“La maggioranza ha dato prova oggi di grandissima compattezza – ha detto il presidente della Regione – un dibattito acceso nel quale ho ascoltato tutti. Quello che ho riscontrato è l’assenza di una controproposta da parte dell’opposizione. Noi andiamo avanti con il nostro programma – ha aggiunto Schifani – non ho mai avuto dubbi sull’esito di questa di questa votazione, anche perché siamo dalla parte del giusto. Abbiamo il diritto e il dovere di governare, ce l’hanno chiesto i siciliani, ci hanno investito di questo ruolo e dobbiamo portarlo avanti”.
Schifani in Aula ha inoltre ricordato che nel 2002 aveva auspicato, così come poi è avvenuto anche grazie al suo impegno parlamentare, che la misura del carcere duro diventasse permanente e che venisse introdotto il sequestro “per equivalente” dei patrimoni mafiosi. E ha rivendicato le scelte del governo in difesa della legalità e per la prevenzione di rischi di infiltrazioni mafiose negli appalti della Regione. Infatti, il governo ha affidato i principali bandi a Invitalia e tutti i più importanti appalti sono sottoposti alla valutazione dell’Anac, tra questi quelli per i termovalorizzatori e per il polo pediatrico di Palermo.
In aula il presidente della Regione, alla fine del suo intervento, ha recepito le richieste di Ignazio Abbate, in qualità di portavoce dei sette deputati della DC all’Ars, il quale è intervenuto durante la seduta sulla mozione di sfiducia contro il governatore, offrendo una decisa conferma del sostegno del suo gruppo al Governo regionale.
L’intervento ha preso le distanze dalle dinamiche politiche per concentrarsi esclusivamente sull’operato amministrativo. L’appello si è concentrato sulle riforme cruciali elaborate dal gruppo Democrazia cristiana, ormai pronte ma in attesa della copertura finanziaria: la parità di genere salariale, la riforma della polizia locale, la riforma dei dirigenti regionali e quella degli enti locali. Importantissime riforme che passeranno alla storia.




