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Approfondimento del "Rapporto sulla sicurezza 2026"

“Governare il cambiamento”, l’alba dell’era quantistica: la nuova frontiera per l’economia e l’intelligence italiana

lunedì 9 Marzo 2026
Mappa del supercalcolo in Italia (fonte: ICSC)

In questo approfondimento dell’analisi dell’ultimo rapporto ufficiale curato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica, a fine febbraio 2026, dedica una parte specificatamente allo sviluppo del mondo quantistico e degli impatti anche sulla sicurezza nazionale. Una novità assoluta nel tema dell’intelligence nazionale portata all’attenzione pubblica.

 

Il primo computer quantistico italiano a superconduttori creato nel 2024: un computer a 24 qubit

Il documento scatta una fotografia nitida di quella che viene definita la “prossima grande discontinuità” tecnologica: l’avvento dei sistemi quantistici. Non si tratta solo di computer più veloci, ma di un cambio di paradigma che influenzerà il modo in cui proteggiamo i nostri segreti, navighiamo nello spazio e competiamo sui mercati globali.

L’articolo che segue esplora come l’Italia e l’Europa si posizionano in questa scacchiera mondiale, dove la capacità di calcolo diventa, a tutti gli effetti, una questione di sovranità e sicurezza dello Stato.

 

Le tre strade della rivoluzione quantistica

Per decifrare il mondo quantistico dobbiamo immaginare tre grandi binari su cui viaggia l’innovazione globale.

Il primo, e forse il più celebre, è il Calcolo Quantistico (Quantum Computing). La differenza con l’informatica tradizionale è radicale: se un computer classico risolve un labirinto provando una strada alla volta, un sistema quantistico agisce come se potesse percorrerle tutte simultaneamente. Questa proprietà, derivata dalla meccanica quantistica, permette di processare una mole di dati ed esplorare un numero di soluzioni esponenzialmente superiore ai sistemi convenzionali. Non stiamo parlando di una semplice evoluzione, ma di un salto qualitativo che permette di affrontare problemi di ottimizzazione e simulazione molecolare che oggi richiederebbero decenni di elaborazione. Questa tecnologia è il nucleo centrale della trasformazione digitale, agendo come un motore di calcolo senza precedenti per la scienza e l’industria.

 

Il secondo binario è quello dei Sensori (Quantum Sensing). Si tratta di strumenti dotati di una precisione che rasenta l’incredibile, capaci di misurare proprietà fisiche con una sensibilità infinitesimale. Per la sicurezza nazionale, l’importanza di questi sensori è vitale.

Immaginiamo la capacità di orientare una flotta navale o un velivolo d’eccellenza in territori dove il segnale GPS è assente, disturbato o intenzionalmente oscurato da forze ostili. I sensori quantistici permettono di rilevare variazioni nei campi gravitazionali o magnetici, rendendo possibile la navigazione inerziale di altissima precisione. Inoltre, questa tecnologia offre occhi nuovi per la ricognizione, permettendo di identificare strutture o oggetti sottoterra e sott’acqua con una definizione mai raggiunta prima d’ora, superando i limiti fisici della sensoristica tradizionale.

Infine, la terza direttrice riguarda la Sicurezza delle Comunicazioni. Questo ambito rappresenta la vera linea di confine per la stabilità internazionale. Da un lato, la fisica quantistica mette a disposizione nuovi modelli per rendere i messaggi diplomatici e militari praticamente inattaccabili; dall’altro, fornisce gli strumenti teorici e pratici per scardinare le protezioni su cui abbiamo fatto affidamento negli ultimi trent’anni.

Chi riuscirà a dominare queste applicazioni otterrà un vantaggio strategico decisivo, potendo garantire l’integrità dei propri segreti di Stato mentre, potenzialmente, acquisisce la capacità di accedere alle informazioni riservate altrui.

In questo contesto, l’innovazione non è solo un traguardo tecnico, ma la prova cruciale per determinare i nuovi equilibri di potere nel cyberspazio. La rapidità con cui queste tre direttrici si stanno sviluppando impone una riflessione profonda sulla resilienza delle nostre infrastrutture digitali.

 

La mappa del potere: la geografia del potere tecnologico nel settore quantistico

L’analisi statistica contenuta nel rapporto della Sicurezza Nazionale offre una visione inedita della geografia del potere tecnologico. Siamo di fronte a una nuova forma di “oligopolio tecnologico”, dove la capacità di innovare è concentrata nelle mani di pochi attori globali dotati di ingenti risorse finanziarie e visioni strategiche a lungo raggio. Se ci fermiamo al semplice conteggio numerico delle aziende attive nel settore, l’Unione Europea appare in una posizione di forza sorprendente: ospita infatti il 32% delle società mondiali (141 su 441 realtà monitorate), un dato che la colloca davanti agli Stati Uniti (25%) e stacca nettamente la Cina (5%).

 

Parlamento Europeo

Tuttavia, la situazione attuale a livello geopolitico ci impone di andare oltre la superficie dei numeri per scovare le vulnerabilità strutturali.

Qui emerge un controsenso logico: nonostante l’Europa abbia più aziende, queste sono mediamente molto più piccole, fragili e giovani rispetto ai concorrenti d’oltreoceano o asiatici. Il 60% delle realtà europee è nato solo dopo il 2018, segno di un ecosistema ancora in fase di incubazione e che fatica a scalare verso dimensioni industriali.

Negli Stati Uniti, invece, il 72% delle aziende è nato prima di tale data, vantando una maturità gestionale e una capacità di attrarre capitali decisamente superiore. Il divario diventa ancora più evidente se analizziamo la taglia aziendale: le medie e grandi imprese rappresentano appena il 13% del panorama UE, mentre in Cina questa percentuale sale all’82% e negli USA al 29%. Pechino, pur avendo meno aziende “di facciata”, ha concentrato i propri sforzi in pochi, giganteschi campioni nazionali capaci di muovere l’intero mercato.

Il settore della proprietà intellettuale conferma questa asimmetria. Tra il 2017 e il 2024 sono state registrate circa 30.000 famiglie di brevetti, e qui la Cina detiene un primato assoluto con il 46% delle registrazioni globali. Gli Stati Uniti seguono con il 23%, mentre l’Unione Europea si attesta su un modesto 6%, a pari merito con il Giappone.

Un dato interessante rilevato dal rapporto riguarda il comportamento strategico cinese: si nota un marcato “bias domestico”, ovvero la tendenza a registrare invenzioni e a citare lavori scientifici quasi esclusivamente all’interno dei propri confini nazionali. Al contrario, l’Europa si distingue per un approccio aperto e collaborativo, guidando la classifica della “co-brevettazione” internazionale.

Questo significa che, mentre Pechino costruisce un fortino tecnologico chiuso, l’UE cerca di fare rete con partner globali per superare la frammentazione del proprio mercato. Questa situazione contraddittoria tra eccellenza numerica e debolezza strutturale rappresenta la principale area su cui i governi europei dovranno intervenire per non restare schiacciati tra i due giganti.

La capacità di trasformare le tante start-up in campioni industriali sarà la vera partita decisiva per la sovranità tecnologica del continente nel prossimo decennio.

 

Cresce in Italia il quantum computing: investimenti +14% nel 2025 ma ancora tante criticità

Secondo l’analisi di Quera Computing, nel 2025 nonostante i costi elevati dalla carenza di personale qualificato e dall’incertezza sul ritorno dell’investimento, il 65% degli intervistati a livello mondiale si dichiara pronto ad adottare il calcolo quantistico nei prossimi due o tre anni. In Italia, la percentuale è simile, con il 62% che si considera “abbastanza preparato”.

Tuttavia permangono delle criticità. A livello globale, i principali freni all’adozione sono i costi elevati (51%), la carenza di talenti (45%) e l’incertezza sul valore di business (45%). In Italia, le sfide principali riguardano l’accesso limitato all’hardware quantistico (58%), i costi elevati (46%) e l’immaturità degli algoritmi quantistici (46%).

La ricerca evidenzia anche un divario significativo tra Stati Uniti ed Europa. Per il 70% del campione, gli Usa sono riconosciuti come leader nell’adozione del quantum computing, mentre l’Europa fatica a tenere il passo. Il 41% degli italiani ritiene che il nostro paese sia in linea con la maggior parte delle nazioni, mentre il 33% lo considera in ritardo.

Quanto alla sua capacità di ricoprire un ruolo di rilievo nel settore del quantum computing, il 52% vede l’Italia ben posizionata, il 41% ritiene che non abbia un vantaggio competitivo e il 7% la considera in una posizione piuttosto svantaggiata. Dal punto di vista tecnologico, gli atomi neutri (33%) e i qubit superconduttori (31%) si confermano come le soluzioni più promettenti per lo sviluppo delle applicazioni in numerosi scenari, dalla sanità alla finanza.

 

 Il “codice violato”: la fine della privacy come la conosciamo?

Qui entriamo nel cuore del problema. Tutta la nostra sicurezza digitale oggi (dalle chat di WhatsApp ai conti correnti) si basa su lucchetti matematici difficilissimi da rompere. Ma i computer quantistici usano “grimaldelli” speciali, chiamati algoritmi di Shor e Grover.

L’aspetto più critico evidenziato dal rapporto della Sicurezza Nazionale riguarda l’impatto che il calcolo quantistico avrà sulla nostra architettura di protezione dei dati. Per decenni, la sicurezza digitale mondiale si è retta su un pilastro apparentemente incrollabile: la difficoltà matematica. Ogni volta che inviamo un messaggio crittografato o effettuiamo un pagamento online, i nostri dati vengono chiusi in “casseforti digitali” le cui chiavi sono generate attraverso operazioni matematiche così complesse (come la scomposizione di numeri primi giganteschi) che un computer tradizionale impiegherebbe migliaia di anni per decifrarle. Tuttavia, l’avvento dei sistemi quantistici rappresenta un punto di rottura totale rispetto a questo modello.

Il documento tecnico analizza due minacce specifiche, note agli esperti come algoritmi di Shor e Grover. Senza scendere in dettagli eccessivamente specialistici, l’algoritmo di Shor è in grado di scardinare proprio quei lucchetti matematici che proteggono la nostra privacy attuale (la cosiddetta crittografia asimmetrica). Se un computer classico deve tentare ogni combinazione possibile una dopo l’altra, il sistema quantistico può trovare la combinazione corretta quasi istantaneamente. L’algoritmo di Grover, invece, non rompe il lucchetto ma agisce come un acceleratore formidabile per i tentativi di intrusione, rendendo necessario raddoppiare la lunghezza di tutte le password e delle chiavi di sicurezza per mantenere lo stesso livello di protezione odierno.

Ma la preoccupazione maggiore degli analisti dell’intelligence non riguarda solo il futuro, bensì il presente. Emerge infatti una strategia insidiosa definita *”Raccogli ora, decifra dopo”* (Harvest now, decrypt later). Il rapporto indica che attori ostili, gruppi di hacker sponsorizzati da Stati o agenzie di spionaggio straniere, stanno già oggi intercettando e archiviando enormi quantità di traffico internet criptato. Questi dati, sebbene attualmente illeggibili, vengono conservati in giganteschi database in attesa che la tecnologia quantistica maturi. Tra pochi anni, informazioni che riteniamo protette — segreti industriali, cartelle cliniche, comunicazioni governative o dettagli finanziari — potrebbero essere spalancate e lette con facilità. È una minaccia a scoppio ritardato che trasforma la conservazione dei dati in una potenziale bomba a orologeria per la sicurezza dello Stato.

Per rispondere a questa *situazione problematica, il rapporto sottolinea che l’unica via d’uscita è la Crittografia Post-Quantistica (PQC). Non si tratta di una tecnologia futuribile, ma di una necessità immediata. La PQC consiste nello sviluppo di nuovi algoritmi basati su problemi matematici talmente complessi che nemmeno un computer quantistico sarebbe in grado di risolverli in tempi brevi.

Il passaggio a questi nuovi standard è un’operazione mastodontica: richiede l’aggiornamento di quasi ogni software, server e dispositivo connesso al mondo. Il rapporto del febbraio 2026 avverte che chi tarderà in questa transizione si troverà con una “porta aperta” verso i propri segreti più profondi.

La sovranità digitale di una nazione si misurerà, dunque, dalla velocità con cui saprà sostituire i vecchi lucchetti digitali con questi nuovi scudi resistenti all’era quantistica. Non è solo una questione tecnica, ma un atto di difesa della libertà individuale e della stabilità istituzionale contro un potere di calcolo che non ha precedenti nella storia umana.

 

La Difesa e l’Intelligence nell’era dei qubit

Per lo Stato, la tecnologia quantistica è una “medaglia a due facce”. Da un lato è una minaccia, dall’altro è uno strumento di difesa straordinario. L’Intelligence potrà usare questi computer per analizzare montagne di dati in tempo reale, scoprendo minacce o trame criminali che oggi sfuggono ai controlli umani e informatici.

Il rapporto del Sistema di Informazione per la Sicurezza dedica un’ampia sezione a come l’intelligence e le forze armate possano utilizzare questi strumenti per proteggere l’integrità del Paese. Il calcolo quantistico è infatti una tecnologia dual-use, ovvero con applicazioni che passano costantemente dal campo civile a quello militare e governativo.

Uno dei vantaggi più evidenti risiede nell’analisi informativa. Oggi le agenzie di sicurezza devono gestire una quantità di dati (provenienti da satelliti, intercettazioni legali, fonti aperte e social media) così vasta che il rischio di perdere l’informazione cruciale nel “rumore di fondo” è altissimo.

Un sistema quantistico può analizzare questi flussi eterogenei a una velocità impossibile per l’uomo o per i software attuali, individuando schemi, anomalie o segnali di preparazione di attacchi terroristici o cyber-offensive prima che queste avvengano. È una capacità di previsione che sposta il confine della difesa verso l’anticipazione strategica.

Un altro settore fondamentale è la protezione delle infrastrutture critiche. Centrali elettriche, reti idriche e sistemi di trasporto sono costantemente sotto la mira di attacchi informatici volti a destabilizzare il tessuto sociale. Il rapporto evidenzia come gli algoritmi quantistici possano fungere da sentinelle instancabili, monitorando l’integrità dei database e rilevando tentativi di intrusione con una precisione assoluta.

In particolare, la tecnologia della Distribuzione Quantistica delle Chiavi (QKD) permette di creare canali di comunicazione tra sedi istituzionali o unità militari che sono, per leggi della fisica, impossibili da intercettare senza lasciare traccia. Se qualcuno tenta di “ascoltare” una conversazione protetta quantisticamente, la natura stessa dell’informazione cambia, avvisando immediatamente i mittenti del tentativo di spionaggio. Questo crea un cono di tutela invalicabile per le comunicazioni diplomatiche e operative più sensibili.

Tuttavia, il controllo di queste tecnologie introduce una nuova forma di asimmetria globale. Il rapporto avverte che la dipendenza da potenze straniere per l’acquisto di componenti quantistici o per l’accesso a server situati all’estero potrebbe compromettere la nostra autonomia decisionale. Se un Paese non possiede la propria “catena del valore” quantistica, rischia di essere vulnerabile a ricatti tecnologici o a improvvise interruzioni delle forniture in caso di crisi internazionale. Pertanto, la difesa nazionale passa oggi attraverso il sostegno alla ricerca interna e alla creazione di campioni industriali nazionali.

Inoltre, il quantum computing potenzia l’attività di OSINT (Open Source Intelligence). La raccolta di informazioni da fonti aperte beneficia della capacità di correlazione rapida, permettendo di mappare trend geopolitici o movimenti economici con una profondità mai vista. Questa prova di forza tecnologica non serve a creare uno stato di sorveglianza, ma a garantire che lo Stato abbia gli strumenti per comprendere la complessità del mondo moderno.

In ultima analisi, per l’intelligence italiana, il computer quantistico non è solo una macchina, ma un alleato indispensabile per garantire che il processo decisionale del Governo sia basato su dati certi, protetti e analizzati in tempo reale. La sicurezza della Repubblica, si gioca dunque su questa sottile linea di qubit, dove la capacità di vedere ciò che gli altri nascondono e di proteggere ciò che noi vogliamo resti segreto diventa la pietra angolare della stabilità democratica.

 

Le icognite tecniche: freddo estremo e cooperazione

Nonostante l’entusiasmo, la strada è ancora in salita. Questi computer sono estremamente delicati: per funzionare hanno bisogno di temperature vicine allo zero assoluto, molto più fredde dello spazio aperto. Sono macchine enormi e costose che richiedono laboratori protetti.

Nonostante le incredibili potenzialità descritte, il passaggio dalle teorie di laboratorio alla realtà quotidiana deve superare ostacoli di natura fisica e strutturale ancora imponenti. Il rapporto della Sicurezza Nazionale chiarisce che non siamo di fronte a una tecnologia pronta all’uso “scaffale”, ma a un ecosistema che richiede condizioni ambientali estreme e una precisione ingegneristica senza precedenti.

La principale barriera è rappresentata dalla fragilità dei sistemi attuali: per funzionare correttamente senza errori di calcolo, i processori quantistici devono operare a temperature vicine allo zero assoluto (-273 gradi centigradi), una condizione termica persino più fredda dello spazio profondo.

Questa necessità trasforma ogni installazione in un’impresa logistica monumentale. Non si tratta di dispositivi portatili, ma di grandi apparati che necessitano di criostati (speciali sistemi di refrigerazione) e di una protezione totale da qualsiasi tipo di interferenza esterna, comprese le onde elettromagnetiche e le minime vibrazioni del suolo.

Questa delicatezza estrema è la ragione per cui, nel panorama attuale, lo sviluppo è concentrato nelle mani di pochi soggetti capaci di sostenere costi di gestione così elevati.

Tuttavia, oltre ai limiti fisici, il documento mette in luce un’altra questione critica: l’impatto sociale di una tecnologia che potrebbe, se usata in modo improprio, violare i diritti fondamentali dei cittadini, rendendo improvvisamente trasparenti comunicazioni che dovrebbero restare private.

Per navigare in queste acque incerte, la soluzione risiede nella cooperazione internazionale. Il rapporto insiste sul fatto che nessun Paese, per quanto avanzato, può sperare di governare la rivoluzione quantistica in totale isolamento. La creazione di standard di sicurezza comuni è l’unica via per garantire che le diverse tecnologie sviluppate nel mondo possano dialogare tra loro in modo sicuro. Questa collaborazione deve concentrarsi in particolare sulla protezione della catena di approvvigionamento (supply chain). Poiché i componenti necessari per costruire questi super-computer sono rari e prodotti in poche aree geografiche, il rischio di un blocco delle forniture o di sabotaggi tecnologici è un’ipotesi che l’intelligence deve monitorare con estrema attenzione.

L’Italia e l’Europa sono chiamate a giocare un ruolo di primo piano nella definizione di queste regole globali. Non si tratta solo di finanziare la ricerca, ma di creare un quadro normativo che protegga la proprietà intellettuale e impedisca la fuga di cervelli e competenze verso nazioni meno attente alla tutela dei dati e dei diritti.

startup

La nascita di partenariati pubblico-privati, in cui lo Stato funge da garante e l’industria da motore dell’innovazione, rappresenta il modello ideale per superare la frammentazione del mercato europeo. Solo attraverso una visione condivisa e un impegno costante nella standardizzazione potremo trasformare queste macchine complesse in strumenti di benessere comune, garantendo che il progresso non avvenga a discapito della nostra sicurezza collettiva.

Il futuro non si scriverà da soli. Senza regole condivise, rischiamo di creare sistemi che non comunicano tra loro o, peggio, che lasciano buchi nella sicurezza globale. La sfida è unire le eccellenze delle università con la forza delle aziende e la visione dei governi.

 

FONTE DATI: RELAZIONE ANNUALE SICUREZZA 2026 INSERTO QUANTUM – L’AVVENTO DELLE TECNOLOGIE QUANTISTICHE.pdf

Nota metodologica

L’approfondimento del “Rapporto di sicurezza 2026” è basato su dati raccolti fino a febbraio 2026 dal Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica.

La ricerca ha monitorato un campione globale di 441 aziende e analizzato l’andamento di circa 30.000 brevetti registrati negli ultimi otto anni.

Attraverso analisi statistiche e confronti internazionali, il documento offre una guida strategica per le istituzioni e le imprese del settore.

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