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Dalle strutture green alla gestione dei processi

Quanto pesa un ospedale sull’ambiente? La sanità alla prova della sostenibilità

martedì 5 Maggio 2026

Il settore sanitario, spesso percepito esclusivamente come luogo di cura, è in realtà anche un sistema produttivo ad alta intensità energetica e ambientale.

Secondo i dati pubblicati su The Lancet Planetary Health, il comparto sanitario globale è responsabile di circa il 4,4% delle emissioni di gas serra, una quota che, se fosse attribuita a uno Stato, lo collocherebbe tra i principali emettitori al mondo. Anche in Europa il peso del comparto sanitario è rilevante e l’Italia non fa eccezione, soprattutto per consumi energetici e produzione di rifiuti a rischio infettivo.

Gli ospedali concentrano gran parte di questo impatto. Le analisi dell’International Energy Agency (IEA) e della Commissione europea indicano che le strutture sanitarie rientrano tra gli edifici pubblici più energivori, con consumi significativamente superiori rispetto ad altre tipologie di edifici non residenziali, proprio per la continuità operativa e l’elevata intensità tecnologica. Studi tecnici europei sull’efficienza energetica degli ospedali collocano i consumi medi in un intervallo compreso tra circa 200 e 400 kWh/m²/anno, valori che possono aumentare nelle aree ad alta complessità come terapie intensive e sale operatorie.

Accanto all’energia, pesa in modo rilevante la gestione dei rifiuti. Secondo i dati dell’ISPRA (Rapporto Rifiuti Speciali, ultima edizione disponibile), in Italia la produzione di rifiuti sanitari si colloca intorno alle 180.000-200.000 tonnellate annue, di cui una quota rilevante classificata come pericolosa a rischio infettivo. Questa tipologia di rifiuti richiede trattamenti specifici, come sterilizzazione o incenerimento, con costi e impatti ambientali più elevati rispetto ai rifiuti urbani.

A rafforzare l’attenzione su questi temi contribuisce anche l’evoluzione normativa. I Criteri Ambientali Minimi (CAM), obbligatori negli appalti pubblici, introducono requisiti ambientali lungo tutto il ciclo di acquisto, mentre le politiche europee e gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) orientano anche il sistema sanitario verso modelli più efficienti sul piano energetico e gestionale, con interventi dedicati alla riqualificazione delle strutture e all’efficientamento energetico.

Su questo cambiamento si inserisce l’esperienza e la visione di Fabrizio De Nicola, già direttore generale di diverse aziende sanitarie, formatore di management sanitario e protagonista, nel suo ultimo mandato, della realizzazione del Pronto soccorso dell’Arnas Garibaldi Centro, secondo criteri orientati alla sostenibilità ambientale ed energetica.

“La sostenibilità in sanità è cambiata molto negli ultimi anni. All’inizio il tema era quasi esclusivamente legato all’energia e ai costi delle strutture, oggi invece riguarda il funzionamento complessivo del sistema. Non si può più pensare a un ospedale come a un luogo che utilizza risorse senza interrogarsi sull’impatto che produce. Il punto è come vengono organizzati i processi, come si costruiscono i percorsi assistenziali e come si gestisce il lavoro clinico all’interno delle strutture”.

Ospedali green

“Già tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila ha iniziato a svilupparsi, a livello internazionale, il concetto di ospedale sostenibile. In una prima fase l’attenzione si concentrava soprattutto sulle prestazioni degli edifici, sui consumi e sulla riduzione dei costi energetici. Nel tempo, però, questo approccio si è allargato e ha iniziato a comprendere il funzionamento complessivo del sistema sanitario, l’organizzazione dei servizi, la gestione delle risorse e la costruzione dei percorsi assistenziali.

Quando si parla di ospedali green si tende, però, spesso a pensare solo agli edifici, agli impianti, ai consumi energetici o all’utilizzo di fonti rinnovabili. Sono aspetti fondamentali, ma non esauriscono il tema. Un ospedale sostenibile nasce da un modo diverso di progettare, gestire e organizzare l’assistenza.

Il primo livello è quello delle pratiche cliniche. La sostenibilità entra nell’attività quotidiana, nella sala operatoria, nei materiali che si utilizzano e nelle scelte organizzative. Non significa ridurre la qualità della cura. Significa lavorare in modo più efficiente, evitando sprechi e utilizzando meglio le risorse disponibili.

Ogni attività sanitaria ha un impatto che spesso non viene considerato fino in fondo. Ad esempio, un intervento chirurgico non è solo un atto clinico, ma si inserisce in un sistema più ampio fatto di decisioni, percorsi e utilizzo di risorse lungo tutta la filiera. Per questo la sostenibilità deve entrare stabilmente nei protocolli, nelle decisioni operative e nella gestione quotidiana. Perché è parte integrante della qualità dell’assistenza”.

Dalla teoria alla corsia

In Italia il percorso verso strutture sanitarie realmente sostenibili resta ancora disomogeneo. Le esperienze documentate esistono, ma appaiono legate soprattutto a singoli progetti, certificazioni ambientali o adesioni a reti internazionali, più che a una diffusione uniforme del modello.

Il Centro di Emergenza del Garibaldi Centro di Catania, inaugurato nel 2023, rappresenta una delle esperienze più significative nel panorama sanitario pubblico. Non solo per le soluzioni tecnologiche ed energetiche adottate, ma perché interpreta la sostenibilità come criterio di progettazione sanitaria, tenendo insieme assistenza, sicurezza strutturale, organizzazione dei percorsi e riduzione dell’impatto ambientale.

Il progetto inserisce il tema ambientale già nella fase di cantiere. Prima della realizzazione del nuovo edificio, tre fabbricati esistenti sono stati demoliti attraverso un percorso programmato, accompagnato da un piano di demolizione, da un piano di monitoraggio ambientale, da interventi per l’abbattimento delle polveri e da un piano di monitoraggio acustico pensato per misurare il rumore prodotto dai lavori e ridurne l’impatto sull’area circostante.

La sostenibilità entra poi nella struttura dell’edificio. I tamponamenti esterni garantiscono elevate prestazioni di isolamento termico e fonoassorbenza, mentre le facciate ventilate regolano gli scambi di calore, aria e luce tra interno ed esterno. I frangisole sulle superfici vetrate limitano gli effetti delle alte temperature estive e migliorano il comfort degli ambienti. Sono soluzioni che incidono sulla qualità degli spazi, ma anche sui consumi energetici della struttura.

La componente più rilevante sul piano energetico riguarda gli impianti tecnologici. Le tubazioni per la distribuzione dei fluidi caldi e freddi utilizzano isolamento termico e protezioni esterne in alluminio preformato, mentre l’illuminazione si basa su Led ad alta efficienza, con bassi consumi e controllo tramite sistema Dali. La struttura dispone anche di 80 metri quadrati di pannelli solari termici per produrre acqua calda sanitaria, con una capacità stimata di circa 7 mila litri al giorno.

A questo si aggiunge l’impianto fotovoltaico installato sulla copertura del fabbricato e sulla tettoia del parcheggio dei mezzi aziendali. Il sistema conta complessivamente 558 pannelli da 380 Wp, di cui 429 sul tetto e 129 sulla tettoia. Nel 2025 la produzione annua di energia elettrica da fotovoltaico ha raggiunto 246.397 kWh. Secondo i dati tecnici del progetto, questa produzione da fonte rinnovabile ha evitato l’emissione di circa 53 mila chili di CO₂ equivalente. Numeri che danno concretezza al risparmio energetico, con una riduzione misurabile dei consumi acquistati dalla rete e delle emissioni associate.

Il risultato finale è un edificio NZEB, cioè Nearly Zero Energy Building, progettato per ridurre i consumi legati a climatizzazione, acqua calda, ventilazione e illuminazione. 

Efficienza energetica e organizzazione

“Dall’esempio del Garibaldi, il ragionamento si allarga. L’efficienza energetica produce risultati duraturi solo quando entra dentro una visione gestionale. Una struttura sanitaria lavora ventiquattro ore al giorno e utilizza in modo continuo energia, acqua, dispositivi, materiali e servizi logistici. Per questo la sostenibilità deve diventare un criterio di governo dell’intera organizzazione. Parlare di impatto zero non sarebbe realistico. La sanità muove una filiera ampia, che comprende ambulanze, approvvigionamenti sanitari, materiali monouso, gestione dei rifiuti e spostamenti di pazienti, operatori e fornitori. L’obiettivo è ridurre ciò che può essere controllato, dagli sprechi alle dispersioni, dai consumi non necessari ai percorsi duplicati, fino alle scelte organizzative inefficienti.

Servono strumenti concreti. Piani di efficientamento energetico aziendale, sistemi di monitoraggio dei consumi, figure come l’energy manager, coinvolgimento dell’ingegneria clinica, delle direzioni di presidio e delle aree tecniche. Ma serve soprattutto la capacità di inserirli dentro una programmazione unica. Se ogni intervento resta isolato, non produce un cambiamento reale. Se invece entra in una strategia aziendale, diventa una leva ambientale ed economica.

Lo stesso vale per gli acquisti. Il procurement è uno snodo fondamentale, perché incide su tutto il ciclo di utilizzo delle risorse. Inserire criteri ambientali significa orientare il sistema verso prodotti, tecnologie e servizi con un impatto minore nel tempo. Anche la gestione dei rifiuti, gli spostamenti del personale, la razionalizzazione delle attività amministrative, l’integrazione tra strutture e servizi e, dove possibile, l’uso appropriato dello smart working rientrano nella stessa logica.

Non si tratta di comprimere la spesa, ma di orientarla meglio, rendendola coerente con gli obiettivi del sistema e con i bisogni reali. Sostenibilità ambientale ed economica fanno parte dello stesso modello organizzativo. In contesti complessi come quello siciliano il rischio è che ogni cambiamento si blocchi sul piano operativo, ma quando ruoli, mansioni e tempi sono definiti con chiarezza questi strumenti diventano una leva reale. Tutto questo attiene a una missione più ampia, che dovrebbe caratterizzare l’intero sistema sanitario: governare i processi per non farsi travolgere dalle urgenze, dalle emergenze e dalla gestione quotidiana delle criticità“.

Il fattore umano

Se questo cambiamento deve diventare reale, deve coinvolgere le persone. Medici, infermieri, tecnici e personale amministrativo sono parte integrante del processo. Non basta introdurre strumenti o tecnologie. Servono consapevolezza, formazione e capacità di leggere questi temi come parte del lavoro quotidiano. La creazione di gruppi dedicati, i cosiddetti green team aziendali, e il ruolo delle direzioni delle risorse umane diventano fondamentali. Non basta definire obiettivi. Bisogna costruire percorsi che permettano al personale di partecipare attivamente. Se questo passaggio manca, il cambiamento resta formale e non incide davvero sui processi.

C’è poi un tema di responsabilità diffusa. Ogni livello dell’organizzazione ha un ruolo. Dalla direzione strategica fino alle attività operative. Le scelte quotidiane incidono sul funzionamento complessivo del sistema. Per questo la sostenibilità non può essere delegata a una singola funzione. Deve diventare un criterio condiviso”.

Una nuova idea di sanità

“La sostenibilità porta con sé una trasformazione più ampia del sistema sanitario. Riguarda il modo in cui viene pensata la sanità nel suo complesso e la capacità di costruire un sistema in grado di mantenersi nel tempo, garantendo qualità, accesso e uso appropriato delle risorse. 

In questo senso entra anche il tema della prevenzione. Ridurre il bisogno di cura significa ridurre la pressione sulle strutture, sui consumi e sull’intero sistema. Investire in prevenzione non è solo una scelta sanitaria. È anche una scelta organizzativa e sostenibile. Significa intervenire prima che il problema si manifesti, evitando interventi più complessi e più costosi.

Il rischio oggi è che la sostenibilità venga affrontata solo come risposta a vincoli esterni. In realtà dovrebbe diventare un criterio interno al sistema, capace di orientare le decisioni, progettare i servizi e valutare le scelte nel lungo periodo. Ma questo richiede anche un investimento iniziale e un sostegno forte. Non si può pensare di cambiare modello senza mettere risorse e senza una programmazione chiara.

Quando questo avviene, cambia anche il ruolo della sanità pubblica. Non è più solo un sistema che risponde ai bisogni. È un sistema che li governa, che lavora sull’equilibrio tra domanda e offerta e che integra prevenzione, organizzazione e gestione delle risorse. È un cambiamento che richiede anche una trasformazione culturale. Solo dentro questa visione sostenibilità ambientale, sostenibilità economica e qualità delle cure possono diventare parte dello stesso progetto”.

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