La gestione dei rifiuti in Sicilia è stata per decenni sinonimo di emergenza, commissariamenti e stallo infrastrutturale. Tuttavia, osservando la serie storica 2010-2024 attraverso la lente della rielaborazione curata da Open Data Sicilia, emerge una realtà radicalmente diversa: una metamorfosi strutturale che ha trasformato il volto ambientale dell’Isola. Nel 2010, la Sicilia era il fanalino di coda d’Europa, con una raccolta differenziata ferma a un marginale 9,4%. Oggi, quel numero è balzato al 55,5%, segnando una crescita di quasi sei volte.
Il dato più significativo non è solo la percentuale, ma il crollo verticale della produzione di rifiuto indifferenziato: in quindici anni, la quantità di scarti inviati direttamente in discarica è diminuita del 59%, passando da 2,36 milioni di tonnellate a meno di un milione. Questo significa che, nonostante le criticità strutturali, la Sicilia ha saputo “cambiare pelle” grazie a una spinta dal basso senza precedenti. Il merito di questa transizione va ricercato in una combinazione di fattori: l’adozione massiccia del sistema di raccolta porta a porta, una maggiore consapevolezza civica e un quadro normativo regionale che ha iniziato a penalizzare pesantemente il ricorso alla discarica.
Tuttavia, l’analisi dei dati ISPRA rivela un’Isola a due velocità come abbiamo già raccontato in un primo articolo che riassume gli aspetti generali emersi dall’analisi dei dati sulla gestione dei rifiuti sul territorio siciliano.
Se da un lato abbiamo una “Sicilia dei borghi” che compete con le eccellenze del Nord Italia, dall’altro restano le difficoltà sistemiche delle grandi città metropolitane, i cui numeri zavorrano la media regionale.
Ma per comprendere dove stiamo andando, è fondamentale capire dove siamo stati. I 15 anni di dati che seguono non sono solo statistiche, ma la cronaca di una provincia che ha deciso di smettere di essere un problema per diventare, almeno in parte, un modello di resilienza.
In questo secondo articolo dedicato all’analisi della rielaborazione dei dati ISPRA/ISTAT 2010-2024 realizzata dalla comunità civica di Open Data Sicilia andremo sui numeri specifici della Sicilia e delle nove province siciliane, sui comuni virtuosi e quelli in ritardo nella raccolta differenziata e infine sulla geografia del recupero dei rifiuti.
Il bilancio del quindicennio: dati regionali e provinciali
L’analisi sistematica condotta su 5.853 osservazioni comunali permette di dividere l’ultimo quindicennio siciliano in tre fasi distinte. La prima, tra il 2010 e il 2014, è stata la fase dello stallo: la regione faticava a superare la soglia del 13%, prigioniera di un sistema incentrato esclusivamente sulle grandi discariche private. La seconda fase (2015-2019) ha segnato il decollo, con una crescita media di 5 punti percentuali l’anno, coincidente con il passaggio forzato di centinaia di comuni al sistema domiciliare. Infine, il quinquennio 2020-2024 ha rappresentato il consolidamento, portando la media dal 42,3% al 55,5%.
A livello provinciale, la geografia del recupero premia i territori che hanno investito precocemente in programmazione industriale. La provincia di Trapani svetta come leader regionale con un impressionante 77,0%, superando di ben 12 punti il target di legge. Seguono a ruota Ragusa (68,7%), Caltanissetta (66,4%), Enna (66,3%) e Messina (65,6%). Questi cinque territori rappresentano la “Sicilia del sorpasso”, aree dove il ciclo dei rifiuti ha trovato una stabilità operativa che permette di guardare al futuro con minori oneri logistici.
Al contrario, la situazione resta complessa nelle province di Agrigento (59,9%), Catania (55,4%) e Siracusa (54,1%). Qui, nonostante picchi di eccellenza locale, pesano i ritardi nell’attivazione di bandi pluriennali e, soprattutto, la carenza di impianti pubblici per il trattamento dell’umido. Il fanalino di coda resta la provincia di Palermo, ferma al 36,9%. Questo dato è fortemente condizionato dal capoluogo: se escludessimo la città di Palermo dal calcolo complessivo, l’intera Sicilia sarebbe oggi al 62,2%, a un soffio dall’obiettivo europeo del 65%.
Dal punto di vista economico, questa distribuzione a macchia di leopardo genera squilibri nella TARI. Le province che hanno superato il 65% beneficiano di una maggiore autonomia e dei ricavi provenienti dai consorzi di filiera (CONAI), mentre i territori sotto soglia continuano a finanziare il costoso trasporto dei rifiuti fuori provincia o fuori regione, una spesa che nel solo 2024 ha pesato per milioni di euro sulle tasche dei contribuenti siciliani.
Comuni virtuosi e nodi metropolitani: il contrasto
L’analisi di Open Data Sicilia risiede nel dato sui singoli comuni: oggi 296 comuni siciliani su 391 (il 75,7%) rispettano la soglia del 65%. Si tratta di un successo civico rilevante se confrontato con il 2010, quando solo un comune in tutta l’Isola era in regola.
In cima alla lista dei “campioni del riciclo” troviamo realtà che hanno abbattuto il muro del 90%. Comuni come San Giuseppe Jato (94,0%), Monterosso Almo e Grammichele dimostrano che l’efficienza non è una questione geografica ma di organizzazione. Questi centri sono riusciti ad azzerare quasi totalmente la produzione di rifiuto indifferenziato pro-capite, trasformando la gestione ambientale in un punto d’orgoglio comunitario.
Tuttavia, questo esercizio di virtuosità si scontra con il limite delle città metropolitane.
Il report evidenzia un’anomalia statistica evidente: il problema dei rifiuti in Sicilia non è più un fallimento generalizzato, ma un problema di “gigantismo”. Palermo città è ferma al 17,3%, pur producendo quasi un quarto dei rifiuti di tutta la regione. Catania segue con il 33,4%. In questi contesti, la densità abitativa, la complessità nell’implementare il porta a porta nei quartieri popolari e la fragilità delle aziende municipalizzate hanno creato una palude nei dati che trascina verso il basso l’intero sistema regionale.
Mentre i piccoli comuni hanno completato la transizione, le metropoli soffrono ancora di “migrazione dei rifiuti” (l’abbandono di scarti dai centri vicini) e di una logistica interna obsoleta. Risolvere il nodo di Palermo e Catania sposterebbe immediatamente la Sicilia sopra la soglia del 70%, rendendola una delle regioni più performanti del Sud Italia.
La geografia del recupero: cosa raccoglie l’Isola
Il nucleo dell’analisi si concentra sulle milione e duecentomila tonnellate di rifiuti differenziati dai siciliani nel 2024. La composizione delle frazioni raccolte ci dice molto sulle potenzialità economiche dell’Isola. La parte del leone è affidata alla frazione organica (umido), che rappresenta il 39% del totale (circa 469 mila tonnellate). Seguono la carta e il cartone (20%), il vetro (12,4%) e la plastica (8,9%).
Questi numeri indicano che la Sicilia sta separando correttamente la parte più pesante e problematica del rifiuto, quella che causa i cattivi odori e il percolato nelle discariche. Tuttavia, la mancanza di impianti di digestione anaerobica e compostaggio di prossimità trasforma questa risorsa in un onere. Molte tonnellate di umido siciliano continuano a “viaggiare” per centinaia di chilometri, erodendo i vantaggi ambientali della raccolta.
Un dato estremamente positivo riguarda la prevenzione: la produzione totale di rifiuti per abitante è scesa dai 517 kg del 2010 ai 454 kg del 2024. Questo calo dell’11% suggerisce che i siciliani non solo differenziano meglio, ma iniziano anche a produrre meno scarti, adottando abitudini di consumo più consapevoli.
La chiusura del ciclo è fondamentale
L’obiettivo operativo della Sicilia si gioca ora sulla capacità di trasformare la quantità in qualità. I bandi per i termovalorizzatori e gli investimenti del PNRR per i centri di riuso e le piattaforme di selezione sono l’ultimo passaggio per azzerare definitivamente l’invio di rifiuti fuori regione.
Solo quando il “viaggio del rifiuto” si fermerà, il cittadino siciliano vedrà finalmente una riduzione della TARI proporzionale ai propri sforzi quotidiani. La mappa dei 15 anni è il diario di un impegno vinto dai comuni e dai cittadini; ora spetta alla pianificazione industriale completare l’opera.
FONTE DATI: https://gbvitrano.github.io/Differenziata/index.html Rielaborazione dei dati Catasto Ispra 2010-2024 e ISTAT
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