Per l’ex presidente della Regione Totò Cuffaro è stato archiviato il fascicolo che riguarda l’inchiesta su illeciti nella sanità siciliana, che ha coinvolto politici, imprenditori e dirigenti regionali.
Per Cuffaro è stata archiviata l’inchiesta nella quale veniva contestata la turbata libertà dello svolgimento di un concorso.
L’archiviazione, disposta il 22 agosto, era stata sollecitata dalla Procura il 31 luglio. A firmare la richiesta sono stati i pubblici ministeri Claudio Camilleri, Giulia Falchi e Andrea Zoppi, con il visto del procuratore aggiunto Francesca Mazzocco. Secondo il gip, gli elementi raccolti non consentono di formulare una ragionevole previsione di condanna e non sono emerse altre condotte penalmente rilevanti.
Il Gip del tribunale di Palermo Stefania Brambille ha archiviato le posizioni di 23 persone indagate nell’ambito dell’inchiesta per corruzione, traffico di influenze illecite, turbativa d’asta e altri reati, commessi negli appalti della sanità siciliana. L’indagine vedeva al centro l’ex presidente della Regione, Totò Cuffaro, che ha patteggiato una condanna a tre anni e la sta scontando ai servizi sociali, evitando dunque il carcere, dove era stato a seguito della prima sentenza di colpevolezza a suo carico, emessa nel procedimento Talpe in Procura. A chiedere di chiudere il caso senza andare in giudizio sono stati gli stessi Pm, coordinati dal procuratore aggiunto Francesca Mazzocco, per ragioni tecniche, legate all’impossibilità di utilizzare le intercettazioni per una serie di reati. In queste condizioni, scrive la Procura, “non ci sono elementi che consentono margini per l’utile esercizio dell’azione penale”.
Escono di scena, tra gli altri, oltre allo stesso Cuffaro, per una serie di ipotesi residuali a suo carico, e il capo della Protezione civile regionale, Salvatore Cocina, sospettato di avere avuto un ruolo nell’aggiustamento di procedure amministrative relative al suo settore. Scagionato anche l’ex direttore generale dell’Asp di Siracusa, il palermitano Alessandro Caltagirone: nei suoi confronti era stato chiesto l’arresto, ma dopo l’interrogatorio preventivo il Gip lo aveva negato. Esce di scena anche il deputato nazionale di Noi Moderati Saverio Romano, nei cui confronti i pm avevano chiesto invano alla Camera l’utilizzo di alcune intercettazioni: per una parte delle contestazioni, invece – la cosiddetta vicenda Dussmann, su alcuni appalti di Siracusa – non sono emersi elementi per sostenere l’accusa in giudizio. I pm rinunciano poi, a fronte del diniego del Gip circa la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, poi ribadito dal tribunale del riesame, a chiedere il processo anche contro un imprenditore agrigentino, Alessandro Vetro, nonostante “la sicura consegna di denaro dal Vetro a Cuffaro”: anche in questo caso non è stata “superata la soglia della mera plausibilità investigativa”.
SONO 23 LE POSIZIONI ARCHIVIATE
L’ipotesi di rivelazione del segreto d’ufficio era stata contestata a Di Liberti dirigente generale del Dipartimento della famiglia e delle politiche sociali della Regione, che era stata indagata per avere rivelato a Cuffaro notizie riservata sui bandi dell’assessorato. Così come archiviata la stessa ipotesi per il tenente colonnello dei carabinieri Palminteri e l’ex poliziotto Paradiso: nell’indagine si era ipotizzato che tramite loro Cuffaro avesse saputo dell’esistenza di un’indagine a suo carico; nel loro caso, però, le intercettazioni sono state dichiarate inutilizzabili. Archiviata la posizione del direttore generale dell’Asp di Siracusa, Alessandro Caltagirone: come scrisse il gip non c’era prova che avesse favorito gli ex rappresentanti di Dussmann. Archiviata anche l’ipotesi di corruzione che vedeva coinvolto il direttore del Consorzio di bonifica della Sicilia occidentale, Giovanni Tomasino. Lo scorso maggio sono stati rinviati a giudizio l’ex manager dell’ospedale Villa Sofia Roberto Colletti, Antonio Iacono, primario del Trauma Center, Vito Raso, ex storico segretario di Totò Cuffaro tutti indagati per il concorso truccato per la stabilizzazione di 15 operatori socio-sanitari. Ferdinando Aiello era stato ammesso al giudizio abbreviato. Per la contestazione dell’appalto di Siracusa erano stati rinviati a giudizio Marchese e Dammone, un tempo alla Dussman srl, e l’imprenditore di Belmonte Mezzagno Mazzola.




