A Palazzo dei Normanni si parla di variazione di bilancio, ma la maggioranza resta spaccata. Questa volta, però, le divisioni hanno un sapore ancora più amaro. E’ negativo l’esito del parere al Documento di economia e finanza regionale 2027-2029 in I Commissione Affari Istituzionali, presieduta da Ignazio Abbate. Una votazione che prende le sembianze di un vero e proprio avvertimento. Cosa succederà adesso? Vediamo nel dettaglio.
Lo scivolone sul Defr
Ha dell’incredibile quanto avvenuto nel corso della seduta odierna in I Commissione Affari Istituzionali. All’ordine del giorno il Defr e la riforma della dirigenza. Da un lato un atto tecnico, ma essenziale per la programmazione politica-economica e il futuro della Sicilia. Dall’altro uno dei ddl più attesi della vigente legislatura.
Il parere negativo al Documento non è vincolante e non avrà ripercussioni sul suo percorso all’Ars. Adesso, infatti, le osservazioni stilate e allegate saranno inviate in II Commissione Bilancio, con relatore per il parere il presidente Abbate. Si tratta di dodici punti che accendono i riflettori sui Comuni, dal persola ai piani di Protezione civile, dai fondi di rotazione per la progettazioni di opere ai pericoli di carattere finanziario legati al pagamento di assicurazioni stipulate dai piccoli Enti, fino a quelli in grave sofferenza finanziaria. Tra le proposte anche previsione di coperture finanziarie per alcuni disegni di legge in fase di elaborazione, come per l’istituzione del dipartimento di veterinaria, o precipitati nel dimenticatoio, come quello della polizia locale o della parità retributiva di genere, o norme a rischio applicazione a causa della mancanza di risorse, come quella in materia di orfani di vittime di femminicidio. A questi si aggiunge anche l’attuazione di un riordino delle Ipab e la previsione di un fondo di solidarietà per i Comuni in dissesto finanziario al fine della manutenzione straordinaria e la messa in sicurezza dei cimiteri.
Rinviata la riforma dei dirigenti
A catturare l’attenzione sono però i numeri della votazione: tre favorevoli, quattro contrari e ben cinque assenti, di cui quattro esponenti del centrodestra (Gianfranco Miccichè, gruppo misto; Marco Intravaia, Forza Italia; Ludovico Balsamo, Mpa; Pippo Laccoto, Lega). Il parere sul Defr si è trasformato così in un chiaro segnale verso il secondo punto in agenda, la riforma della dirigenza. Il presidente Abbate ha così rinviato l’esame del disegno di legge a domani.
Proprio il deputato della DC, esattamente una settimana fa, era stato protagonista di un incontro con il presidente della Regione Renato Schifani a Palazzo d’Orleans. Un accordo era stato trovato dopo i malumori dei giorni precedenti. Come svelato da ilSicilia.it le criticità sarebbero state più complesse del previsto. Sotto i riflettori ancora una volta il gruppo parlamentare di Forza Italia, che secondo indiscrezioni sarebbe stato pronto, o almeno una parte, a voltare le spalle al governatore. Al centro del dibattito il passaggio dalla seconda alla prima fascia. Punto che la norma attuale non chiarisce, poiché garantirebbe ai 36 direttori generali di poter passare dalla seconda alla prima fascia. Ad avanzare maggiori approfondimenti sarebbe stato l’azzurro Marco Intravaia, chiedendo di inserire una clausola che blocchi il passaggio del 50% tra la seconda e la prima fascia per interpello, e quindi soltanto per titoli, l’altro 50% per concorso. In tal senso, il 50% dei direttori generali attuali sarebbero chiamati a partecipare ad un concorso per poter diventare prima fascia. Un aspetto che non sarebbe condiviso dalla macchina dell’amministrazione regionale (CLICCA QUI).
Tutto saltato per il momento. La speranza è che le acque possano calmarsi già nella giornata di domani. Intanto da parte del governo sono giunti tre emendamenti: il primo è volto ad evitare e scacciare dubbi sulle modalità di svolgimento del concorso previsto dalla norma transitoria; il secondo riguardante l’accesso alla prima fascia; il terzo è finalizzato all’introduzione di una norma di natura transitoria, tenendo però conto delle peculiarità dell’assetto della dirigenza regionale.




