amata, da parte della procura di Catania.
Adesso, però, il governatore azzurro avrebbe fretta. Dal primo maggio, in assenza del rendiconto 2025 in fase di stesura, scatterà il blocco della spesa per le assunzioni di consulenti ed esterni. Attendere altro tempo per il riassetto significherebbe che i nuovi assessori, nominati fuori tempo massimo, non potranno costituire gli uffici di gabinetto e le segreterie particolari per lo svolgimento delle normali funzioni amministrative.Proprio ieri, in visita a Niscemi, ha punzecchiato gli alleati: “È arrivato il tempo di accelerare sul rimpasto del mio governo, ma senza polemiche e in condivisione. Non mi interessa rispondere alle battute e alle polemiche di altri. I miei interlocutori sono i siciliani. I nomi? Tutto avverrà con la giusta riservatezza e li comunicheremo“.
L’ipotesi più concreta, però, ad oggi resta quella relativa all’occupazione delle due caselle vuote. Senza padroni ormai da quasi sei mesi, le deleghe alla Famiglia e al Lavoro e agli Enti locali sono ad interim nelle mani del presidente della Regione. Le interlocuzioni sono diventate sempre più intense dalla nomina dei tre commissari straordinari (Salvatore Cascio, Fabio Meli e Carmelo Sgroi), ma lo stallo resta. Un assessorato dovrebbe sancire il rientro in giunta dei democristiani, l’altro potrebbe accontentare l’Mpa di Raffaele Lombardo. I nomi continuano a circolare e ad alimentare i gossip è anche e soprattutto la nomina di sottosegretario alla Cultura di Giampiero Cannella. L’ex coordinatore regionale di FdI per la Sicilia Occidentale ha salutato il Comune di Palermo lasciando vacanti due caselle, l’assessorato e quella da vicesindaco. I meloniani dovrebbero sciogliere le riserve a breve. Un valzer che vede coinvolto sul piano regionale anche l’assessore ai Beni Culturali Francesco Paolo Scarpinato, che al contempo guarderebbe con interesse lo “switch”, chiacchierato da mesi, con la senatrice Ella Bucalo. La scintilla che potrebbe così accendere definitivamente la miccia verso il rimpasto alla Regione.




