L’analisi dello stato di avanzamento delle misure del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) dedicate alla transizione energetica mette in luce una complessa mappa di opportunità e rallentamenti strutturali, specialmente nel contesto del Mezzogiorno. Come evidenziato nel recente monitoraggio giornalistico basato sui dati Openpolis, e che abbiamo trattato in un articolo dedicato su ilSicilia.it
Uno scenario in cui la Sicilia potrebbe smettere di essere periferia e diventare avanguardia: grazie al suo sole e al suo vento, l’isola ha il potenziale genetico per trasformarsi in una gigantesca centrale di energia pulita e in un hub strategico nel Mediterraneo.
L’Isola si rivela come uno dei laboratori più rilevanti e strategici per l’implementazione dei vettori energetici puliti, beneficiando di cospicui finanziamenti per la riconversione di aree industriali dismesse (da Termini Imerese a Gela, passando per Milazzo e Carlentini).
Idrogeno verde, via libera al primo impianto di produzione in Sicilia
L’autorizzazione integrata ambientale (Aia) è stata firmata lunedì 15 giugno dall’assessore regionale al Territorio e all’ambiente Giusi Savarino, dopo il parere positivo della Commissione tecnica specialistica (Cts).
La tecnologia che sarà impiegata dal nascente impianto di Giammoro, finanziato con 10 milioni di euro del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), è quella elettrolitica, per cui l’idrogeno viene separato dall’ossigeno presente nell’acqua attraverso macchinari alimentati con energia da fonti rinnovabili, come fotovoltaico ed eolico.
“Questa autorizzazione – aveva commentanto l’assessore all’Ambiente della Regione, Giusi Savarino – segna un importante momento di passaggio per la Sicilia mentre ci muoviamo concretamente in direzione di una consistente riduzione delle emissioni inquinanti e dell’utilizzo di combustibili fossili”.
Un opera che per il territorio messinese si rivela strategica come ha anche dichiarato il sindaco della Città Metropolitana di Messina, Federico Basile, che ha commentanto favorevolmente il via libera della Regione Siciliana al progetto del primo impianto nell’area industriale di Giammoro. “L’autorizzazione al primo impianto per la produzione di idrogeno verde in Sicilia rappresenta un segnale importante e una scelta che guarda al futuro. Si tratta di un’opportunità significativa per il nostro territorio, che dovrà però procedere con la massima attenzione e nel rispetto di tutte le garanzie ambientali e di sicurezza previste. Innovazione e sviluppo devono sempre andare di pari passo con la tutela dell’ambiente, della salute dei cittadini e delle vocazioni del territorio. La localizzazione a Giammoro conferma il ruolo centrale che il territorio messinese può svolgere nei processi di innovazione energetica e industriale che stanno interessando l’Europa”.
I rallentamenti burocratici e i ritardi della spesa erogata
Tuttavia, a fronte di imponenti allocazioni finanziarie, l’effettiva capacità di spesa erogata sconta rallentamenti burocratici, modifiche degli obiettivi in sede comunitaria e la necessità di un’effettiva spinta alla domanda di mercato per evitare che gli investimenti restino isolati.

In questo quadro, in cui il divario tra la pianificazione su carta e l’apertura reale dei cantieri rappresenta l’elemento di maggiore incertezza, il ruolo dei dipartimenti scientifici e della ricerca universitaria diventa fondamentale per tracciare una via tecnologicamente sostenibile ed applicabile.
All’interno dell’Università degli Studi di Palermo, una delle figure di riferimento nello studio e nello sviluppo delle tecnologie legate alla generazione elettrica da fonti rinnovabili e ai sistemi avanzati di stoccaggio è l’Ingegnere Marco Trapanese, Professore Ordinario di Ingegneria dell’Energia Elettrica.
La sua traiettoria accademica e di ricerca si inserisce direttamente nell’ambito dei sistemi di conversione energetica più innovativi. Nell’ambito delle sue attività dipartimentali, ha coordinato e promosso progetti di rilievo internazionale focalizzati sull’interazione tra l’ambiente marino e la produzione energetica pulita.
A questo si affiancano gli storici studi sulla conversione del moto ondoso presentati nei consessi mondiali della IEEE Oceans Conference, nonché lo sviluppo di sistemi di controllo applicati alle celle a combustibile (fuel-cells) per il settore della mobilità sostenibile.
Il dialogo tra la ricerca scientifica avanzata e lo stato dell’arte delle infrastrutture territoriali diventa quindi il cardine per comprendere se la Sicilia potrà trasformarsi da semplice consumatrice a hub strategico di produzione energetica nel Mediterraneo.
Di seguito, l’intervista al Professore Marco Trapanese per analizzare le potenzialità della tecnologia, le ragioni dei ritardi attuativi e i passi necessari per rilanciare e consolidare la filiera dell’idrogeno verde.
L’intervista
Le potenzialità dell’idrogeno e la centralità della Sicilia
– Professore Trapanese, quali sono le reali potenzialità dell’idrogeno verde nella decarbonizzazione e come si sta muovendo la ricerca per abbatterne i costi di mercato?
“L’idrogeno verde prodotto da elettrolisi alimentata da fonti rinnovabili è l’unico vettore energetico in grado di decarbonizzare settori difficilmente elettrificabili come acciaio, chimica pesante, cemento e trasporto marittimo/aereo, dove l’elettrificazione diretta non è tecnicamente percorribile. Il suo contributo alla neutralità climatica al 2050 è stimato dall’IEA tra il 10% e il 20% della riduzione globale di CO₂. Rappresenta inoltre un mezzo di stoccaggio stagionale dell’energia rinnovabile in eccesso, risolvendo il problema dell’intermittenza”.
“Il costo attuale dell’idrogeno verde oscilla tra 4 e 8 €/kg, ancora lontano dalla soglia competitiva di 1–2 €/kg. La ricerca punta su elettrolizzatori PEM e AEL di nuova generazione con efficienze superiori all‘80%, materiali a base di nichel in sostituzione del platino e processi di scale-up industriale. I programmi europei Horizon Europe e il Clean Hydrogen Partnership finanziano progetti mirati a dimezzare i costi entro il 2030, traguardo considerato realistico dagli analisti”.
– Perché l’idrogeno verde è un’opportunità unica per la Sicilia? Possiamo diventare concretamente un hub energetico nel Mediterraneo?
“La Sicilia dispone di un irraggiamento solare tra i più elevati d’Europa (>1.800 kWh/m²/anno) e di vasti spazi disponibili per l’eolico offshore nel Canale di Sicilia: condizioni ideali per produrre energia rinnovabile abbondante e a basso costo, prerequisito essenziale per l’elettrolisi competitiva. L’Isola possiede inoltre infrastrutture gasiere storiche (gasdotti TRANSMED e GREENSTREAM) potenzialmente riconvertibili al trasporto dell’idrogeno, riducendo drasticamente i costi di una nuova rete dedicata”.
“E’ possibile poter diventare un hub mediterraneo grazie alla nostra posizione geografica. Posizione che rende la nostra isola come naturale ponte tra i grandi produttori nordafricani (Marocco, Algeria, Tunisia) e i mercati europei energivori. La strategia concreta richiede: sviluppo di Hydrogen Valleys nelle aree industriali dismesse (es. Augusta-Priolo), potenziamento dei terminal portuali per il trasporto di ammoniaca verde come carrier, e accordi bilaterali di fornitura analoghi a quelli già avviati dall’Italia nel quadro del Piano Mattei”.
I ritardi del PNRR e le soluzioni strutturali
– I dati del PNRR evidenziano forti ritardi nella spesa: quali sono i principali ostacoli burocratici o di mercato in Sicilia?
“I principali ostacoli sono: la lentezza delle procedure autorizzative per impianti rinnovabili (iter che in Sicilia supera spesso i 5 anni), la carenza di personale tecnico qualificato nelle stazioni appaltanti locali, l’instabilità normativa che scoraggia gli investimenti privati e l’inflazione sui materiali che ha reso non finanziabili diversi progetti già aggiudicati. A questi si aggiunge la difficoltà di accesso al credito per le PMI locali che partecipano come subappaltatrici”.
– Cosa serve concretamente al territorio per sbloccare i progetti legati all’idrogeno ed evitare il rischio di perdere i finanziamenti europei?
“Servono tre interventi strutturali urgenti: una cabina di regia regionale dedicata con poteri di commissariamento sulle autorizzazioni ambientali, sportelli unici digitali per le pratiche VIA/VAS con tempi certi e vincolanti, e la creazione di un fondo di garanzia regionale che renda bancabili i progetti di filiera idrogeno anche per gli operatori di medio-piccola dimensione. Il rischio concreto di restituzione dei fondi europei, con scadenze fissate al 2026, rende non più procrastinabili tali misure”.
– In che modo una maggiore sinergia tra la ricerca scientifica universitaria e il settore industriale può aiutare a superare questa fase di incertezza?
“I technology transfer office degli atenei siciliani (UniPA, UniCT, UniME) possono accelerare il trasferimento di soluzioni già validate in laboratorio verso applicazioni industriali, riducendo i tempi e i rischi degli investimenti privati. Partnership strutturate sul modello dei Competence Center 4.0, con co-finanziamento pubblico-privato, dottorati industriali e spin-off dedicati, consentono di trattenere i talenti nel territorio e costruire una filiera locale dell’idrogeno sostenibile oltre l’orizzonte PNRR”.





