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La revisione

Sanità, Faraoni: “Lavoriamo su nuovo sistema di accreditamento”

giovedì 5 Marzo 2026
Daniela Faraoni
Per l’anno in corso stiamo procedendo secondo le modalità attuali, per poi gradualmente applicare il sistema che il garante sulla concorrenza ci chiede, ovvero il confronto con il mercato, secondo quanto esige la legge, per arrivare al nuovo modello di accreditamento”.
Così l’assessore alla Sanità siciliana Daniela Faraoni, che interviene sulla riforma nazionale del sistema di accreditamento, differita più volte, che entrerà in vigore, pare definitivamente, da gennaio 2027. Da ieri, i tamburi di guerra delle associazioni di categoria e delle associazioni del terzo settore hanno continuato a fare rumore.
“La riforma della programmazione sociosanitaria e i nuovi meccanismi di accreditamento previsti dalla nuova legislazione nazionale di settore non possono tradursi in un processo di concentrazione del mercato a danno delle piccole e medie imprese, che finora hanno garantito un’adeguata qualità nella erogazione dei servizi territoriali – sostengono Confsalute Confcommercio, Confindustria Sicilia comparto socio sanitario, Aris, Confederazione Asso e Cimest, che ieri si sono riunite alla Camera di Commercio di Palermo ed Enna per discutere sulla programmazione sociosanitaria, la nuova legislazione sanitaria e sul futuro che attende le piccole e medie imprese.
Siamo di fronte a una svolta del sistema che va governata con buon senso, trovando i giusti correttivi che tutelino la continuità delle strutture già accreditate e contrattualizzate. Chiediamo che le procedure comparative riguardino esclusivamente i nuovi accreditamenti e non le strutture già contrattualizzate in possesso dei requisiti di qualità, che sia garantita una clausola di continuità per le realtà operative integrate nel sistema pubblico e che i criteri di selezione siano proporzionati alla dimensione aziendale, evitando automatismi che finiscano per favorire esclusivamente le grandi aggregazioni”.
Critiche sul nuovo sistema di accreditamento sono arrivate anche dal fondatore e direttore sanitario della Samot, Giorgio Trizzino che ha puntato il dito contro sulla riforma perché “favorisce progressivamente operatori di grandi dimensioni e con forte capacità finanziaria, mettendo in difficoltà invece la rete di organizzazioni di medie e piccole dimensioni che negli ultimi decenni hanno costruito sul territorio un modello di assistenza capillare e integrato”.
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