“Pupi Siciliani” Storia di artigianato di un mondo magico “perché la tradizione è un fiume e la sua vita è l’acqua, che scorrendo si rinnova continuamente…” Cit. Mimmo Cuticchio.
Se Collodi ci fece innamorare di quel burattino che, tra le mani di Geppetto, assunse le sembianze di un vero bambino, facendoci credere alla magia della vita attraverso un racconto, pensate all’impatto che tutte le arti sceniche hanno sugli spettatori e sulla loro capacità immaginativa. Il grande Eduardo De Filippo si esprimeva così in una celebre citazione “Il teatro porta alla vita quello che la vita non porta, e ferma il tempo nel momento in cui lo esprime”.
E allora non serve a nulla immaginare un pupo siciliano della caratura dell’illustre “Astolfo” salire sul palco che è stato teatro dell’evento dell’estate palermitana per antonomasia. No, non serve immaginarlo perchè Astolfo e il suo puparo “Giacomo Cuticchio” hanno davvero calcato il palco dell’ippodromo della favorita per una delle tappe del Jova summer party. Momento culminato in un abbraccio tra il pupo e il cantante stesso che ha definito Astolfo “paladino di giustizia e amore”.
L’Opera dei Pupi
È difficile stabilire con certezza quando e dove nasca l’Opera dei Pupi, ma le sue radici affondano
nella tradizione dei cuntisti e nei racconti cavallereschi diffusi in Sicilia. Nel Settecento i pupari palermitani iniziano a trasformare i semplici pupi in paggio in veri e propri guerrieri, rivestendoli di armature e dando vita al grande teatro dei Paladini di Francia.
Una tradizione che attinge alle Chansons de geste e al Ciclo Carolingio, mescolando storia,
leggenda, amore, duelli e battaglie. Ed ecco allora comparire sul piccolo palcoscenico Orlando, valoroso paladino e simbolo dell’onore cavalleresco. Al suo fianco Rinaldo, fiero e ribelle, sempre pronto a lanciarsi nell’ennesima sfida.
E poi Astolfo, il più bizzarro e imprevedibile, protagonista persino del viaggio sulla luna alla ricerca
del senno perduto di Orlando. Senza dimenticare Ferraù, eterno rivale, e la bellissima Angelica,
capace di mettere in subbuglio cuori, eserciti e destini. Dietro ogni pupo c’è la mano del puparo, che attraverso fili, voce e gesti trasforma il legno in un autentico protagonista. Nel 2001 arriva anche il riconoscimento UNESCO dell’Opera dei Pupi come patrimonio orale e immateriale dell’umanità, soprattutto grazie al lavoro portato avanti dall’Associazione Figli D’Arte Cuticchio.
Mimmo Cuticchio, classe 1948 è il puparo in vita che più di tutti può raccontare l’evoluzione di un’arte popolare così ricca di contenuti. Lui che sin dagli anni 50 con il papà e la sua famiglia già da piccolino portava in giro per la Sicilia, quella verace schiettezza di un’opera teatrale itinerante e accessibile a tutti. E così le gesta eroiche dei personaggi dell’Opera dei Pupi rivivevano sui quei palchi, coinvolgendo grandi e piccini. Una forma teatrale per il sottoborgo, che non aveva di certo i lustri del grande teatro destinato all’élite, dove la magia dei racconti prendeva vita ugualmente elargendo cultura attraverso una forma sana di intrattenimento “povero”.
Così l’Opera dei Pupi diventa molto più di uno spettacolo: è un racconto popolare di fede, lealtà, giustizia e senso dell’onore tramandato di generazione in generazione. Perché quando Orlando, Rinaldo e Astolfo tornano a combattere sulla scena, quei pupi non sono più semplici marionette: è la Sicilia stessa che, attraverso quei fili, continua a raccontare la propria storia.




