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L'esperto

Prevenzione dei tumori, Vitale: “Conoscere la malattia per organizzare meglio cure e assistenza” CLICCA PER IL VIDEO

martedì 9 Giugno 2026

Prevenire i tumori non significa soltanto correggere gli stili di vita individuali. Significa conoscere il territorio, misurare l’incidenza delle patologie, rafforzare gli screening, promuovere le vaccinazioni e costruire una rete capace di intercettare i bisogni reali della popolazione. È una sfida sanitaria, sociale e organizzativa che riguarda i cittadini, le istituzioni, le università e l’intero servizio sanitario.

“Fare prevenzione oncologica oggi è un dovere per tutti, sia per i cittadini sia per le istituzioni sanitarie. Per i cittadini significa cercare di evitare lo sviluppo di un tumore, proteggere la propria salute, vivere più a lungo e vivere meglio. Per le istituzioni, per il servizio sanitario regionale e per le università significa fare ricerca, produrre dati e mettersi al servizio della comunità, affinché il carico di malattia oncologica sia il più basso possibile”.

A dichiararlo è Francesco Vitale, professore ordinario di Igiene generale e applicata all’Università di Palermo e direttore dell’U.O.C. di Epidemiologia Clinica con Registro Tumori del Policlinico “Paolo Giaccone”, per il PROMISE, il Programma Mattone Internazionale Salute, che nel quadro delle sue attività di promozione della salute sostiene iniziative volte alla sensibilizzazione oncologica, alla diffusione della cultura degli screening e della prevenzione vaccinale, alla collaborazione tra sistemi sanitari europei e alla condivisione delle buone pratiche cliniche.

“La malattia oncologica rappresenta un carico enormemente impegnativo, prima di tutto per la salute di ciascuno di noi, ma anche per il servizio sanitario, che deve organizzarsi per diagnosticare, curare e seguire i pazienti nelle diverse fasi della malattia. Per questo la prevenzione non è un tema astratto. È una responsabilità concreta, che deve tradursi in dati, percorsi, vaccinazioni, screening e servizi accessibili”, prosegue.

Il ruolo dei registri tumori

Oggi abbiamo bisogno di sapere quanti sono i tumori, in quali sedi si sviluppano, quando compaiono e come possiamo affrontarli con la prevenzione. Tutto questo appartiene all’epidemiologia, cioè alla capacità di capire come una patologia si distribuisce nella popolazione. Per noi dell’Università di Palermo e del Dipartimento PROMISE, produrre dati significa mettere le istituzioni nelle condizioni di organizzare meglio l’assistenza”.

“I registri tumori servono a quantificare quanta malattia esiste attraverso misure epidemiologiche precise. Gli indicatori principali sono tre: incidenza, prevalenza e sopravvivenza. L’incidenza indica il numero di nuovi casi di tumore in una determinata popolazione e in un determinato periodo. Nel nostro caso guardiamo a Palermo e provincia, un’area vasta e composta da comuni molto diversi tra loro. Parliamo di circa un milione e duecentomila persone, distribuite tra Palermo metropolitana e gli 82 comuni della provincia. In questi territori la patologia oncologica può presentarsi con livelli diversi. Per questo calcoliamo ogni anno quanti nuovi casi di tumore vengono diagnosticati e in quali sedi”.

“Misurare l’incidenza ci permette di osservare come cambiano nel tempo il tumore della mammella, il tumore del colon-retto e altre patologie oncologiche. Senza questi dati rischieremmo di muoverci alla cieca. Con i dati, invece, possiamo programmare, correggere e valutare la qualità delle risposte sanitarie. Accanto all’incidenza abbiamo la prevalenza, cioè il numero di casi presenti in un determinato momento. È un’informazione essenziale, perché sulla base di questi numeri dobbiamo organizzare strutture diagnostiche, cliniche, chirurgiche, oncologiche, radioterapiche e, quando serve, anche dedicate alle cure palliative. Sapere quanti pazienti ci sono non è un esercizio statistico, ma il punto di partenza per costruire una rete assistenziale adeguata”.

Sopravvivenza e qualità delle cure

“Il terzo indicatore è la sopravvivenza, che varia moltissimo a seconda della sede tumorale. Per il tumore della mammella, ad esempio, abbiamo sopravvivenze a cinque anni molto elevate, intorno al 95%. Questo significa che oggi conosciamo meglio questa malattia, sappiamo monitorarla, seguirla, diagnosticarla e trattarla con strumenti sempre più efficaci”.

“Il compito di un registro tumori è fornire strumenti per organizzare, gestire e valutare la qualità dell’assistenza oncologica in un territorio. A Palermo lavoriamo su questo dal 2003-2004, perché abbiamo sempre creduto nell’importanza di dati radicati nella popolazione, non astratti, ma legati ai cittadini, ai comuni, alle famiglie e ai percorsi di cura”.

“Cerchiamo periodicamente di restituire i dati alla popolazione e alle amministrazioni locali, anche attraverso incontri con i sindaci, perché il sindaco è la prima autorità sanitaria del territorio. È un passaggio importante soprattutto nei piccoli comuni, dove i giovani spesso vanno via e resta una quota più alta di persone anziane. Più viviamo a lungo, maggiore diventa la probabilità di sviluppare patologie croniche e degenerative. Questo non deve generare paura, ma consapevolezza. Se misuriamo la malattia e la conosciamo, possiamo migliorare l’approccio diagnostico, terapeutico e assistenziale”.

Vaccini, screening e diagnosi precoce

“Vaccini, screening e diagnosi precoce sono strumenti centrali e si rafforzano reciprocamente. Oggi abbiamo vaccini straordinari. Penso al vaccino contro l’HPV, il primo pensato e sviluppato per prevenire una forma importante di cancro, il carcinoma della cervice uterina. Ma l’HPV non riguarda soltanto le donne. Esistono tumori HPV-correlati anche nella popolazione maschile. Oggi possiamo vaccinare sia le ragazze sia i ragazzi con una vaccinazione sicura, efficace e duratura nel tempo. Dobbiamo farlo meglio, perché purtroppo non sempre ci crediamo abbastanza e non sempre riusciamo a raggiungere le coperture necessarie. Eppure è uno degli strumenti più forti che abbiamo per ridurre il rischio di tumori correlati al papillomavirus”.

“Le vaccinazioni sono una parte fondamentale della prevenzione oncologica. Penso all’HPV, ma anche all’epatite B e ad altre vaccinazioni che possono aiutarci nella prevenzione di alcune patologie tumorali. Poi ci sono gli screening oncologici, percorsi gratuiti, standardizzati e organizzati dal servizio sanitario”.

“Lo screening per la mammella, per il colon-retto e per la cervice uterina consente di intercettare precocemente lesioni o tumori in fase iniziale, quando le possibilità di cura sono maggiori. La sanità pubblica offre questi percorsi gratuitamente, con il sostegno della medicina generale e con il coinvolgimento della rete sanitaria. Sugli screening siamo ancora indietro rispetto a ciò che dovremmo fare. Per questo dobbiamo lavorare di più sull’informazione, sulla fiducia dei cittadini e sulla capacità di raggiungere le persone nei territori. Uno screening funziona davvero se il cittadino riceve l’invito, lo comprende e partecipa”.

Una responsabilità condivisa

“La prevenzione non si fa con un singolo atto, ma con un sistema. Servono registri tumori, vaccinazioni, screening, medicina generale, istituzioni, università e una comunicazione chiara, capace di spiegare ai cittadini perché partecipare è importante. Come università e come Policlinico abbiamo il dovere di produrre conoscenza, ma anche di restituirla. La terza missione significa mettere il sapere scientifico a disposizione della comunità. Nel campo oncologico vuol dire aiutare le istituzioni a programmare, sostenere gli screening, promuovere le vaccinazioni, dialogare con i territori e rafforzare la cultura della prevenzione”.

“Nessuna paura, ma molta responsabilità. I tumori vanno conosciuti, misurati e affrontati con gli strumenti che abbiamo. Se vacciniamo, facciamo screening e diagnosi precoce, possiamo ridurre il peso della malattia e migliorare la vita delle persone. Questa è la vera sfida della prevenzione oncologica oggi”, conclude Vitale.

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