Due progetti. Due associazioni diverse che opererebbero nella stessa sede. Una presieduta dal padre e l’altra dalla figlia. E’ questo quanto denunciato dall’esponente del PD Mariangela Di Gangi a proposito del bando relativo ai fondi per la Democrazia Partecipata emanato dal Comune di Palermo. L’esponente Dem, insieme alla capogruppo di Oso-Controcorrente Giulia Argiroffi, avevano scritto una nota questa mattina al presidente del Consiglio Comunale Giulio Tantillo sottolineando “elementi di collegamento personale, familiare, organizzativo e professionale che rendono necessario verificare se l’applicazione della previsione secondo cui ciascun soggetto istante può presentare una sola proposta sia avvenuta in modo coerente con i principi di effettiva pluralità e parità di accesso alla procedura“.
La denuncia di Mariangela Di Gangi in aula
Nel suo intervento, Mariangela Di Gangi ha puntato il dito contro la mancata pubblicità concessa al bando, sottolineando alcune incogruenze rispetto al bando per la Democrazia Partecipata. “Non sono stati effettuati gli adempimenti di merito. La percentuale di votanti è ridicola. Gli aventi diritto che hanno esercitato il proprio voto sono appena 10.000, ovvero l’1,9%. Ho visto che la metà di questi voti era concentrata nelle prime tre proposte. Allora mi sono addentrata nella lettura dei progetti. Ed è a quel punto che abbiamo scoperto, insieme alla collega Argiroffi, che il Comune di Palermo non stava finanziando un progetto che promuoveva la cultura nei territorio, ma degli spettacoli da realizzare in uno specifico teatro“.
Fatto che andrebbe contro i principi del bando, mirato alla selezione di una proposta di interesse generale. Quest’ultima, secondo quanto si legge nella nota sottoscritta da Di Gangi ed Argiroffi, “non può, però, tradursi nella preventiva individuazione della sede, del gestore, degli artisti, delle compagnie, dei tecnici o degli altri soggetti chiamati eventualmente a rendere prestazioni necessarie alla sua attuazione“.
“Padre e figlia in gara con due progetti diversi”
A tal proposito, l’esponente del PD ha aggiunto in aula: “Fossi nel proprietario del teatro, non esulterei tanto. Se qualche esponente politico od ex tale pensa di poter aggirare il fatto di non aver ottenuto contenuti a pioggia con un finanziamento ripiegando su un bando con altre finalità, dovranno passare su ogni consigliere che ha votato una misura che serve esattamente all’opposto“.
Fra le contestazioni mosse nella nota, in particolare, Argiroffi e Di Gangi sottolineano che “Le due proposte sono state formalmente presentate da soggetti giuridici distinti. Dalla documentazione prodotta emergono tuttavia elementi di collegamento personale, familiare, organizzativo e professionale che rendono necessario verificare se l’applicazione della previsione secondo cui ciascun soggetto istante può presentare una sola proposta sia avvenuta in modo coerente con i principi di effettiva pluralità e parità di accesso alla procedura. Le due cooperative, peraltro, risultano avere sede nel medesimo indirizzo. I rispettivi progetti sono riferiti a una medesima filiera culturale e teatrale e, ove entrambi finanziati, assorbirebbero complessivamente 95.700 euro, pari a quasi il 38% dell’intero stanziamento annuale per la democrazia partecipata“.
Ed è su questo che arriva l’affondo più deciso in aula di Mariangela Di Gangi. “Troviamo particolarmente inquietante che un soggetto giuridico abbia sede nella stessa sede di un altro aggiudicatario. Questo perchè sono padre e figlia“.



