Il mini-rimpasto è servito. Nel tardo pomeriggio di ieri il presidente della Regione Renato Schifani ha annunciato i nomi dei tre nuovi assessori: Nuccia Albano, Elisa Ingala e Marcello Caruso. Si chiude così la lunga partita portata avanti in questi giorni, tra tensioni e malumori, intensificata nelle ultime ore.
A circa sei mesi di distanza le deleghe agli Enti locali e alla Famiglia e al Lavoro, fino ad oggi ad interim nelle mani del governatore azzurro, hanno un nuovo padrone. Per il resto, nessuno scambio di deleghe e nessuno scossone, anche se a fare realmente rumore, senza grosse sorprese, in realtà, è stato l’addio di Daniela Faraoni. Il giuramento adesso è atteso a Sala d’Ercole per mercoledì 6 maggio.
Ma vediamo nel dettaglio come è articolato il puzzle della giunta Schifani.
La DC rientra in giunta
La Democrazia Cristiana rientra in giunta e lo rifà con Nuccia Albano. Medico legale, perito e consulente di Tribunali e Procure della Sicilia, riprenderà il lavoro lasciato a metà nell’assessorato alla Famiglia, alle Politiche sociali e al Lavoro. Torna dunque ufficialmente il sereno tra il presidente Schifani e i democristiani, sempre rimasti tra le fila della maggioranza e fedeli al governo Schifani, nonostante le vicende di cronaca che avevano coinvolto l’ex segretario nazionale Totò Cuffaro e travolto il partito.
“In una fase delicata come questa, riteniamo che servano misura, serietà e capacità di ascolto. Non ci appartengono minacce di strappi, irrigidimenti o contrapposizioni sterili. Ci guidano invece il dialogo, il confronto leale, il dovere istituzionale e la volontà concreta di costruire soluzioni utili alla comunità“. Hanno precisato subito dopo l’annuncio la deputazione regionale e i commissari regionali in una nota congiunta, sottolineando come “l’assessore Nuccia Albano torna al proprio ruolo, che era stata costretta a lasciare ingiustamente lo scorso novembre. Si tratta di un rientro significativo, che ristabilisce equilibrio e riconosce il valore dell’attività svolta con dedizione e competenza“.
Le interlocuzioni divenute sempre più fitte dalla nomina, a inizio anno, dei tre commissari straordinari, Salvatore Cascio, Fabio Meli e Carmelo Sgroi, hanno avuto un lieto fine. Il ritorno di Albano, però, non è stato semplice, ma il frutto di una sintesi giunta dopo il passo indietro del presidente della I Commissione Affari Istituzionali Ignazio Abbate, figura di spicco della DC che ha guidato il gruppo parlamentare durante il travagliato periodo di transito.
Lombardo: “Ecco perché abbiamo scelto Ingala”
Tra chi può ritenersi soddisfatto c’è anche l’Mpa. Gli autonomisti, dopo mesi di rivendicazioni, soprattutto dopo le elezioni europee, hanno ottenuto il secondo assessorato. E no, non si tratta di Valeria Caci, assessore comunale di Gela, come pensato alla vigilia, bensì di Elisa Ingala. L’assessorato, quindi, rappresenterà comunque la provincia Nissena, con la commercialista e già assessore comunale a Caltanissetta.
Ingala prenderà le redini dell’assessorato orfano del democristiano Andrea Messina. Nulla da fare dunque per Caci, nome sul cui gravitavano alcuni dubbi: componente della giunta di Terenziano Di Stefano e dunque in maggioranza con il Movimento 5 Stelle. Un cambio di rotta, dunque, che il leader del Movimento per l’Autonomia Raffaele Lombardo, raggiunto telefonicamente da ilSicilia.it, ha spiegato così: “Invece di farle lasciare un assessorato che governa bene, che è nel suo campo, cioè la Famiglia, abbiamo deciso di lasciarla lì e così farà meglio il suo lavoro. Tutti insieme abbiamo deciso di dare una presenza alla provincia di Caltanissetta con questa donna di altissimo livello di competenza. Adesso attendiamo il giuramento, ma i gabinetti resteranno fermi perché si aspetta il rendiconto 2025“.
Nuovo corso di Forza Italia anche in giunta
Il primo cambio di passo nel nuovo corso di Forza Italia riguarda la giunta. A meno di una settimana dalla nomina del neocommissario Nino Minardo (CLICCA QUI) si scioglie anche il nodo sull’assessore tecnico. Ad oltre un anno dal suo insediamento Daniela Faraoni, subentrata al posto di Giovanna Volo, ha già fatto le valigie. Marcello Caruso sarà così il terzo inquilino nella struttura di piazza Ottavio Ziino in questa legislatura.
Il passaggio del testimone si è reso necessario dopo mesi di lotte intestine in FI e soprattutto nel gruppo parlamentare. In giunta sono tre gli assessori in quota azzurra: uno politico, Edy Tamajo, e due tecnici, unici nella squadra di governo, Alessandro Dagnino e Daniela Faraoni. Un quadro certamente non gradito dai deputati regionali che più volte hanno manifestato i loro mal di pancia, indicando l’ex direttore generale dell’Asp di Palermo come un profilo lontano dai valori forzisti e più vicina alla corrente facente riferimento al leghista Luca Sammartino. Basti poi pesare al caos generato tra i corridoi di Palazzo dei Normanni nel corso della lunga maratona che portò poi all’approvazione della Finanziaria regionale. Stalli che per qualche ora avevano lasciato ipotizzare anche ad un esercizio provvisorio. Tensioni culminate con lo “scherzetto” della stessa maggioranza a Sala d’Ercole con lo smascheramento dei franchi tiratori mediante il voto segreto. Insomma, uno scenario a tratti paradossale che adesso dovrebbe essere pronto a voltare pagina e ripartire da zero.
Alla Salute, come pronosticato alla vigilia, non andrà né Nicola D’Agostino, né il capogruppo Stefano Pellegrino. Non sarà un deputato che siede all’Ars, ma sarà comunque un politico, una figura certamente non assimilabile ad un tecnico. Resterà invece in sella l’assessore al Bilancio. I buoni risultati raggiunti in campo economico e soprattutto le attuali partite in corso con la Corte dei Conti, in attesa delle parifiche, dopo lo sblocco, storico, di quelle concernenti il 2020 e il 2021, ha spinto il presidente Schifani ad assumere una posizione ferma e decisa: Dagnino non si tocca. E così a pagarne le spese è stata Faraoni.
Già assessore comunale e provinciale a Palermo, presidente della municipalizzata Amia e amministratore unico della Sas, Caruso sarà alla guida di uno degli assessorati più caldi: i diversi casi di malasanità, che hanno infiammato le cronache, e di vicende giudiziarie, ultime quelle che vedono coinvolte l’ex direttore generale del Dipartimento regionale della Pianificazione strategica Salvatore Iacolino. Insomma, l’incarico non è dei più semplici per l’uscente coordinatore regionale di Forza Italia.
Ma non finisce qua: ecco dove si sposta la partita del centrodestra
E vissero tutti felici e contenti… o quasi. La scelta di Caruso alla Salute, tra le righe, è possibile leggerla anche sotto un altro profilo. La risposta è possibile trovarla nel pressing che nei mesi scorsi Fratelli d’Italia ha esercitato sull’assessorato. La nomina di un uomo di fiducia del presidente ha certamente un peso non indifferente. Ma non finirà qui.
La voglia da parte dei meloniani di rinviare il rimpasto in giunta è emerso chiaramente nel corso dell’assemblea degli eletti andata in scena ad Enna lunedì (CLICCA QUI). Dall’incontro degli esponenti siciliani di FdI con i vertici nazionali, Arianna Meloni e Giovanni Donzelli e il commissario regionale Luca Sbardella, è apparsa più netta che mai la scelta di non voler compiere un passo indietro né sull’assessore al Turismo Elvira Amata, né sul presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, entrambi nell’occhio del ciclone delle inchieste.
Sfumato il vertice di piazza Ottavio Ziino, sul qualche i meloniani non hanno mai negato le ambizioni, adesso l’attenzione sarà tutta focalizzata sulla Pianificazione Strategica. In pole torna ancora una volta l’attuale direttore del Dipartimento ai Beni culturali Mario La Rocca. Un profilo non nuovo e che richiama alle vecchie tensioni emerse lo scorso ottobre (CLICCA QUI). Altro nome che nelle ultime settimane avrebbe preso piede è quello di Sabrina Pulvirenti, commissario straordinario dell’Asp di Trapani, insediata lo scorso luglio dopo le dimissioni di Ferdinando Croce, coinvolto dallo scandalo per i ritardi nella consegna dei referti istologici.
Ma non solo. Fratelli d’Italia e gli altri partiti della maggioranza guardano oltre. Il prossimo terreno di battaglia saranno le restanti nomine di sottogoverno.





