Una nuova Commissione è pronta a debuttare all’Ars. Tanto chiacchierata e discussa, la Commissione Regolamento, presieduta dal presidente dell’Assemblea regionale Gaetano Galvagno, è stata convocata, compatibilmente con i lavori d’aula, per martedì 20 gennaio alle ore 12:00.
Mai riunita nel corso di questa legislatura, la Commissione potrebbe così essere rispolverata con l’avvento dell’anno nuovo. Una sfida, quella di apportare degli accorgimenti e delle possibili migliorie al testo che sta alla base delle attività parlamentari, rilanciata dal presidente della Regione Renato Schifani e dall’inquilino di Palazzo dei Normanni. In ballo, infatti, non c’è solo il voto segreto. Argomento, quest’ultimo, però, che ha spianato la strada verso quelle che potrebbero essere le prossime proposte che avanzerà l’esponente di Fratelli d’Italia.
Dal voto segreto al regolamento interno all’Ars
“Aboliamo il voto segreto“: è stata questa la frase più ricorrente dello scorso ottobre. La disfatta della manovra quater, smembrata nel corso dei lavori a Sala d’Ercole, per mano dei franchi tiratori, ha permesso di sollevare il caso. Pochi giorni dopo era stata la Democrazia Cristiana a compiere un passo concreto, depositando un ddl che prevede “l’abolizione del voto segreto per materie non concernenti i princìpi e i diritti di libertà delle persone“. Dopo tanti tira e molla, alla fine si è giunti alla legge di Stabilità, con la paura del voto segreto che ha condizionato l’intera durata dei lavori, mietendo anche qualche vittima (CLICCA QUI).
L’orizzonte si è poi allargato verso la fine del 2025. Schifani e Galvagno, nei rispettivi incontri con la stampa per i consueti auguri di fine anno, hanno puntato il dito contro l’intero regolamento interno all’Ars.
“La Manovra è stata un lungo parto, figlio di un sistema regolamentare dell’Assemblea, come ha detto il presidente Gaetano Galvagno e io condivido, che consente un ostruzionismo tale da paralizzare l’aula e le iniziative del governo. Dobbiamo avere il coraggio e faccio appello a tutte le forze politiche per modernizzare il regolamento parlamentare, non è solo questione di voto segreto. Mi incontrerò a breve col presidente Galvagno, mi confronterò e valuteremo l’opportunità di sottoporre una riforma che dia regole similari a quelle del Parlamento nazionale, per la funzionalità del sistema regionale e per dare certezze”. Aveva detto in quell’occasione il governatore azzurro.
Una posizione simile è stata assunta anche dal presidente dell’Ars, che ospite a Bar Sicilia (CLICCA QUI) è ritornato sul tema con qualche piccola anticipazione. “Il problema non è solo il voto segreto – aveva ribadito Galvagno – chi parla solo del voto segreto vuol dire che non conosce bene gli strumenti che si danno ai parlamentari circa l’eventuale ostruzionismo che si può fare in aula. E’ arrivato il momento di aggiornare i regolamenti. Necessitino di alcune modifiche, indipendentemente dal governo che ci sarà successivamente, per creare le condizioni affinché chi verrà eletto possa svolgere la propria attività governativa. Non si può ancora pensare ad un regolamento come quello vigente. Ci possono essere modifiche che si possono condividere con tutte le forze di opposizione, anche perché il regolamento non vale solo per una forza politica“.
Ma andiamo nel dettaglio.
Le possibili proposte in Commissione
Due i punti all’ordine del giorno in Commissione Regolamento: comunicazioni; proposte di modifica al regolamento interno all’Ars. Il presidente Galvagno avanzerà alcune modifiche cercando di raccogliere un consenso quanto più ampio possibile.
Alcuni punti, in realtà, sono stati già svelati dallo stesso esponente di FdI nel corso della sua ospitata di domenica scorsa a Bar Sicilia. Galvagno ripartirebbe così dall’esperienza maturata a Bruxelles, nel Comitato delle Regioni, dove “i tempi sono molto differenti. La fase preparatoria si fa in commissione o nel corso della discussione generale“. In tal senso, accorgimenti potrebbero essere apportati sulle dichiarazioni di voto per singolo emendamento e sulla durata degli interventi, magari rendendoli effettivi a partire dalla prossima legislatura.
E il voto segreto? Il presidente dell’Ars punterebbe, almeno, a limitarlo. L’ipotesi più semplice da percorrere sarebbe l’allineamento con la disciplina nazionale. L’articolo 113 del Regolamento del Senato, infatti, prevede lo scrutinio segreto per “le votazioni comunque riguardanti persone e le elezioni mediante schede“. Su richiesta dei senatori, il voto segreto può essere messo in atto per “le deliberazioni che incidono sui rapporti civili ed etico-sociali di cui agli articoli 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 24, 25, 26, 27, 29, 30, 31 e 32, secondo comma, della Costituzione; le deliberazioni che concernono le modificazioni al Regolamento del Senato“. In nessun caso invece “è consentita la votazione a scrutinio segreto allorché il Senato sia chiamato a deliberare sui disegni di legge di approvazione di bilanci e di consuntivi, su disposizioni e relativi emendamenti in materia tributaria o contributiva, nonché su disposizioni di qualunque disegno di legge e relativi emendamenti che comportino aumenti di spesa o diminuzioni di entrate, indichino i mezzi con cui farvi fronte, o comunque approvino appostazioni di bilancio“. Nel caso in cui quest’ultime disposizioni siano comprese in articoli o emendamenti attinenti alle materie prima citate “esse sono sottoposte a votazione separata a scrutinio palese“.




