Negli ultimi cinque anni il turismo italiano e siciliano non ha semplicemente cambiato abitudini di consumo: ha modificato la propria struttura economica.
I dati Unioncamere-InfoCamere al 30 settembre 2025 mostrano con chiarezza un cambiamento tra il modello tradizionale dell’ospitalità alberghiera e una nuova offerta sempre più orientata alla flessibilità, ai soggiorni brevi e all’uso delle piattaforme digitali.
In questo quadro, la ristorazione si conferma invece come uno dei pochi comparti capaci di reggere il cambiamento.
Il report mostra una trasformazione profonda dell’offerta turistica italiana: gli alberghi classici arretrano, mentre crescono con forza le strutture extra-alberghiere legate ai soggiorni brevi, soprattutto nelle grandi città e nelle destinazioni più attrattive, dove si intensificano anche le tensioni legate all’overtourism.

La Sicilia, dentro questa trasformazione, non segue in modo lineare il trend nazionale. I dati restituiscono un’immagine dell’Isola più complessa con caratteristiche proprie.
Fatta di resistenze, accelerazioni e squilibri territoriali profondi.
La Sicilia nel quadro nazionale: un equilibrio che regge ma cambia forma
Nel panorama nazionale segnato dal ridimensionamento dell’alberghiero tradizionale e dall’espansione degli alloggi per soggiorni brevi, la Sicilia occupa una posizione peculiare.
Al 30 settembre 2025, secondo i dati Unioncamere-InfoCamere, l’Isola conta 1.458 imprese di alberghi e strutture similari, con un lieve aumento rispetto al 2021.

Un dato che assume un valore rilevante se confrontato con la media nazionale, dove lo stesso comparto registra una contrazione superiore al cinque per cento.
Questa tenuta, tuttavia, non è il risultato di una crescita uniforme. Al contrario, è l’esito di dinamiche provinciali molto differenziate, che raccontano una Sicilia divisa tra territori capaci di intercettare i flussi turistici e aree che continuano a mostrare fragilità strutturali.
Alberghi e strutture similari: la geografia provinciale della tenuta

Palermo rappresenta uno dei segnali più evidenti di resilienza dell’alberghiero siciliano. Nel capoluogo e nella sua area provinciale, il numero di alberghi cresce nel quinquennio, arrivando a 229 strutture.
L’aumento, pari a cinque punti percentuali, indica una capacità del turismo urbano di sostenere ancora l’ospitalità tradizionale, in un contesto nazionale dove molte grandi città registrano invece arretramenti significativi.
Un andamento ancora più marcato si osserva nella provincia di Trapani. Qui le strutture alberghiere salgono a 222, con una crescita prossima all’otto per cento. È il dato più alto dell’Isola in termini percentuali e riflette una dinamica legata non solo alle località costiere, ma anche alla crescente attrattività di territori un tempo considerati marginali nel panorama turistico regionale.
Catania mostra una crescita più contenuta, ma comunque positiva. Le strutture alberghiere arrivano a 220, con un incremento lieve ma significativo, che segnala una fase di stabilizzazione del comparto in un’area dove il turismo urbano, i collegamenti e i flussi business continuano a svolgere un ruolo importante.

Messina resta la provincia con il numero più elevato di alberghi in Sicilia, superando le trecentocinquanta unità. Tuttavia, il dato complessivo evidenzia una leggera flessione rispetto al 2021.
Non si tratta di un ridimensionamento drastico, ma di un segnale di assestamento, che potrebbe indicare una saturazione dell’offerta tradizionale in un territorio già fortemente strutturato dal punto di vista ricettivo.
Una dinamica simile, ma più accentuata, si registra a Siracusa. Nonostante l’elevata attrattività turistica e culturale, il numero di alberghi diminuisce leggermente, fermandosi a 165 unità.
Il calo suggerisce una progressiva sostituzione dell’offerta alberghiera con forme di ospitalità alternative, più flessibili e maggiormente orientate ai soggiorni brevi.

Nelle province di Agrigento e Ragusa il quadro è quello di una sostanziale stabilità, accompagnata però da lievi contrazioni.
Agrigento scende poco sopra le cento strutture, mentre Ragusa si mantiene intorno alle centocinque. In entrambi i casi pesa una forte stagionalità e la difficoltà di garantire continuità all’offerta alberghiera tradizionale.
Caltanissetta rappresenta un caso numericamente marginale ma interessante. Le strutture alberghiere sono poche, poco più di trenta, ma il saldo è positivo. Un dato che, pur su una base ridotta, segnala tentativi di rafforzamento dell’offerta in un’area interna.
All’estremo opposto si colloca Enna. Con meno di trenta alberghi attivi e una contrazione superiore al tredici per cento, la provincia ennese evidenzia in modo netto le difficoltà delle aree interne siciliane nel mantenere un sistema ricettivo stabile e competitivo.
Nel complesso, la Sicilia riesce a mantenere un saldo alberghiero positivo grazie alla spinta di alcune province costiere e urbane, ma il quadro provinciale mostra squilibri profondi e persistenti.
Alloggi per vacanze e soggiorni brevi: la trasformazione più profonda
È nel comparto degli alloggi per vacanze e soggiorni di breve durata che la trasformazione del turismo siciliano appare più evidente. In cinque anni, le imprese attive in questo settore crescono di oltre la metà, superando le 3.700 unità complessive.
Catania segue un percorso simile. Le strutture destinate ai soggiorni brevi crescono rapidamente, superando le seicento unità, con un incremento prossimo al settanta per cento. Anche qui il turismo urbano e la diffusione delle piattaforme digitali giocano un ruolo determinante.
Trapani, Messina e Siracusa mostrano aumenti consistenti, tutti superiori al quaranta per cento. In queste province l’espansione degli alloggi brevi interessa sia le aree costiere sia i centri storici, contribuendo a modificare l’equilibrio complessivo dell’offerta turistica.
Ma la crescita non si ferma alle province più attrattive. Agrigento registra un aumento superiore al sessanta per cento, mentre Caltanissetta ed Enna, pur partendo da numeri più contenuti, mostrano incrementi significativi.
Questo dato indica che il modello dell’alloggio breve si sta diffondendo anche in territori meno centrali, ridefinendo progressivamente la geografia turistica dell’Isola.
Ristorazione: una crescita diffusa e strutturale
Se l’alloggio racconta una trasformazione del modello di ospitalità, la ristorazione restituisce l’immagine di un comparto in espansione stabile e diffusa. Con quasi 11.000 ristoranti attivi e una crescita superiore al dieci per cento, la Sicilia è la regione che registra l’aumento più elevato a livello nazionale.
Trapani segue con un incremento percentuale altrettanto significativo, segnale di una vitalità imprenditoriale che accompagna e sostiene i flussi turistici.
Catania e Messina mostrano crescite più moderate ma solide, confermando il ruolo della ristorazione come infrastruttura economica stabile nelle grandi aree urbane.
Siracusa consolida la propria offerta, rafforzando il legame tra turismo culturale e consumo locale.
Anche nelle province meno centrali la ristorazione cresce. Agrigento, Ragusa, Caltanissetta ed Enna registrano aumenti che, pur diversi tra loro, indicano una diffusione capillare del comparto.
A differenza dell’alloggio, la ristorazione appare meno esposta alla stagionalità stretta e più radicata nel tessuto economico locale.
La lettura complessiva dei dati provinciali restituisce l’immagine di una Sicilia che non perde centralità nel turismo nazionale, ma che sta cambiando profondamente il proprio modello di offerta. Il turismo siciliano del 2025 appare così come un sistema in evoluzione, in cui la crescita quantitativa convive con profonde asimmetrie strutturali.
I DATI NAZIONALI DI UNIONCAMERE-INFOCAMERE
In cinque anni le imprese di servizi di alloggio di alberghi e simili diminuiscono del 5,2% a livello nazionale (–1.604 unità), attestandosi a 29.199 imprese. Il ridimensionamento riguarda la gran parte delle regioni, con cali più marcati nel Lazio (–13,3%), nelle Marche (–12,9%) e in Molise (–10,1%).
Le aree a più forte vocazione turistica invernale, come Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta, mostrano invece una maggiore tenuta, confermando il ruolo del turismo montano e natalizio. A livello provinciale spicca il peso di Bolzano, Rimini, Roma e Napoli che, nonostante le contrazioni, restano tra i principali poli dell’offerta alberghiera tradizionale.
È invece in forte espansione il comparto degli alloggi per vacanze e soggiorni di breve durata, che in cinque anni cresce del 42,1%, con oltre 13 mila imprese in più e un totale nazionale di 44.801 unità.

L’aumento è più intenso nelle grandi città d’arte e nelle destinazioni turistiche più attrattive nel periodo natalizio: Roma (+33,8%), Napoli (+98,1%), Milano (+75,9%), Firenze (+21,3%), ma anche in numerose province del Mezzogiorno e delle isole.
Il fenomeno segna una profonda riconfigurazione dell’offerta ricettiva, legata anche alla diffusione delle piattaforme di prenotazione online, con un cambiamento strutturale nelle preferenze dei viaggiatori, sempre più orientati verso soluzioni flessibili, soprattutto per soggiorni brevi legati a festività ed eventi.
Servizi di alloggio: imprese registrate per regioni al 30 settembre 2025
Variazioni assolute e % rispetto al 30 settembre 2021
| Regione | Servizi di alloggio
di alberghi e simili |
Servizi di alloggio per vacanze e altri soggiorni di breve durata | |||||
| Registrate | Var. Ass. | Var. % | Registrate | Var. Ass. | Var. % | ||
| ABRUZZO | 812 | 0 | 0,0% | 654 | 175 | 36,5% | |
| BASILICATA | 240 | -21 | -8,0% | 386 | 76 | 24,5% | |
| CALABRIA | 723 | -23 | -3,1% | 1.094 | 347 | 46,5% | |
| CAMPANIA | 2.268 | -133 | -5,5% | 5.908 | 2.419 | 69,3% | |
| EMILIA ROMAGNA | 3.772 | -196 | -4,9% | 1.931 | 745 | 62,8% | |
| FRIULI-VENEZIA GIULIA | 595 | -36 | -5,7% | 498 | 164 | 49,1% | |
| LAZIO | 2.299 | -353 | -13,3% | 5.291 | 1.365 | 34,8% | |
| LIGURIA | 1.178 | -102 | -8,0% | 1.559 | 434 | 38,6% | |
| LOMBARDIA | 2.625 | -55 | -2,1% | 3.758 | 1.433 | 61,6% | |
| MARCHE | 724 | -107 | -12,9% | 892 | 273 | 44,1% | |
| MOLISE | 80 | -9 | -10,1% | 184 | 44 | 31,4% | |
| PIEMONTE | 1.080 | -74 | -6,4% | 1.439 | 377 | 35,5% | |
| PUGLIA | 1.030 | 1 | 0,1% | 4.608 | 1.401 | 43,7% | |
| SARDEGNA | 852 | -23 | -2,6% | 1.832 | 772 | 72,8% | |
| SICILIA | 1.458 | 11 | 0,8% | 3.781 | 1.324 | 53,9% | |
| TOSCANA | 2.523 | -150 | -5,6% | 4.043 | 638 | 18,7% | |
| TRENTINO – ALTO ADIGE | 3.838 | -111 | -2,8% | 3.265 | 380 | 13,2% | |
| UMBRIA | 420 | -38 | -8,3% | 675 | 176 | 35,3% | |
| VALLE D’AOSTA | 315 | -17 | -5,1% | 334 | 61 | 22,3% | |
| VENETO | 2.367 | -168 | -6,6% | 2.669 | 663 | 33,1% | |
| ITALIA | 29.199 | -1.604 | -5,2% | 44.801 | 13.267 | 42,1% | |
Fonte: Unioncamere-InfoCamere, movimprese
Le attività di ristoranti con servizio al tavolo, protagoniste delle tavole natalizie, mostrano una dinamica più stabile: a livello nazionale crescono del 2,3% rispetto al 2021, raggiungendo 159.494 imprese. Il quadro regionale è eterogeneo: aumenti significativi in Sicilia (+10,5%), Sardegna (+8,3%) e Calabria (+6,0%), mentre alcune regioni del Centro-Nord registrano lievi flessioni.
Le grandi province metropolitane restano in testa alla graduatoria: Roma (13.927 imprese), Milano (8.954), Napoli (7.574) e Torino (6.127). Accanto a queste, emergono segnali di vitalità in numerose province del Sud e delle isole, come Palermo, Cagliari, Trapani e Siracusa, che registrano incrementi significativi. Il settore conferma così il proprio ruolo di presidio economico e sociale, capace di intercettare la domanda legata ai momenti di convivialità tipici del Natale.
Servizi di ristorazione con servizio al tavolo: imprese registrate per regioni al 30 settembre 2025
Variazioni assolute e % rispetto al 30 settembre 2021
| Regione | Attività di ristoranti
con servizio al tavolo |
||
| Registrate | Var. Ass. | Var. % | |
| ABRUZZO | 4.700 | 158 | 3,5% |
| BASILICATA | 1.222 | 60 | 5,2% |
| CALABRIA | 5.317 | 303 | 6,0% |
| CAMPANIA | 15.138 | 774 | 5,4% |
| EMILIA ROMAGNA | 10.341 | -28 | -0,3% |
| FRIULI-VENEZIA GIULIA | 3.404 | -58 | -1,7% |
| LAZIO | 18.630 | -125 | -0,7% |
| LIGURIA | 6.411 | 241 | 3,9% |
| LOMBARDIA | 21.893 | 232 | 1,1% |
| MARCHE | 3.811 | -337 | -8,1% |
| MOLISE | 946 | 45 | 5,0% |
| PIEMONTE | 11.629 | 238 | 2,1% |
| PUGLIA | 9.603 | 499 | 5,5% |
| SARDEGNA | 4.852 | 370 | 8,3% |
| SICILIA | 10.983 | 1.040 | 10,5% |
| TOSCANA | 13.350 | 143 | 1,1% |
| TRENTINO – ALTO ADIGE | 3.027 | 141 | 4,9% |
| UMBRIA | 2.535 | 38 | 1,5% |
| VALLE D’AOSTA | 573 | -4 | -0,7% |
| VENETO | 11.129 | -198 | -1,7% |
| ITALIA | 159.494 | 3.532 | 2,3% |
Fonte: Unioncamere-InfoCamere, movimprese
Nel complesso, il confronto tra gli ultimi cinque anni evidenzia una divergenza sempre più marcata tra il comparto alberghiero tradizionale, in progressiva riduzione, e quello degli alloggi brevi, in forte espansione.
Una trasformazione che si riflette in modo evidente proprio durante il periodo natalizio, quando la domanda turistica si concentra e mette sotto pressione le aree a maggiore attrattività. La ristorazione, pur con dinamiche territoriali differenziate, mostra una maggiore capacità di tenuta, confermandosi uno degli elementi strutturali dell’economia locale e dell’offerta turistica del Paese.
La Sicilia nel turismo che cambia: una fotografia complessa
La fotografia che emerge dai dati Unioncamere-InfoCamere restituisce un’immagine articolata della Sicilia turistica nel 2025. L’Isola non arretra, ma cambia forma. L’alberghiero tradizionale resiste in alcuni territori chiave, l’extra-alberghiero cresce rapidamente e la ristorazione si rafforza come asse portante dell’economia locale.
Questa trasformazione, tuttavia, non è neutra. La crescita si concentra soprattutto nelle aree urbane e costiere, mentre le province interne continuano a mostrare fragilità strutturali. Il turismo breve ridisegna il rapporto tra città e visitatori, ampliando l’offerta ma ponendo nuove pressioni sui territori.
La Sicilia del 2025 appare così come un laboratorio delle trasformazioni del turismo italiano: un sistema che cresce nei numeri, ma che solleva interrogativi sulla distribuzione territoriale, sull’equilibrio tra modelli di accoglienza e sulla sostenibilità di lungo periodo.
I dati raccontano una realtà complessa, in cui la l’incremento delle strutture convive con profondi squilibri, e in cui il cambiamento non è più una tendenza, ma una condizione strutturale.
FONTE DATI: REPORT UNIONCAMERE-INFOCAMERE
Nota metodologica
Nel report indicato non è presente una sezione specifica intitolata “Nota metodologica”. Tuttavia, il documento fornisce alcune informazioni sulle fonti e sui criteri utilizzati per l’analisi:
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Fonte dei dati: I dati derivano dall’analisi di Unioncamere-InfoCamere (Movimprese) sulle attività dei servizi di alloggio e ristorazione.
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Periodo di riferimento: L’analisi mette a confronto i dati al 30 settembre 2025 con quelli del 30 settembre 2021, coprendo un arco temporale di cinque anni.
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Oggetto dell’analisi: Il report esamina le imprese registrate suddivise per categorie (alberghi e simili, alloggi per vacanze e brevi soggiorni, ristorazione con servizio al tavolo) a livello nazionale, regionale e provinciale.





