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Già noti i nomi

Inchiesta “Hydra”, l’alleanza tra mafie in Lombardia: imprese e politici coinvolti nelle indagini

mercoledì 8 Luglio 2026
La crescita e il consolidamento dell’organizzazione mafiosa in Lombardia, quella che ha riunito in una “formazione autonoma” Cosa Nostra, Camorra e ‘ndrangheta con lo scopo di “massimizzare i profitti”, non si è fondata “esclusivamente sulla disponibilità di risorse ma soprattutto sulla capacità di costruire e mantenere un esteso capitale relazionale, idoneo a condizionare il funzionamento delle istituzioni e ad alterare il regolare svolgimento delle attività amministrative ed economiche”. Un “capitale relazionale” che ha dato alla “mafia a tre teste” un potere tale da interferire, in alcuni casi, “con le scelte degli amministratori locali e, talora, con il voto alle elezioni in alcuni comuni lombardi, dimostrando un profondo radicamento sul territorio.
Lo scrive il gup di Milano Emanuele Mancini nelle 1840 pagine di motivazioni della sentenza sul caso Hydra con cui, lo scorso dicembre, ha condannato, in abbreviato, 62 imputati a pene che arrivano fino a 16 anni di reclusione e per un totale di oltre 500 anni di carcere.
II giudice ritiene che il sodalizio, una sintesi delle tre componenti mafiose con “condivisione di interessi” e la capacità “di esprimere sul territorio una propria forza intimidatrice”, sia stato caratterizzato da una “elevata capacità di penetrazione all’interno di ambiti imprenditoriali nonché istituzionali e para‑istituzionali”. E che “in tale contesto sono emersi rapporti di connivenza e collaborazione con settori imprenditoriali“, “appartenenti alla pubblica amministrazione, nonché con operatori di settori strategici, tra cui forze di polizia, funzionari dell’amministrazione finanziaria e personale sanitario operante presso strutture pubbliche e private“.
Già noti i nomi dei politici e delle grosse imprese citate negli atti delle indagini e dagli stessi imputati intercettati. “Altamente significative”, sono per esempio, le conversazioni “dai cui emergono i rapporti” tra Gioacchino Amico, esponente del clan Senese poi diventato collaboratore di giustizia, e Raimondo Orlando con Carmela Bucalo e Paola Frassinetti entrambe deputate del gruppo parlamentare di Fratelli d’Italia e le loro rispettive collaboratrici. Sempre Amico, che aveva in programma di candidarsi come sindago di Busto Garolfo, si vantava di conoscere il senatore sempre di Fdi, Mario Mantovani.
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