Piano Mattei, Mediterraneo, sicurezza dei confini, crescita. Questo è il focus affrontato dall’eurodeputato di Fratelli d’Italia Ruggero Razza all’evento “A Safer Mediterranean for a Stronger Europe”, che si è svolto tra Catania e Palermo nell’ambito delle European Awareness Days, promosso dal gruppo politico europeo ECR (European Conservatives and Reformists). Si è discusso del ruolo strategico del Mediterraneo per la sicurezza, l’economia, la cultura e le politiche migratorie dell’Unione europea.
Oggi la sicurezza del Mediterraneo non riguarda solo la difesa, ma anche energia, infrastrutture strategiche e stabilità geopolitica. Quali sono, a suo avviso, le priorità che l’Europa dovrebbe affrontare e quale contributo può offrire la Sicilia in questo scenario?
“Per anni la sinistra europea ha guardato al Mediterraneo quasi esclusivamente come a un problema migratorio. È stato un errore strategico. Giorgia Meloni ha avuto il merito di cambiare prospettiva: il Mediterraneo è una priorità geopolitica. Anche grazie al lavoro di Fratelli d’Italia e della famiglia dei Conservatori europei di ECR, oggi l’Europa parla di sicurezza dei confini, energia, infrastrutture strategiche e partenariati con l’Africa. La sicurezza non è più solo una questione militare: significa proteggere le rotte commerciali, i cavi sottomarini, l’approvvigionamento energetico e la stabilità del Nord Africa e del Medio Oriente. In questo contesto la Sicilia non è la periferia dell’Europa: è il suo baricentro”.
Il Piano Mattei nasce anche con l’obiettivo di affrontare le cause profonde delle migrazioni. Quali sono i risultati ottenuti e quali invece potremo aspettarci nel lungo periodo?
“Il primo risultato è aver cambiato il paradigma. Per troppo tempo l’Africa è stata considerata solo il luogo da cui partivano i migranti. Il Piano Mattei la considera, invece, un partner strategico. La sinistra ha inseguito per anni l’emergenza migratoria, mentre l’Africa diventava dominio cinese e russo; noi lavoriamo sulle cause delle migrazioni e cerchiamo un partenariato strutturale. Investire in energia, agricoltura, formazione, sanità e infrastrutture significa creare sviluppo e ridurre, nel tempo, le migrazioni irregolari. È una strategia che richiede tempo, ma è l’unica capace di produrre risultati duraturi”.
La Sicilia è da sempre un punto d’incontro tra popoli, culture e civiltà del Mediterraneo. Alla luce del Piano Mattei e del Patto europeo per il Mediterraneo, quale ruolo strategico immagina per l’isola?
“La Sicilia deve smettere di pensarsi come l’ultima regione d’Europa, per sentirsi la prima del Mediterraneo. Con quasi cinque milioni di abitanti e un PIL vicino ai cento miliardi di euro, la Sicilia ha un’economia paragonabile a quella di diversi Stati della sponda sud. Ma soprattutto ha una posizione geografica che nessun altro territorio europeo possiede. È questa la visione del Mediterraneo globale rilanciata da Giorgia Meloni: fare della Sicilia il luogo in cui Europa, Africa e Medio Oriente costruiscono una nuova alleanza fondata su energia, commercio, ricerca, sicurezza e innovazione. Il prossimo bilancio europeo deve tradurre questa visione in investimenti: più risorse per porti, università, reti energetiche, cavi digitali, ricerca e grandi infrastrutture. Per decenni l’Europa ha investito guardando soprattutto verso Est; oggi è arrivato il momento di investire anche verso Sud”.
Tra le proposte emerse per il Patto del Mediterraneo c’è anche quella di una grande Università del Mediterraneo. La Sicilia potrebbe essere la sede naturale di questo progetto?
“Assolutamente sì. Una grande Università del Mediterraneo sarebbe il simbolo di un’Europa che investe sul futuro invece di limitarsi a gestire le crisi. Formare insieme la futura classe dirigente europea, africana e mediorientale significa costruire stabilità, innovazione e cooperazione duratura. La Sicilia è il luogo naturale per questo progetto. Ma va detto onestamente che siamo ancora lontani dall’obiettivo e ci sono tanti concorrenti. Un ruolo spero lo giochino i nostri Atenei, che potrebbero vivere questo obiettivo anche come occasione di rilancio”.
C’è chi crede che il Mediterraneo possa diventare il nuovo corridoio energetico d’Europa. Cosa manca oggi perché questa visione diventi una realtà e quale può essere il contributo della Sicilia?
Lei è autore di un saggio sul Piano Mattei, che punta sulla cooperazione con i Paesi africani. A chi sostiene che la soluzione sia soprattutto la remigrazione, cosa risponde?
“Lo Stato ha il dovere di rimpatriare chi non ha diritto a restare. Ma pensare che basti questo significa affrontare solo gli effetti e non le cause. Noi vogliamo fare un passo prima: difendere i confini, combattere i trafficanti e creare sviluppo nei Paesi di origine. È la linea che Fratelli d’Italia, ECR e il Governo guidato da Giorgia Meloni hanno portato in Europa, contribuendo a cambiare l’agenda dell’Unione su immigrazione, cooperazione con l’Africa e sicurezza delle frontiere. La differenza è semplice: c’è chi rincorre le emergenze e chi costruisce una strategia. Noi vogliamo costruire il futuro del Mediterraneo”.




