Carissimi,
confermo che dall’altra parte non c’è nulla, o meglio c’è qualcosa ma come sempre non è per tutti, serve il timbro giusto, quello che non sai mai dove prendere.
Tutto è cominciato con una voce durante quel dormiveglia viscido su un “lettino sotto una lampada scialitica”, in cui non sei né vivo né morto ma stai già dando fastidio, una voce che urlava che l’anestetico era in controindicazione con l’allergia, e poi silenzio, prima il buio e subito dopo una luce talmente forte da sembrare una lampada da interrogatorio più che l’aldilà.
Mi ritrovai seduto in una grande sala d’attesa, affollata come un lunedì mattina all’ASP, un’astanteria metafisica con sedie di plastica e l’aria stanca di chi aspetta da una vita che infatti era appena finita, mentre una guardia giurata enorme con voce cavernosa e vocazione da usciere eterno chiamava i turni davanti a tre porte, “Accettazione”, “Riconsegna Anime”, “Ulteriore Possibilità”, e pensai subito che pure lì le deroghe non mancavano.
Quello che mi colpì davvero non fu l’idea della morte ma le didascalie, l’aldilà spiegato coi cartelli, su uno lessi “Portale di Palermo”, addirittura, esisteva un portale di Palermo e chissà quanti altri sparsi nel mondo, per un pre-smistamento, ognuno col proprio traffico, le proprie code, i propri santi protettori e i propri imbrogli, l’atmosfera era inequivocabile, Palermo fino all’ultimo atomo, gente che protestava, gente che sbuffava, gente che cercava uno che conosce.
Il palermitano lo riconosci ovunque, anche morto.
Accanto a me un vecchietto gridava che era un’eternità che aspettava e la guardia gli rispose serena se lo sapeva, come a dire che pure l’eternità aveva i suoi tempi tecnici, mi girai e vidi una faccia familiare che mi salutò sorridendo, era l’anziano Cavaliere Lo Stimolo che mi disse: “ingegnere pure lei qua e che le è successo?” Risposi confusamente parlando di anestesia e allergia e lui mi disse che si era preso in pieno un TIR con autoarticolato, non un camion qualsiasi ma uno serio, e ora aspettava di vedere come andava a finire, al che gli dissi che era finita e lui rispose vediamo.
Dalla porta “Ulteriore Possibilità” arrivava un coro che pareva una seduta parlamentare mista a girone dantesco, “scemo scemo scemo, ti piaceva il Rolex, ti piaceva la macchina, ti piaceva il locale fighetto, e ora goditi questo inferno perché torni giù, torni sulla terra, stessa vita di prima e alla prossima reincarnazione ne riparliamo”.
Nel frattempo, dall’accettazione uscì un omino con gli occhiali da vicino sulla testa, il classico funzionario che esiste in ogni dimensione, che disse alla guardia “però giù sannu a dari na calmata, perché l’anno accuminciò troppo allazzatu, pochi riconsegnavano l’anima e troppi dovevano tornare sulla terra, lo smistamento si sta bloccannu”.
Mi alzai e chiesi quanto c’era da aspettare e la guardia mi chiese se avessi preso il biglietto, ”quale biglietto risposi” e lui mi indicò la macchinetta come all’ufficio postale, premetti informazioni che mi mandò dritto su morti di giornata e stampai il biglietto B 128.000, chiesi se significasse che prima di me c’erano 127.999 anime e mi rispose di “sì, na tuttu u munno u sapi lei quanti cristiani muorunu ogni giorno? E oggi è giornata pesante.”
Fu allora che il Cavaliere mi spiegò tutto con la calma di chi aveva capito il trucco, se hai vissuto una vita di merda ti controllano e ti rimandano giù, reincarnazione, nuovo giro, nuovo inferno, il paradiso è non tornarci e l’inferno quello lo conosci già, capii così che non c’erano alternative, o una vita pessima con la speranza di reincarnarsi o una vita abbastanza pessima (“sfardata”) da essere rimandati indietro per punizione.
Proprio mentre facevo questi pensieri sentii una voce lontana dire “ce l’abbiamo, ce l’abbiamo”, la luce calò, riconobbi la sala operatoria e il medico che sorrideva dicendo: “non si preoccupi non sentirà niente, è solo anestesia locale.”
“Che ve lo dico a fare”, state attenti, anche i piccoli interventi possono avere conseguenze.
Ora se è stato un sogno, non lo so, io ero disteso con gli occhi chiusi, ma ammettiamo che sia stato un momento soprannaturale, ciò mi ha insegnato che alla fine l’aldilà funziona esattamente come quaggiù, stesse file, stessi sportelli, stessa speranza di essere chiamati.
Morale, se così fosse, come direbbe Epruno, se anche l’eternità è a numero chiuso, vuol dire che il problema non è morire, ma è continuare a vivere senza aver capito perché.
Un Abbraccio.




