Il Governo di Liberazione di espande a macchia d’olio. Si allunga la lista dei pionieri del progetto messo in piedi da Cateno De Luca, oggi i conferenza stampa all’Ars affiancato dal coordinatore regionale di Sud chiama Nord Danilo Lo Giudice, a cui si sono aggiunte altre due figure di spicco: Totò Lentini e Marco Forzese.
“Una marcia in più per Palermo” prende forma e le elezioni amministrative, ma anche regionali, sono all’orizzonte. Nella giornata di ieri non è passato inosservato il passo in avanti della deputata nazionale di Fratelli d’Italia Carolina Varchi. “Avevamo ragione, lo sapevamo“. Ha spiegato il leader di Sud chiama Nord, che ha aggiunto: “L’intervento di Carolina Varchi conferma che bisogna andare oltre Lagalla. L’ho ringraziata perché si apre oggi un confronto che, al di là dei personalismi, deve portare ad una progettualità della quale abbiamo già parlato e che porta anche a definire un percorso legislativo per Palermo“.
A fare rumore è anche l’ingresso di Totò Lentini, protagonista in queste ultime ore di uno scontro con il primo cittadino del capoluogo siciliano, Roberto Lagalla, a cui sono seguite le dimissioni da amministratore unico di Palermo Energia, subito dopo la bocciatura del bilancio: “Con Lentini ci conosciamo dal 2006. Abbiamo fondato insieme l’Mpa – ha dichiarato De Luca – siamo stati colleghi e ha rappresentato un pezzo della politica palermitana e anche una politica eccessivamente genuina, poi vittima dai giochi di certi salotti e su questo ha avuto sempre la mia considerazione e solidarietà. E’ importante la condivisione con Lentini per una progettualità che cambierà gli equilibri non solo a Palermo, ma è ovvio che si inserisce in una strategia regionale che ci vede protagonisti anche per le amministrative di Palermo“.
Terminano così le interlocuzioni con il campo largo? “Più indizi non fanno una prova. Stiamo sfidando tutte le forze politiche sul merito delle nostre proposte. Il fronte esclusivo è solo quello nazionale perché in ambito regionale già abbiamo detto che non ci sono gli interlocutori che hanno titolo per definire una strategia di alleanze per il prossimo governo della Sicilia“.
De Luca ha chiuso la conferenza stampa all’Ars illustrando due possibili scenari: se Schifani dovesse accettare la posizione di semplice componente del Csm dovrà dimettersi entro la fine dell’anno, spianando la strada verso le regionali che potrebbero così svolgersi tra fine febbraio e marzo; nel caso contrario si andrà a scadenza naturale nel mese settembre.




