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La situazione

Nuova legge elettorale, dal campo largo a ScN: come cambiano gli equilibri politici in Sicilia 

sabato 3 Ottobre 2026

Nella Sicilia distratta dalla manovrina un occhio è rivolto a Roma. E no, non stiamo parlando di vertici oltre i confini regionali né di sedute spiritiche. La nuova legge elettorale sta prendendo forma e la settimana alle porte potrebbe essere quella decisiva. Il testo che verrà partorito da Montecitorio spianerà la strada verso l’anno delle elezioni. Nel 2027, a cascata, nazionali, regionali e amministrative promettono di tenere banco. Ma la norma avrà effetti nell’immediato futuro, rispondendo ad un quesito che si rincorre ormai da settimane: come dovranno prepararsi e presentarsi i partiti agli appuntamenti elettorali? L’Isola osserva. Attendono pezzi di centrodestra da un lato, dall’altro Controcorrente e Progetto civico, e più in generale tutto il campo progressista, ma anche Sud chiama Nord e l’astro nascente Futuro Nazionale.

Quando arriverà la nuova legge?

Il primo scoglio è stato superato ieri. Il centrodestra ha bocciato, a scrutinio segreto, con 229 no, le cinque pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni in aula. Lunedì il Governo porrà tre fiducie sui primi tre articoli del provvedimento modificati al Senato. I primi due, sui quali sono stati presentati una sessantina di emendamenti, riguardano preferenze e firme. Il terzo, che verrà votato mercoledì sempre con fiducia, riguarda una revisione territoriale dei collegi di Merano, Bolzano e Bressanone. Sul punto non ci sono emendamenti, ma è comunque possibile chiedere il voto segreto sull’articolo. E dunque, per evitare di mostrare il fianco a eventuali malpancisti della maggioranza, approfittando di questa norma più ‘piccola’, anche qui verrà messa la fiducia. Si voterà invece senza fiducia, ma a scrutinio palese sulla modifica all’articolo 8 riguardante l’estensione del voto dei fuorisede ai caregiver, non ci sono comunque emendamenti ed è stato votato a Palazzo Madama all’unanimità. Dopo l’esame degli ordini del giorno nel pomeriggio del 7 ottobre, giovedì 8, alle ore 12:30, si terrà il voto finale sul testo.

I punti principali

Tra i temi più chiacchierati quello relativo alle firme. Sale da 1.500 a 6mila il numero minimo di firme per collegio che chi non è in Parlamento deve raccogliere per correre alle elezioni. Si tratta, quindi, di 450mila sottoscrizioni (sommando quelle necessarie nei 49 collegi della Camera ai 26 del Senato) se si vuole correre ovunque (almeno 225mila per l’obbligo di correre in almeno metà dei collegi). Resta esentato, come previsto nella legge attuale, chi ha due gruppi in Parlamento, così come, in base a una modifica introdotta alla Camera e confermata in Senato, ha almeno un gruppo formatosi entro il 31 dicembre 2025. Esentati dalla raccolta delle firme da raccogliere per la circoscrizione Estero (tra 500 e mille di residenti nella relativa ripartizione come previsto dall’attuale legge) i partiti o i gruppi politici costituiti in gruppo parlamentare, anche in una sola delle due Camere, al momento della convocazione dei comizi o che nell’ultima elezione hanno presentato candidature con proprio contrassegno e hanno ottenuto almeno un seggio in una delle due Camere. In caso di voto anticipato in base alla legge il numero delle firme da raccogliere è la metà.

Tra le novità il superamento dei collegi uninominali secchi del Rosatellum, con l’introduzione delle preferenze sulla scheda per i candidati all’interno dei listini, ma con la presenza del capolista bloccato, e  il diritto di voto nei Comuni di domicilio temporaneo agli elettori fuori sede e ai loro caregiver per le elezioni politiche, europee e referendarie.

L’attenzione sarà focalizzata sulle coalizioni, il premio di governabilità e la soglia di sbarramento. Se una coalizione, o una singola lista, raggiunge almeno il 42% dei voti sia alla Camera sia al Senato, otterrà un premio di governabilità: 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi. ​Nessuna coalizione, però, per garanzie costituzionali, potrà superare i 220 deputati e i 113 senatori. Qualora nessuna coalizione tocchi la soglia del 42%, la ripartizione dei seggi avverrà con metodo proporzionale puro. Per accedere al riparto dei seggi una coalizione dovrà ottenere almeno il 10% dei voti nazionali, mentre i singoli partiti dovranno superare la soglia di sbarramento fissata al 3%.

Anche i partiti coalizzati che non raggiungeranno il 3% contribuiranno, con i propri voti, al totale di coalizione, necessario per far scattare il premio del 42%. Per la ripartizione dei seggi all’interno di una coalizione che supera il 10%, è previsto il “ripescaggio” di una sola lista, quella con il miglior risultato, tra quelle rimaste sotto la soglia del 3%. ​

Come cambiano gli equilibri in Sicilia

Direttamente o indirettamente la Sicilia sarà interessata dalle conseguenze della nuove legge elettorale, con possibili scossoni sugli equilibri politici regionali.

Nel caso del centrodestra si aprirà uno scenario legato alla composizione delle liste e al raggiungimento sereno, o almeno il più possibile, della soglia di sbarramento: Lega, Democrazia Cristiana, Noi Moderati e Udc. Le settimane successive all’ok alla Camera dei deputati, massimo i primi mesi del 2027, saranno decisivi per stabilire le strategie da adottare. I due cantieri, nazionale e regionale, inevitabilmente saranno legati tra di loro.

Chi è pronto a scoprire le proprie carte è anche il campo progressista. Chi sarà il candidato della coalizione per la guida della Regione Siciliana? Prima bisognerà comprendere le prossime mosse sul tavolo nazionale, composto da PD, M5S e AVS, poi toccherà alle sorti dell’Isola. Dopo l’ultimo vertice al Centro studio Pio La Torre, a Palermo, il prossimo appuntamento è previsto per fine ottobre. Massimo metà novembre arriveranno delle novità (CLICCA QUI). Da chiarire anche la posizione che potrà assumere Progetto civico e Controcorrente, i cui rappresentati ed esponente sono scesi in piazza nelle scorse settimane per contestare l’aumento del numero di firme necessarie per correre al Parlamento nazionale.

Infine alcune incognite. Futuro Nazionale si sta consolidando sul panorama italiano, ma la capacità di radicamento nei territori potrà essere testata solo alle urne. Chi si sarebbe già portato avanti è Sud chiama Nord. Il 27, 28 e 29 ottobre a Roma sarà presentato il manifesto nazionale, la piattaforma programmatica di ScN, con altre figure e movimenti che entreranno a far parte del progetto nazionale. Novità importanti potrebbero arrivare già domani, domenica 4 ottobre: “Ad Assisi– aveva anticipato in conferenza stampa Cateno De Luca – verrà stabilita la strategia dell’evoluzione che ci permetterà di puntare al 3%. Sarà un incontro a porte chiuse con rappresentanti nazionali di più partiti. Sarò lì da spettatore, ma non sarò l’unico spettatore. Poi la conferenza stampa il 27 ottobre. Se si evolve come mi auguro cambieranno gli equilibri nazionali” (CLICCA QUI). Qualche ora fa l’annuncio sui social: “Accordo chiuso! La prossima settimana nascerà nel Parlamento Italiano, alla Camera dei deputati, la componente di Sud chiama Nord”. Cosa bollirà in pentola?

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