Il cambiamento climatico non riguarda soltanto temperature, siccità e fenomeni meteorologici estremi. Tra gli effetti che la ricerca scientifica sta studiando c’è anche quello sulle condizioni ambientali che permettono a determinati insetti di vivere, riprodursi e trasmettere agenti patogeni. Per la Sicilia il tema è particolarmente rilevante perché nell’Isola sono già presenti vettori e malattie trasmesse da vettori, mentre la ricerca sta cercando di capire in che modo le variazioni di temperatura e precipitazioni possano modificare nel tempo la loro distribuzione e la loro attività.
La zanzara tigre e il rapporto con la temperatura
Uno degli esempi più studiati è quello della zanzara tigre, Aedes albopictus. L’Istituto superiore di sanità indica temperature estive comprese tra 25 e 30 gradi come condizioni favorevoli allo sviluppo e alla dinamica della popolazione della specie. La temperatura, tuttavia, non è l’unico elemento determinante. Disponibilità di acqua, vegetazione, fotoperiodo e caratteristiche del microambiente contribuiscono alla presenza e alla diffusione della zanzara.
La relazione con il caldo, inoltre, non è lineare. Uno studio sperimentale pubblicato nel 2025 su Parasites & Vectors ha analizzato Aedes albopictus e Aedes aegypti in condizioni controllate a Phnom Penh, in Cambogia. Per la zanzara tigre, i ricercatori hanno stimato intorno ai 24,5 gradi la temperatura ottimale per la sopravvivenza delle femmine. Alle temperature più elevate lo sviluppo degli stadi immaturi è risultato più rapido, ma è aumentata anche la mortalità. Si tratta di risultati ottenuti in laboratorio e su popolazioni cambogiane, che non possono essere automaticamente trasferiti alla Sicilia, ma mostrano quanto sia complesso il rapporto tra temperatura e biologia delle zanzare.
Il rischio di dengue, chikungunya e Zika
La questione diventa sanitaria perché Aedes albopictus è un vettore competente per dengue, chikungunya e Zika. In Italia, tra il primo gennaio e il 30 giugno 2026, il sistema di sorveglianza nazionale coordinato dall’Istituto superiore di sanità ha registrato 169 casi confermati di dengue, 13 di chikungunya e 3 di Zika. Per tutte e tre le infezioni i casi risultavano associati a viaggi all’estero e non erano stati registrati decessi.
Questi numeri non documentano una trasmissione autoctona delle tre malattie in Italia nel periodo considerato. Mostrano però perché la sorveglianza dei vettori abbia un ruolo importante. Un’infezione può essere introdotta attraverso una persona che rientra da un Paese nel quale il virus circola e, in presenza di condizioni favorevoli e di un vettore competente, può esistere la possibilità di una trasmissione locale. Per questo il monitoraggio epidemiologico non riguarda soltanto i casi umani, ma anche gli insetti capaci di trasmettere i virus.
Il clima è una delle variabili che possono intervenire in questo sistema. Temperatura e precipitazioni possono influenzare sviluppo e sopravvivenza dei vettori, la loro attività stagionale e, per alcuni agenti patogeni, la velocità con cui il virus completa il proprio sviluppo all’interno dell’insetto. Non si tratta però di un meccanismo uguale per tutte le specie e non è possibile dedurre automaticamente un aumento delle malattie dall’aumento delle temperature.
In Sicilia il West Nile è già presente
La presenza del West Nile non costituisce quindi uno scenario ipotetico legato al futuro del clima. Il virus è già stato rilevato sul territorio siciliano. Diverso è sostenere che il cambiamento climatico ne stia determinando un aumento, cosa che i dati disponibili non consentono di affermare.
Il caso dei pappataci e della leishmaniosi
Per comprendere meglio il possibile rapporto tra condizioni climatiche e malattie trasmesse dagli insetti bisogna guardare anche ai flebotomi, conosciuti comunemente come pappataci. Sono piccoli insetti vettori di Leishmania infantum, il parassita responsabile della leishmaniosi.
In questo caso la Sicilia dispone di un dato scientifico particolarmente recente. Uno studio pubblicato nel luglio 2026 sulla rivista Parasites & Vectors ha analizzato il rapporto tra leishmaniosi, flebotomi, cani e condizioni ambientali nelle province di Palermo, Agrigento e Caltanissetta. La ricerca ha preso in esame il periodo 2022-2024 e ha individuato 67 casi umani confermati, 50 di leishmaniosi cutanea e 17 di forma viscerale. Nello stesso periodo sono stati raccolti 75.376 flebotomi, l’80,6 per cento dei quali nella provincia di Caltanissetta. Nel campione analizzato la specie predominante è risultata Phlebotomus perniciosus .
Lo studio ha esaminato anche la relazione tra presenza dei vettori e condizioni meteorologiche. Le catture sono risultate maggiori nei mesi caldi e l’attività dei flebotomi è stata analizzata in relazione a temperatura e precipitazioni. Gli autori indicano le tendenze climatiche tra i fattori che possono influenzare la dinamica della trasmissione e considerano possibile che i cambiamenti climatici contribuiscano a modificare la durata della finestra stagionale favorevole alla trasmissione della leishmaniosi. La ricerca, però, non dimostra che il cambiamento climatico abbia già provocato un aumento della leishmaniosi in Sicilia.
Cosa dicono i modelli sul futuro
Il dato siciliano si inserisce in una ricerca più ampia. Uno studio pubblicato nel 2025 su Scientific Reports ha elaborato modelli per sei specie di flebotomi presenti in Italia, confrontando diversi scenari climatici. Per Phlebotomus perniciosus, uno dei principali vettori di Leishmania infantum, le simulazioni hanno stimato possibili cambiamenti nella distribuzione potenziale e nell’idoneità degli habitat in funzione degli scenari climatici considerati. Le proiezioni riguardano periodi futuri e devono quindi essere lette come scenari modellistici, non come previsioni certe.
È una distinzione fondamentale. La ricerca scientifica non dice che la Sicilia sarà necessariamente invasa da nuovi insetti o che le malattie trasmesse dai vettori aumenteranno automaticamente ma indica piuttosto che il clima è una delle variabili capaci di modificare le condizioni nelle quali questi organismi vivono e si riproducono. A queste si aggiungono urbanizzazione, disponibilità di acqua, vegetazione, presenza di animali serbatoio, mobilità delle persone e capacità di sorveglianza sanitaria.
La sfida per la sanità pubblica
La Sicilia dispone già di alcuni degli elementi che rendono concreto il problema. La sorveglianza ha documentato la circolazione del West Nile virus nell’Isola, mentre la leishmaniosi è presente e un recente studio ha messo in relazione casi umani, infezioni nei cani, presenza dei flebotomi e condizioni climatiche in tre province siciliane. Allo stesso tempo, la sorveglianza nazionale continua a registrare casi importati di dengue, chikungunya e Zika, per i quali la presenza della zanzara tigre costituisce un elemento rilevante del rischio di trasmissione.
Il punto, dunque, non è stabilire se in Sicilia ci saranno semplicemente più zanzare. La questione scientifica è capire se e come cambieranno nel tempo la distribuzione degli insetti vettori, la loro attività stagionale e le condizioni ambientali favorevoli alla trasmissione delle malattie.
Per la sanità pubblica questo significa soprattutto una cosa ovvero continuare a sorvegliare non soltanto i casi umani, ma anche gli insetti, gli animali serbatoio e le condizioni ambientali nelle quali i cicli di trasmissione possono svilupparsi. In una regione mediterranea come la Sicilia, dove alcuni di questi vettori e patogeni sono già presenti, conoscere come cambiano questi equilibri può diventare una parte sempre più importante della prevenzione.





