Il medico del futuro dovrà conoscere l’intelligenza artificiale, confrontarsi con colleghi di tutto il mondo e comprendere il funzionamento dei sistemi sanitari internazionali. È questa la visione di Luigi Bertinato, senior consultant dell’Ufficio europeo per gli Investimenti per la Salute e lo Sviluppo dell’Organizzazione mondiale della sanità di Venezia, intervenuto in occasione della presentazione della Executive Masterclass in Global Health Diplomacy, corso dedicato ai giovani professionisti della sanità.
La medicina del futuro tra intelligenza artificiale e salute globale
Secondo Bertinato, la professione medica sta vivendo una trasformazione profonda che rende indispensabili competenze nuove rispetto al passato.
“Fare il medico nel 2027 – spiega – significa trovarsi davanti alle stesse malattie, ma con strumenti completamente diversi per affrontarle. L’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie hanno cambiato la diagnostica e consentono di individuare con largo anticipo il rischio di sviluppare alcune patologie, permettendo di intervenire con strategie di prevenzione personalizzate”.
Per l’esperto dell’Oms, tuttavia, il cambiamento non riguarda soltanto la tecnologia. La crescente mobilità delle persone rende ormai insufficiente una formazione limitata al contesto nazionale. “Oggi non possiamo più pensare di fare soltanto il medico italiano o il medico siciliano. Siamo parte di una comunità sanitaria globale e possiamo confrontarci in tempo reale con colleghi di qualsiasi parte del mondo. Questo significa poter offrire ai pazienti cure migliori grazie alla collaborazione internazionale”.
Bertinato ricorda come la cooperazione tra medici abbia radici antiche. Nel XVI secolo, racconta, numerosi medici inglesi si formarono nelle università italiane, rimanendo colpiti dall’abitudine dei colleghi di confrontarsi quotidianamente sui casi clinici. Da quell’esperienza nacque il Royal College of Physicians, ancora oggi una delle principali reti professionali internazionali.
Sul tema dell’intelligenza artificiale, il consulente dell’Oms riconosce che esistono ancora resistenze, ma le considera fisiologiche. “Molti medici sono intimoriti dall’intelligenza artificiale, proprio come accadde decenni fa con i computer e con i telefoni cellulari. Anche allora sembravano strumenti lontani dalla pratica clinica, oggi invece sono indispensabili. Lo stesso accadrà con l’intelligenza artificiale, ma bisogna insegnare a utilizzarla perché diventi un supporto al medico e non qualcosa da temere”.
Secondo Bertinato, la medicina non si limiterà più a curare la malattia quando compare. Grazie all’intelligenza artificiale e alle nuove tecnologie sarà sempre più orientata a prevedere il rischio di sviluppare determinate patologie e a intervenire in anticipo con strategie di prevenzione. Per questo ritiene fondamentale che anche la Sicilia investa nella formazione sulle nuove tecnologie, affinché i giovani professionisti possano essere competitivi al pari dei colleghi europei.
La sfida della formazione e il valore dell’esperienza all’estero
Un altro tema affrontato durante l’intervista riguarda la cosiddetta fuga dei medici all’estero. Bertinato invita a cambiare prospettiva. “Fare un’esperienza fuori dall’Italia non dovrebbe essere considerato un abbandono, ma un arricchimento. Il problema nasce quando manca un collegamento stabile con il territorio di origine. Le aziende sanitarie dovrebbero costruire collaborazioni con gli ospedali dove lavorano i professionisti italiani all’estero, trasformando queste esperienze in una risorsa per tutto il sistema sanitario”.
L’esperienza internazionale, aggiunge, diventa sempre più importante anche per affrontare i cambiamenti demografici e migratori.
“Aver lavorato in Africa mi aiuta oggi a riconoscere con maggiore facilità alcune patologie nei pazienti provenienti da quei Paesi. La cooperazione internazionale e la conoscenza dei diversi contesti sanitari fanno ormai parte delle competenze che un medico deve possedere”.
Da qui l’invito ai giovani professionisti a candidarsi alla masterclass dedicata alla diplomazia sanitaria globale.
“Il corso rappresenta un’opportunità per comprendere come nascono gli accordi internazionali sulla salute, come vengono gestite le grandi emergenze sanitarie e quale ruolo svolgono organismi come l’Unione europea, il G7, il G20 e le Nazioni Unite. Sono competenze che diventeranno sempre più importanti per i medici del futuro. Tra gli argomenti affrontati ci saranno anche i grandi accordi internazionali sulla salute, come il trattato pandemico negoziato dopo il Covid, per comprendere come vengono prese le decisioni che incidono sulla gestione delle emergenze sanitarie e sulla cooperazione tra gli Stati”.
Per Bertinato, la medicina del prossimo decennio non si giocherà soltanto negli ospedali, ma anche nella capacità di collaborare oltre i confini nazionali, integrando innovazione tecnologica, formazione continua e cooperazione internazionale. “Queste – conclude – sono le competenze fondamentali per fare il medico nel 2027″.





