Una mobilità nazionale che, secondo il sindacato, non fotografa la reale situazione degli organici. È questa la denuncia della FISI Vigili del fuoco, che punta il dito contro la procedura relativa ai ruoli di Capo Squadra e Capo Reparto non specialisti, disciplinata dalla nota del Dipartimento dei Vigili del fuoco n. 64916 del 17 luglio 2026.
Al centro della contestazione c’è il caso del Comando provinciale di Messina, indicato come privo di posizioni carenti. Una classificazione che, secondo la segreteria provinciale della FISI, contrasta con la situazione effettiva del comando e con gli stessi documenti interni dell’Amministrazione.
Tra le criticità evidenziate c’è innanzitutto quella relativa ai vigili del fuoco originari del Messinese che da anni prestano servizio fuori provincia e che, con l’attuale procedura, vedrebbero sfumare la possibilità di rientrare vicino alle proprie famiglie. Il sindacato richiama inoltre le difficoltà operative del comando, dove il personale in servizio sarebbe chiamato a sostenere carichi di lavoro elevati per garantire il dispositivo minimo di soccorso, anche attraverso il ricorso al personale impiegato ai sensi dell’articolo 234.
Per la FISI, la situazione assume un peso ancora maggiore alla luce delle caratteristiche del territorio messinese, considerato tra i più complessi del Paese per esposizione ai rischi naturali. Dal rischio sismico a quello idrogeologico, fino agli incendi boschivi che interessano frequentemente i Peloritani e i Nebrodi, senza dimenticare la gestione dei distaccamenti delle isole Eolie, come Stromboli e Vulcano.
La segreteria provinciale richiama anche le storiche difficoltà logistiche della Sicilia, ricordando il progetto UAMA (Unità Approvvigionamento Materiali e Attrezzature), nato dopo il terremoto dell’Aquila del 2009 per rafforzare la capacità logistica delle Colonne mobili del Mezzogiorno e che, secondo il sindacato, non avrebbe mai raggiunto gli obiettivi inizialmente previsti.
La protesta coinvolge altri comandi. Secondo la FISI, il caso di Messina rappresenta soltanto uno degli esempi di una problematica più ampia che interesserebbe diversi comandi italiani.
Tra le sedi indicate figurano Palermo, dove il blocco delle movimentazioni riguarderebbe un comando strategico per la gestione delle emergenze regionali e delle Colonne mobili; Cosenza e Reggio Calabria, alle prese con territori caratterizzati da elevata esposizione ai rischi sismici e agli incendi boschivi; Caserta, dove il sindacato segnala ripercussioni sull’organizzazione dei turni e sul ricorso allo straordinario; e Vercelli, dove la mancata copertura dei ruoli qualificati potrebbe incidere sul ricambio operativo.
La FISI chiede quindi l’apertura di un confronto tecnico con il Dipartimento dei Vigili del fuoco e una revisione della procedura di mobilità, affinché le disponibilità siano coerenti con le effettive esigenze dei comandi.
“Le piante organiche virtuali non spengono gli incendi e non salvano vite – dichiara il segretario nazionale della FISI Vigili del fuoco, Carmelo Barbagallo –. Servono uomini, servono qualificati e serve una rettifica immediata della procedura di mobilità”.




