E’ diventata definitiva la condanna a 6 anni e 8 mesi di reclusione per l’ex parlamentare del Pd ed ex sindaco di Messina Francantonio Genovese, che fu indagato per illeciti nella formazione professionale in Sicilia. La Procura generale di Reggio Calabria, a cui era passato il caso, non ha presentato ricorso in Cassazione e il termine per impugnare è scaduto. Lo scrive la Gazzetta del Sud.
Ma per il legale di Genovese, l’avvocato Nino Favazzo, l’ex deputato regionale ed ex sindaco di Messina non rientrerà in carcere. “La pena complessiva eseguibile è stata rideterminata dalla Corte di appello di Reggio Calabria in sei anni, dieci mesi e venti giorni. E ciò per avere riconosciuto, a mia richiesta, il vincolo della continuazione tra i reati per cui il mio assistito ha riportato condanna a sei anni e otto mesi di reclusione nel procedimento ‘Corsi d’oro’ e un altro reato, di natura fiscale, giudicato separatamente e definito nel 2024 con la pena di un anno e sei mesi. E poiché quest’ultima pena è stata interamente espiata in regime di affidamento in prova, ho già depositato istanza presso la Procura generale di Reggio Calabria chiedendo la detrazione, dalla pena da eseguire, non solo del lungo periodo trascorso in custodia cautelare, ma anche dell’intero periodo di pena scontata, ormai senza titolo”.
“Tutto ciò – spiegherà- porterà ad una pena finale inferiore ai quattro anni, che dovrà essere sospesa, consentendo al mio assistito di poter accedere alla misura alternativa dell’affidamento in prova”.
La vicenda giudiziaria che ha coinvolto Francantonio Genovese è nata nel 2014 dalla indagine della Procura di Messina che ipotizzò un vasto giro di appropriazioni indebite e irregolarità nella gestione dei finanziamenti regionali per i corsi di formazione.
Secondo l’accusa, parte delle risorse sarebbe stata dirottata attraverso società e cooperative riconducibili a Genovese e al suo entourage politico e familiare. In pratica, la Procura sostenne che l’ex deputato avesse illecitamente lucrato in un settore in cui finivano cospicui finanziamenti, appunto quello dei corsi di formazione, sui quali negli anni sono intervenuti la Regione e, in parte, anche l’Unione Europea. Secondo l’accusa questo sistema avrebbe fruttato guadagni illeciti per circa 20 milioni di euro.
“Il processo –spiega l’avvocato Nino Favazzo– si trovava a Reggio perché la Cassazione aveva deciso su ricorso della Procura di annullare in quella sede con rinvio per mancanza di sezioni di corti d’appello diverse a Messina”.





