La riforma della dirigenza ritorna sulla retta via. Il disegno di legge ha incassato il disco verde in I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate. Il testo tornerà martedì 28 luglio in II Commissione Bilancio, per poi procedere all’ultimo passaggio nella Commissione di merito prima dell’approdo a Sala d’Ercole.
Soddisfatto il deputato democristiano. “La norma così come modificata in Commissione Affari istituzionali con l’introduzione della doppia fascia si rivela in linea con le indicazioni date da Roma, la migliore versione della riforma che evita qualsiasi blocco a livello nazionale. Questo permette una accelerazione dell’iter di approvazione attendendo il parere favorevole della Commissione Bilancio previsto per martedì prossimo, per poi tornare in Commissione prima per l’ultimo passaggio formale. Poi l’ultimo step a Sala d’Ercole. La riforma non può essere ulteriormente procrastinata, è necessaria perché vanno fatti i concorsi, servono più dirigenti nella pubblica amministrazione per rimpinguare i dipartimenti di risorse umane. La riforma ha, inoltre, trovato il via libera da parte di tutte le sigle sindacali di rappresentanza dei dirigenti in servizio e anche rispetto alle ultime modifiche al testo c’è stata la massima convergenza. Nulla vieta di apportare dei cambiamenti nella fase che riguarda il passaggio dalla seconda alla prima fascia. Nel frattempo andiamo avanti senza fare ulteriori stravolgimenti”, ha spiegato il presidente Abbate, relatore della ddl.
A sostenere la posizione del presidente Abbate il sindacato Dirsi che è intervenuto sul tema.
“In relazione alle notizie apparse sulla stampa, riteniamo opportuno precisare la propria posizione affinché non vi siano interpretazioni non corrispondenti al contenuto del comunicato diffuso dal Sindacato il 22 luglio scorso. Sorprende, infatti, che il precedente comunicato sia stato interpretato come una presa di posizione contraria alla riforma della dirigenza regionale, quando il suo passaggio centrale affermava testualmente che “la nostra priorità assoluta è lo sblocco e l’approvazione di questa legge”.
“Questa posizione rimane immutata. Il sindacato DIRSI considera la riforma della dirigenza regionale un passaggio fondamentale per il rilancio dell’Amministrazione regionale, per la ripresa delle procedure concorsuali, per il necessario ricambio generazionale e per una più moderna organizzazione della macchina amministrativa. Per questo motivo il Sindacato continuerà a sostenere, con spirito costruttivo, il percorso di approvazione del disegno di legge. Nel comunicato del 22 luglio il DIRSI aveva altresì evidenziato, con soddisfazione, la notizia della mancata riproposizione dell’emendamento 7-ter, che prevedeva, di fatto, il transito automatico nella prima fascia dirigenziale degli attuali dirigenti generali. Il Sindacato era perfettamente a conoscenza della sua soppressione e ne aveva accolto favorevolmente la cassazione, ritenendola coerente con i principi costituzionali di imparzialità, uguaglianza e valorizzazione del merito. La posizione del DIRSI è sempre stata chiara: un chiaro endorsement dell’istituzione della prima fascia dirigenziale, ma con un accesso secondo criteri trasparenti, meritocratici e rispettosi dell’articolo 97 della Costituzione. Peraltro, non vi è alcuna necessità di introdurre meccanismi eccezionali o derogatori della norma vigente. Il decreto legislativo n. 165 del 2001, attraverso cui Il legislatore nazionale ha già tracciato un modello equilibrato di progressione della carriera dirigenziale, costituisce il naturale riferimento anche per le Regioni nell’organizzazione della dirigenza pubblica. È sufficiente ispirarsi a quel modello, fondato sulla selezione, sul merito e sulla trasparenza, senza ricorrere a automatismi o sanatorie che rischierebbero di alterare i principi costituzionali di uguaglianza nell’accesso alle funzioni pubbliche. Il Sindacato conferma, pertanto, il proprio impegno a offrire un contributo tecnico e istituzionale, come già dimostrato con la presentazione di proprie proposte emendative, affinché possa essere rapidamente approvata una riforma che guardi al futuro, nella convinzione che il rafforzamento della dirigenza regionale debba passare esclusivamente attraverso regole chiare, uguali per tutti e pienamente coerenti con i principi costituzionali“.




