Dopo mesi di assenza il presidente della Regione Renato Schifani torna a Sala d’Ercole. Il governatore ha esposto la relazione dell’attività di governo tra gli attacchi delle opposizioni e una maggioranza in balia dei malumori, reduce, in mattinata, dagli scivoloni in I e in IV Commissione in materia di Defr 2027-2029, che ha incassato il parere negativo. Seppur non vincolante, quest’ultimo, rappresenta un chiaro segnale contro il governo regionale. Rapporti ormai da mesi in affanno.
Il governo Schifani e la morale
Sulla questione morale “il mio governo ha sempre tenuto una linea improntata al rigore, alla trasparenza e al rispetto delle istituzioni. Quando le circostanze lo hanno reso necessario, non ho esitato ad assumere decisioni immediate e anche politicamente difficili. È accaduto con la revoca dei due assessori espressione della Nuova DC, un partito alleato che aveva contribuito alla vittoria della coalizione di centrodestra. In quella fase, il quadro accusatorio delineato dagli inquirenti appariva tale da prospettare un coinvolgimento sistemico che sembrava investire l’intero partito. Successivamente – ha aggiunto – l’evoluzione delle stesse indagini ha circoscritto le 43 contestazioni alla posizione di un singolo esponente e per un singolo episodio delittuoso. Venute meno quelle ragioni che avevano determinato la mia scelta, ho ritenuto giusto reintegrare quel partito nella compagine di governo. Ritengo che la coerenza imponga non soltanto di assumere decisioni quando sono necessarie, ma anche di saperle riconsiderare quando mutano i presupposti che le avevano motivate. Lo stesso principio ha ispirato il comportamento tenuto nei confronti di un altro assessore. Ho ritenuto doveroso applicare il principio sancito dall’articolo 27, secondo comma, della Costituzione, secondo cui l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”. Per il governatore “è un principio che rappresenta uno dei pilastri dello Stato di diritto e che vale per ogni cittadino, senza eccezioni” e “nel pieno rispetto del lavoro della magistratura, auspico che l’assessore possa dimostrare al più presto la propria estraneità ai fatti contestati“.
“Quanto alle vicende che riguardano singoli deputati, esse appartengono alla sfera della responsabilità penale personale, che la nostra Costituzione considera individuale, e non possono essere automaticamente estese all’azione del governo o della maggioranza che lo sostiene. Del resto, la storia repubblicana è ricca di vicende che hanno coinvolto esponenti politici di ogni schieramento – ha proseguito – anche titolari di importanti incarichi di governo, sottoposti a indagini che hanno avuto enorme risonanza mediatica e che, a distanza di anni, si sono concluse con archiviazioni o assoluzioni. E’ un monito che dovrebbe indurre tutti alla prudenza nei giudizi e al rispetto delle garanzie costituzionali. Anche la Sicilia conosce una vicenda emblematica – ha sottolineato – Un presidente della Regione fu costretto a lasciare anticipatamente il proprio incarico sotto il peso di accuse che sembravano definitive nell’opinione pubblica e che, soltanto molti anni dopo, si conclusero con una piena assoluzione. Ma c’è anche il caso di un ex vicepresidente di questo Parlamento, oggi deputato europeo, che dopo anni di indagine per corruzione, è stato assolto con formula piena. Sono pagine della nostra storia istituzionale che ci ricorda quanto possa essere sottile il confine tra il legittimo dovere di accertare le responsabilità e il rischio di anticipare, sul piano politico e mediatico, condanne che i processi possono poi smentire – ha concluso – Per questo continuerò a perseguire con determinazione ogni obiettivo di legalità, trasparenza e buon governo, senza alcuna indulgenza verso comportamenti illeciti, ma anche senza mai rinunciare ai principi di civiltà giuridica che la Costituzione pone a tutela di ogni cittadino. Il garantismo non è debolezza verso chi sbaglia: è forza dello Stato di diritto“.
Schifani: “Non abbiamo seguito il consenso, la nostra strategia ha funzionato”
“In questi anni abbiamo amministrato una Sicilia con criticità strutturate nel tempo“. Così ha iniziato la sua relazione il presidente della Regione Renato Schifani, sottolineando i traguardi raggiunti in tema di risanamento dei conti pubblici. “Abbiamo ereditato una Regione che aveva avviato un cambiamento con il governo Musumeci” a cui si sono aggiunti poi i problemi legati alla crisi energetica, all’inflazione, all’emergenza idrica, alle tensioni internazionali.
“Non abbiamo seguito il consenso con interventi temporanei. Non tutto è stata ancora completato, ma è ingiusto non riconoscere quanto la Sicilia sia cambiata”. Ha sottolineato Schifani che elencato i risultati ottenuto in campo economico. Tra i principali traguardi le ultime tre Leggi di Stabilità approvate nei termini, senza l’impiego dell’esercizio provvisorio, l’azzeramento del disavanzo fino all’avanzo. “Una strategia che ha funzionato. La Sicilia è cresciuta più del resto d’Italia“. Spazio anche alla programmazione e all’impego dei fondi nazionali ed europei, impiegati per le sfide strategiche in atto nell’Isola.
“Troppo spesso si misura il governo dalla quantità di leggi approvate. Ma non è così“. Tra i punti rivendicati la Commissione tecnico specialistica, i dissalatori e i termovalorizzatori. “Abbiamo scelto di essere presenti per dare risposte ai cittadini, come successo con il ciclone Harry e la frana di Niscemi. Il rilancio della Sicilia – ha aggiunto il governatore – non si ferma ai numeri dell’economia. Per rendere credibile l’azione di governo è stato necessario intervenire sulla macchina amministrativa. Se c’è un settore dove il cambiamento è visibile è il turismo – ha sottolineato Schifani – rendendo il settore come leva di sviluppo. L’obiettivo era quello di superare l’immagine della Sicilia legata alla stagione balneare, valorizzando gli altri elementi che compongono l’Isola“. Sport, imprese, famiglie, infrastrutture, formazione, risorsa mare, il Ponte sullo Stretto, sanità e tanto altro. Il presidente ha elencato tutti i punti capitolo per capitolo, mettendo in luce le azioni messe in campo in questi quattro anni di governo.
Galvagno detta i tempi
Ad apertura dei lavori, il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ha spiegato come si suddivideranno i tempi della seduta, che terminerà intorno alle ore 20. Saranno previsti: 26 minuti per Forza Italia, 23 minuti per Fratelli d’Italia, 23 minuti per il Partito Democratico, 21 minuti per il Movimento 5 Stelle, 17 minuti per la Democrazia Cristiana, 17 minuti per l’Mpa, 15 minuti per la Lega, 14 minuti per Controcorrente, 13 minuti per Sud chiama Nord, 12 minuti per il gruppo misto. Domani sarà convocata un’altra conferenza dei capigruppo che servirà per stabilire l’ordine dei lavori fino alla pausa estiva, mercoledì 5 agosto.
La protesta per il blocca assunzioni
La presenza del presidente Schifani si è rivelata anche l’occasione giusta per protestare contro il blocca assunzioni. Ai piedi di Palazzo dei Normanni è in corso il presidio del sindacato Csa-Cisal, con l’obiettivo di sensibilizzare il governatore Renato Schifani, il presidente dell’Assemblea Gaetano Galvagno, l’assessore al Territorio Giusi Savarino e tutte le forze politiche al fine di trovare un’immediata soluzione normativa e finanziaria.
In giornata anche la nota congiunta delle segreterie di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp: “Seppur condividendone le motivazioni resta forte la preoccupazione per le conseguenze in alcuni settori del blocco delle assunzioni voluto dall’Ars a un anno dalle prossime elezioni. Il rischio concreto è quello di compromettere l’operatività di alcuni servizi essenziali, a discapito dei cittadini siciliani“.
L’attenzione è su Arpa. L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Sicilia si trova a un passo dal collasso operativo, con 95 contratti in scadenza e una scopertura d’organico che ha ormai superato la soglia critica del 70%, con la struttura si regge in gran parte sul lavoro di personale a tempo determinato. Ma non solo. Il blocca assunzioni riguarda molto da vicino anche altri entri, come Ast, Seus o Asp. Proprio quest’ultime, insieme ad Arpa, sono il cuore di un emendamento a prima del presidente della I Commissione Affari Istituzionali Ignazio Abbate, che prevede la deroga delle assunzioni del personale non sanitario delle Asp e anche per quello stabilizzato, oltre che la deroga per quanto concerne Arpa, e alla base del caos generato, qualche settimana fa, prima in II Commissione Bilancio, con l’inedito asse Mpa-PD, poi nelle riunioni a margine dei lavori d’aula. Lo scontro è pronto a ripetersi in occasione dell’esame del ddl stralcio della IV Commissione, all’ordine del giorno domani.
La capigruppo e la variazione di bilancio
I lavori d’aula sono stati preceduti dalla conferenza dei capigruppo. Il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno ha convocato alle 14:30 i capigruppo, alla presenza dell’assessore all’Economia Alessandro Dagnino, per tracciare il percorso della variazione di bilancio, il cui testo sarà stilato in giunta prima della pausa estiva, ma approderà all’Ars solo da settembre. Poi la seconda fase all’Assemblea, dove verranno ascoltate, esaminate e accolte le richieste parlamentari. Un film già visto, sulla falsa riga di quanto già avvenuto lo scorso anno con la manovra quater e la Finanziaria. Considerando gli ultimi precedenti e gli scontri soprattutto in II Commissione Bilancio non si tratta certamente di una notizia positiva. Intanto, nella giornata di oggi, sono stati compiuti alcuni passi in avanti, con l’approvazione dei disegni di legge relativi ai rendiconti del 2020 e del 2021 in Commissione Bilancio. Ora attesa per il rendiconto del 2022, approvato nelle scorse ore in giunta, propedeutico per sbloccate le prime risorse utili in vista della manovrina.




