Non solo le ultime vicende che hanno invaso le cronache regionali, ma anche la necessità di intervenire con un percorso di stabilizzazioni per non compromettere le attività del Cefpas. All’Ars si torna così a parlare del Centro per la formazione permanente e l’aggiornamento del personale del servizio sanitario della Regione Siciliana, questa volta tra i banchi della I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate. L’esponente in quota DC questa mattina ha audito i rappresentanti del sindacato Siad Csa Cisal, il presidente Angelo Lo Curto e i dirigenti sindacali Gaia Provenzani e Gianluca Vancheri, ponendo sotto i riflettori le criticità legate all’impiego di personale precario per sopperire a dei vuoti oggi divenuti strutturali.
La situazione
L’Ente pubblico, con sede in Caltanissetta, da decenni presenta una carenza di personale, ad oggi pari al 65% rispetto alla dotazione organica prevista dal Piao 2026-2028.
Un sottodimensionamento che limita e compromette la capacità dell’ente di adempiere alle proprie funzioni istituzionali. Per fronteggiare questa carenza nel corso degli anni si è fatto ricorso a personale precario, lavoratori a tempo determinato, collaboratori e altre figure contrattuali flessibili, che hanno di fatto supplito alle carenze di organico, garantendo la continuità operativa dell’ente e maturando competenze specifiche di valore e specifica professionalità. Molti di questi lavoratori prestano servizio da anni, con professionalità consolidata e radicamento istituzionale indiscutibile, con contratti di collaborazione continuativa per specifiche linee progettuali.
E così al momento il Cefpas si trova in una situazione paradossale: ha bisogno urgente di personale stabile, dispone di lavoratori precari già formati e operativi, ma non può procedere alla copertura integrale della dotazione organica per via dei vincoli finanziari imposti alle pubbliche amministrazioni in materia di spesa per il personale e delle limitazioni normative alle assunzioni negli enti strumentali regionali. Un circolo vizioso che penalizza sia i lavoratori precari, privi di certezze occupazionali nonostante anni di servizio, sia l’ente, costretto a operare in condizioni di perenne emergenza organizzativa, sia i fruitori finali dei servizi formativi, ovvero il personale sanitario.
Inoltre tra le principali fonti di finanziamento del ricorso all’utilizzo della collaborazione dei precari, vi è quella del Pnrr che a breve, il 30 giugno 2026, esaurirà i suoi effetti, mettendo fortemente a rischio sia il lavoro di tali professionalità, sia il regolare svolgimento dei servizi del Cepas. La situazione si è ulteriormente aggravata lo scorso 30 aprile con la scadenza di tutti i contratti di collaborazione in essere e, anche a causa della temporanea precarietà della governance del Centro, non si è proceduto al loro rinnovo. Dal 1° maggio tutti i collaboratori sono pertanto rimasti privi di occupazione, circostanza che ha determinato la proclamazione dello stato di agitazione.
L’audizione
Le problematiche sono state così esposte dai rappresentati del Siad Csa Cisal in I Commissione, presentando anche la spesa complessiva per la piena copertura dell’organico del comparto. Per la stabilizzazione dei 90 dipendenti sarebbero necessari 2 milioni di euro. In tal senso, la Commissione e il presidente Abbate hanno teso la mano, con la proposta di riuscire nelle prossime settimane ad ottenere una proroga fino al 31 dicembre 2026, per la quale sarà necessario mettere in gioco un milione di euro, per poi intervenire in fase di Finanziaria in maniera più solida, cercando di intraprendere la strada che possa condurre alla sperata stabilizzazione.



