L’ufficio Statistica del Comune ha reso noti i dati definitivi dei prezzi al consumo a Palermo nel mese di gennaio 2026.

L’inizio del 2026 per l’economia di Palermo, con l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale (NIC), fa registrare una variazione congiunturale del +0,8%. Questo dato inverte la tendenza del mese di dicembre 2025, che si era chiuso con una lieve flessione del -0,1%.

Su base annua, la variazione tendenziale si attesta al +1,3%, mantenendo la medesima velocità di crescita osservata nel mese precedente.
La causa principale di questo incremento mensile è rappresentato dai costi legati all’abitazione, acqua, elettricità e gas, che hanno subito un’impennata. Parallelamente, su base annua, spicca il rincaro dei servizi finanziari e assicurativi, che si confermano la voce di spesa più onerosa rispetto a gennaio 2025.
Al contrario, si registrano segnali di deflazione nel settore dei Trasporti e nell’informazione e comunicazione, che segna la riduzione tendenziale più marcata del paniere.
Il quadro generale dei prezzi al consumo di Palermo e la nuova metodologia Istat
Il rapporto dell’Ufficio Statistica del Comune di Palermo per il mese di gennaio 2026 non rappresenta solo un aggiornamento numerico, ma segna l’avvio di un nuovo ciclo di monitoraggio economico. Con il rilascio dei dati definitivi di questo mese, l’Istat ha ufficializzato la transizione alla versione 2 della classificazione dei consumi ECOICOP (European Classification of Individual Consumption by Purpose).
Contestualmente, è stata introdotta la nuova base di riferimento statistica, fissata a 2025=100, parametro essenziale per garantire la pertinenza dei dati rispetto alle abitudini di spesa attuali delle famiglie palermitane.

A Palermo l’indice dei prezzi al consumo per l’intera collettività nazionale (NIC) nel mese di gennaio ha fatto registrare una variazione congiunturale pari a +0,8% (-0,1% il mese precedente). Questo scarto minimo indica che la spinta inflattiva di inizio anno è diffusa trasversalmente tra i beni e i servizi, pur con picchi specifici in determinati settori.
Rispetto a gennaio 2025 la variazione tendenziale è pari a +1,3% (+1,3% anche il mese precedente). La stabilità del dato tendenziale suggerisce che, nonostante il forte balzo mensile dovuto a fattori stagionali o tariffari, la dinamica inflattiva di lungo periodo rimanga, per ora, sotto controllo.
Questo quadro emerge in un contesto di profondo rinnovamento metodologico, caratterizzato dal passaggio alla versione 2 della classificazione ECOICOP e alla nuova base di riferimento 2025=100.
Analisi delle divisioni di spesa
L’analisi per comparti evidenzia una forte polarizzazione: delle tredici divisioni analizzate, dieci mostrano un aumento congiunturale, due sono in diminuzione e una resta invariata.
I rincari dominanti
Diverso è il caso dei “Servizi finanziari e assicurativi”, che registrano il rincaro annuo più elevato del report: +5,6%. Su base mensile l’aumento è più contenuto (+0,3%), suggerendo che il rincaro si è consolidato progressivamente durante gli ultimi dodici mesi. Anche il settore “Arredamenti e manutenzione della casa” mostra dinamiche vivaci con un +1,4% mensile.
I beni di prima necessità continuano a esercitare una pressione moderata. I “Prodotti alimentari e bevande analcoliche” crescono dello 0,6% nel mese e del 2,4% nell’anno.
Valori quasi identici per “Bevande alcoliche, tabacchi e droghe”, con un +1,1% congiunturale e un +2,4% tendenziale.
Le flessioni
In controtendenza rispetto al dato generale, i “Trasporti” segnano la riduzione mensile più significativa: -1,7%. Su base annua il calo è del -1,1%. Questo dato è particolarmente rilevante poiché bilancia parzialmente i rincari energetici domestici.
Ancora più netta è la flessione nell’“Informazione e comunicazione”, che registra un calo annuo del -3,1%. Questo trend riflette la costante pressione competitiva e l’innovazione tecnologica che tende ad abbassare i costi di servizi e apparati elettronici.
Il confronto territoriale: Palermo nel contesto nazionale
Il confronto tra l’andamento dei prezzi a Palermo e la media nazionale rivela discrepanze interessanti. A gennaio 2026, mentre Palermo segna un’inflazione tendenziale del +1,3%, il dato nazionale provvisorio si ferma al +1,0%. Questo divario di 0,3 punti percentuali indica che il capoluogo siciliano sta vivendo una fase inflattiva leggermente più accentuata rispetto al resto del Paese.
Analizzando l’arco temporale di 24 mesi (gennaio 2024 – gennaio 2026), si osserva che Palermo ha vissuto oscillazioni più marcate:
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Nel 2024, l’inflazione locale era partita dallo 0,7% di gennaio per poi stabilizzarsi intorno all’1%.
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Nel 2025, si è assistito a una crescita rapida che ha portato l’indice vicino al 2,3% nel mese di marzo.
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Successivamente, Palermo ha vissuto un brusco rallentamento, scendendo fino allo 0,6% di ottobre 2025, un valore significativamente inferiore alla media nazionale di quel periodo.
Tuttavia, negli ultimi tre mesi analizzati (novembre 2025 – gennaio 2026), il trend si è nuovamente invertito. Palermo ha mostrato una risalita più rapida della media nazionale, passando dall’1,0% di novembre all’attuale 1,3% , mentre l’Italia, nello stesso periodo, è passata dall’1,1% all’1,0%.
L’impatto nel carrello e in bolletta a Palermo per residenti e famiglie
Per i residenti e la famiglia media che vive a Palermo, i dati tecnici dell’Istat di gennaio 2026 non sono solo percentuali su un grafico, ma si traducono in scelte concrete al momento di pagare le bollette o di fare la spesa al mercato.
Sebbene l’inflazione generale sembri contenuta su base annua, la realtà quotidiana è fatta di “pesi” differenti che colpiscono il portafoglio in modo asimmetrico.

La casa: il vero “salasso” di gennaio
Il dato più preoccupante per il budget domestico è senza dubbio il balzo del +4,7% nelle spese per l’abitazione in un solo mese. Per una famiglia che vive in un appartamento standard, questo significa che il nuovo anno è iniziato con una pressione immediata sulle spese fisse.
Se a questo aggiungiamo che anche la manutenzione della casa e l’acquisto di mobili sono aumentati dell’1,4%, appare chiaro che “stare in casa” è diventato improvvisamente più costoso.
Una famiglia che sta pianificando una piccola ristrutturazione o deve cambiare un elettrodomestico si trova oggi a dover stanziare un budget sensibilmente superiore rispetto a soli trenta giorni fa.
La spesa alimentare: un rincaro costante
Comprare pane, pasta, carne o verdura costa oggi circa il 2,5% in più rispetto allo scorso anno.
Per chi fa la spesa ogni giorno nei mercati storici come Ballarò o il Capo, o nei supermercati, questo significa che lo scontrino medio è aumentato: dove prima si spendevano 100 euro, ora ne servono 102,5. Se moltiplichiamo questo dato per tutte le spese dell’anno, il peso diventa significativo, specialmente per le famiglie con figli o per i pensionati con reddito fisso.
Banche e assicurazioni: la sorpresa amara
Spesso trascuriamo i costi dei servizi, ma il report evidenzia un aumento record del 5,6% per i servizi finanziari e assicurativi. Per il cittadino palermitano, questo si traduce in commissioni bancarie più alte, canoni di tenuta conto che lievitano e polizze auto (RC Auto) o sulla vita più onerose.
È una spesa “invisibile” perché spesso addebitata automaticamente, ma è quella che è cresciuta di più in assoluto a Palermo all’apertura dell’anno 2026.
Le buone notizie: tecnologia e mobilità

Non tutto è in aumento. Se si deve cambiare lo smartphone, attivare una nuova linea internet o acquistare un computer, troverà prezzi più bassi del 3,1% rispetto all’anno scorso. È un piccolo sollievo che però non sempre compensa il rincaro dei beni primari.
Anche muoversi in città o viaggiare è diventato leggermente più economico a gennaio: il calo del -1,7% nei trasporti è una boccata d’ossigeno per i pendolari che utilizzano l’auto propria o i mezzi pubblici, riflettendo forse una tregua nel prezzo dei carburanti o delle tariffe ferroviarie e aeree dopo le festività natalizie.
Per le famiglie e i cittadini in generale a Palermo il 2026 è iniziato in salita, e la gestione del bilancio familiare richiederà quest’anno una cura ancora maggiore, specialmente per far fronte a quei costi “obbligati” come le bollette e i servizi finanziari che non permettono grandi margini di manovra.




