“Mafia e pizzo. Pagare non paga” arriva al Giardino dei Giusti di Palermo in occasione dell’Alloro Fest, con una nuova presentazione del libro scritto da Elio Sanfilippo e Maurizio Scaglione, autori anche di Mafia senza onore. L’appuntamento si è svolto nella giornata del 23 settembre al Giardino dei Giusti di Palermo, portando al centro del confronto uno dei fenomeni attraverso cui Cosa Nostra ha storicamente esercitato il proprio controllo sul tessuto economico e sociale siciliano.
La stagione di quest’anno ha visto grandissima partecipazione e tanto entusiasmo, con la collaborazione e l’importante contributo dell’editore Nicola Macaione.
Per Apprendi, ciò che ha suscitato maggiore interesse è stata la spiegazione del termine “cavallo di ritorno”, perché “è una cosa che a Palermo accade tutti i giorni, in tutti i momenti”. Si tratta di un fenomeno “che questi rappresentanti della mafia mettono in atto: per farti recuperare un mezzo o qualche altro bene rubato, ti chiedono di pagare il pizzo – continua il garante -. Molti palermitani, però, non sanno che si chiama “cavallo di ritorno” e la spiegazione di Maurizio Scaglione è stata seguita con particolare interesse”.
Apprendi si sofferma poi sull’esperienza di Elio Sanfilippo: “Per la sua storia e per il suo trascorso, anche come presidente della Lega delle Cooperative, ha sicuramente un’esperienza in più rispetto a tutti noi, avendo avuto a che fare con il mondo delle attività produttive”.
Un argomento che, secondo gli autori, è tornato prepotentemente d’attualità: “Il pizzo è nuovamente al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica dopo i recenti fatti che si sono verificati, tra attentati incendiari, intimidazioni e perfino colpi di Kalashnikov. Da questo punto di vista, il libro ha anticipato quello che oggi è tornato a essere un tema di grande attualità, anche alla luce della dura denuncia del procuratore della Repubblica Maurizio De Lucia, che ha parlato di una “violenza spropositata” negli ultimi mesi a Palermo”.
Mafia e pizzo. Pagare non paga
Pubblicato da Spazio Cultura Edizioni e che vede come editore Nicola Macaione, il volume ricostruisce la storia del pizzo e analizza il rapporto tra mafia e una parte del mondo imprenditoriale, soffermandosi sul significato della cosiddetta “messa a posto” e sulle diverse modalità attraverso cui si concretizza il pagamento della tangente mafiosa.
Il libro parte dalla storia del fenomeno per arrivare alla realtà contemporanea, interrogandosi sulle ragioni culturali e sociali che hanno consentito al pizzo di radicarsi nel territorio. Al centro ci sono tanto gli episodi di acquiescenza quanto le vicende di chi ha scelto di non sottostare alle richieste della criminalità organizzata, affrontando conseguenze che in alcuni casi hanno comportato la chiusura dell’attività e, nei casi più drammatici, la perdita della vita.
Il volume dedica particolare attenzione proprio a questo rapporto perverso tra criminalità organizzata e mondo economico. Il pizzo non viene raccontato soltanto come una richiesta estorsiva, ma come uno strumento attraverso cui la mafia può esercitare controllo sulle attività produttive, sulle relazioni economiche e sul territorio.
Accanto alla denuncia trovano spazio, quindi, le storie di chi ha scelto di rompere il meccanismo della sottomissione. Una parte importante del libro è dedicata agli imprenditori che hanno rifiutato di pagare e alle esperienze collettive nate per sostenere chi decide di denunciare, nella convinzione che il contrasto alle estorsioni non possa essere affidato soltanto alle singole vittime.



