E’ Ballarò il quartiere di Palermo scelto per l’applicazione della norma contro il disagio sociale, approvata nel corso dell’ultima Finanziaria regionale.
Tra le delibere che hanno incassato il disco verde nell’ultima riunione di giunta c’è anche quella che avvia le procedure di manifestazione di interesse per individuare un soggetto partner qualificato, appartenente al terzo settore.
Dalla Finanziaria all’approvazione in giunta
Ballarò ha sbaragliato la concorrenza di altre tre aree del centro storico: Kalsa, Capo, Vucciria. Si tratta di un tesoretto di un milione di euro previsto dall’articolo 10 della Manovra approvata a dicembre a Sala d’Ercole, da impiegare per l’avvio di progetti pilota capaci di sviluppare programmi educativi, sociali, culturali ed economici, di inclusione e di contrasto strategico alla povertà educativa e materiali e ai fenomeni della marginalizzazione, della dispersione e dall’abbandono scolastico, per la trasformazione di aree fragili e contesti a rischio di degrado, con conseguente emancipazione socio-economica e sviluppo di interi quartieri delle città siciliane.
La norma fu una delle più chiacchierate, infuocando il dibattito già durante l’esame in II Commissione Bilancio. Polemiche poi arrivate anche in aula, con l’accusa da parte delle opposizioni di avere davanti una norma fin troppo vaga e sostanzialmente vuota (CLICCA QUI). Nel mese di marzo anche le audizioni in Commissione Antimafia, presieduta da Antonello Cracolici, che hanno coinvolto il sindaco di Palermo Roberto Lagalla e il primo cittadino di Catania Enrico Trantino.
La scelta di Ballarò
A distanza di sette mesi qualcosa inizia a muoversi. L’assessore regionale all’Istruzione Mimmo Turano ha così portato tra i banchi della giunta il documento sottoscritto dal dirigente generale del dipartimento dell’Istruzione, dell’università e del diritto allo studio Vincenzo Cusumano e dalla dirigente del servizio al ramo Rosaria Gallotta che spiega le motivazioni della scelta.
Il poker di opzioni rientra all’interno di un quadro ben specifico. Ballarò, Kalsa, Capo e Vucciria presentano infatti criticità diffuse: fragilità socioeconomica, bassi livelli di istruzione, fenomeni di abbandono scolastico, presenza significativa di minori a rischio e carenza di servizi educativi e culturali strutturati. Aree che presentano un’importante densità, con una popolazione complessiva stimata tra i 60mila e i 70mila residenti, con un’incidenza di minori pari al 20-25% e una quota particolarmente elevata di nuclei familiari in condizioni economiche fragili. Secondo i dati del Comune il 45-55% delle famiglie presenta un Isee inferiore a 10mila euro e oltre il 65% inferiore a 15mila euro. Alle criticità sociali si affiancano rilevanti condizioni di degrado urbano.
E così in sede di prima applicazione e al fine di evitare la frammentazione delle risorse, per cercare di garantire la massima efficacia e capillarità degli interventi, è stato deciso di concentrare l’azione nel quartiere di Ballarò. La scelta viene così giustificata da un maggior numero di residenti, la presenza di una marcata densità multietnica, bassi livelli di reddito medio e una densità di popolazione giovanile.
A cosa serviranno i fondi?
Ma una volta terminato l’iter come saranno impiegate le risorse?
L’obiettivo è quello di attivare un programma integrato rivolto a minori, giovani e famiglie, che includa attività non lucrative articolate in ambiti educativi, sociali, culturali e di empowerment, tra cui doposcuola e supporto scolastico, percorsi di orientamento, azioni di contrasto alla dispersione, attività di inclusione sociale, laboratori culturali e ricreativi, iniziative di formazione e inserimento lavorativo.
Componente fondamentale, secondo il piano, sarà la riqualificazione urbana. Tra gli interventi potranno essere inclusi la riattivazione e riqualificazione di spazi pubblici degradati (piazze, cortili, aree di aggregazione), il recupero di immobili inutilizzati o sottoutilizzati da destinare a centri educativi e hub giovanili, l’apertura delle scuole come poli civici di quartiere, nonché azioni di miglioramento della sicurezza urbana e interventi di sostenibilità ambientale con finalità educative, quali orti urbani e percorsi di educazione ecologica.
Il problema della povertà educativa in Sicilia
Non è la prima volta che Palermo e Ballarò vengono inclusi in progetti volti a contrastare la povertà educativa e la dispersione scolastica. Temi che in realtà accomunano, tristemente tutta l’Isola, maglia nera in Italia.
Proprio a inizio giugno, sempre tra i banchi della giunta regionale, è stato approvato il Piano regionale strategico per il contrasto alla povertà educativa, la riduzione della dispersione scolastica, la qualificazione e l’internazionalizzazione del sistema scolastico siciliano. Il documento, presentato dall’assessore Turano, scatta una fotografia del fenomeno che attanaglia la Sicilia, tra dati, analisi e linee strategiche da perseguire nel triennio 2026-2028.
Secondo i dati la dispersione scolastica in Italia nel 2025 ha registrato l’8,2%. Il 6,7% considerando soltanto gli studenti con cittadinanza italiana. Numeri in salita. Con cinque anni di anticipo, infatti, il Paese ha già superato il 9% fissato dall’agenda 2030 dell’Ue. Obiettivo che era sfumato nel 2020, con oltre quattro punti percentuali rispetto al traguardo stabilito. In Sicilia, però, il trend resta negativo. L’anno scolastico 2024-2025 ha evidenziato tassi di abbandono superiori al 13%, tra i peggiori in Italia. Il rischio di dispersione implicita (studenti che finiscono le medie senza competenze adeguate) tocca il 23,6%, il dato peggiore a livello nazionale.
Non va meglio per i Neet, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono in cerca di occupazione. Nel 2025 il dato, seppur in leggero miglioramento, resta critico in Sicilia, attestandosi al 22,8%, a fronte di un valore medio nazionale del 13,3%. Il fenomeno più insidioso è rappresentato dalla dispersione implicita, che riguarda gli studenti che, pur completando formalmente il ciclo di studi, non acquisiscono le competenze minime necessarie per l’esercizio della cittadinanza attiva o per l’inserimento nel mercato del lavoro. Nell’anno scolastico 2024-2025, la quota di studenti al terzo anno della secondaria di primo grado a rischio di dispersione implicita è scesa al 12,3%. Tuttavia, i dati Invalsi 2025 evidenziano una preoccupante criticità in Sicilia: qui il fenomeno raggiunge il 23,6%, un valore quasi doppio rispetto alla media nazionale. Forma di abbandono nascosto che espone i giovani a una marginalità sociale simile a quella di chi interrompe precocemente gli studi.





