Sono numerose le condanne nella sentenza della Cassazione sul Maxiprocesso Nebrodi. Il Maxiprocesso nasce dall’operazione del 15 gennaio 2020 denominata “Nebrodi”, una delle più vaste operazioni antimafia eseguite in Sicilia e la più imponente, sul versante dei Fondi Europei dell’Agricoltura in mano alle mafie, mai eseguita in Italia e all’Estero.
L’attività della DDA di Messina, guidata allora dal Procuratore Maurizio De Lucia oggi retta dal Procuratore Antonio D’Amato, ha squarciato il velo di silenzi e omertà che avevano soggiogato e sottomesso per anni un intero territorio e la Sicilia intera.
Così scrivevano magistrati nell’ordinanza: “In gran parte, oltre quelli depredati, si usavano terreni liberi, presi a caso da tutta la Sicilia e da zone impensabili dell’Italia, usati, spacciati come propri, per le raffinate truffe delle associazioni……; e ancora: “….la mafia che ha scoperto che soldi pubblici e finanziamenti costituiscono l’odierno tesoro e come siano diminuiti i rischi pur se i metodi restano criminali…..; e ancora: “…il campo di maggiore operatività è divenuto il grande business derivante dalle truffe ai danni dell’Unione Europea, come detto più remunerative e meno rischiose”.
Un meccanismo interrotto proprio da quel Protocollo che Giuseppe Antoci ha fortemente voluto insieme al Prefetto di Messina Stefano Trotta e che oggi continua ad essere applicato in tutta Italia. Quello strumento, recepito nei tre cardini del Nuovo Codice Antimafia e votato in Parlamento il 27 settembre 2015, ha posto le basi per una normativa che consente a Magistratura e Forze dell’Ordine di porre argine ad una vicenda che durava da tanti anni. Di fatto, tentano di aggirarla e vengono scoperti. Per tutto ciò l’ex Presidente del Parco dei Nebrodi, Presidente Onorario della Fondazione Caponnetto e oggi Europarlamentare del M5s, ha rischiato la vita in quel tragico attentato mafioso dal quale si è salvato grazie all’auto blindata e a quei valorosi uomini della sua scorta della Polizia di Stato, tutti promossi per merito straordinario e medaglia d’oro al valore civile, che quella notte ingaggiando un terribile conflitto a fuoco salvarono la vita al Presidente Antoci.
“Non si è mai felici quando le persone, anche a causa di sentenze definitive come questa, varcano le porte del carcere – aggiunge Antoci. Vorrei però tornare indietro a questi ultimi e lunghi 11 anni di vita, alla vita blindata vissuta insieme alla mia famiglia, a quella terribile notte, a quel terribile conflitto a fuoco, a quei valorosi poliziotti, oggi medaglia d’oro al valor civile, che mia hanno salvato la vita.
“Ecco sì – continua Antoci – la giustizia ha vinto, ma ha perso ancora una volta la dignità di un Paese e di un territorio che ha subito per anni la pressione criminale senza che nessuno lo difendesse. Noi lo abbiamo difeso e continueremo a farlo, nonostante il prezzo che stiamo pagando e che forse ancora pagheremo”.
“Adesso massimo impegno per replicare nostro lavoro con apposita norma Europea” , conclude Antoci.



