Le immagini delle folle a Venezia o delle proteste contro il turismo di massa a Barcellona sembrano ancora lontane dalla Sicilia, seppur con qualche eccezione (CLICCA QUI). Eppure qualcosa, lentamente, sta già cambiando anche nell’Isola. Nei centri storici delle principali città turistiche iniziano a emergere trasformazioni sempre più visibili. Crescono gli affitti brevi, aumentano B&B e case vacanza e in alcune aree centrali il mercato immobiliare appare sempre più orientato verso i visitatori. Parallelamente, però, vaste zone della Sicilia restano ancora fuori dai grandi flussi turistici, continuando a vivere marginalità economica e spopolamento.
È questa la doppia faccia del turismo siciliano che emerge dal report 2025 di Demoskopika sull’overtourism in Italia. Una fotografia che racconta un’Isola sempre più divisa tra province che iniziano a registrare una pressione turistica crescente e territori interni che invece non riescono ancora a intercettare i benefici economici del settore.
Palermo e Messina guidano la classifica siciliana

Secondo l’Indice Complessivo di Sovraffollamento Turistico elaborato da Demoskopika, la provincia siciliana con il valore più alto è Messina che raggiunge quota 100,3 e si colloca al 35° posto nazionale. Subito dopo si trova Palermo con 100,2 e il 36° posto in Italia. Entrambe rientrano nella fascia considerata “moderata”, cioè territori dove iniziano a emergere segnali di pressione turistica significativa.
Dietro ci sono Trapani con 98,7, Catania con 97,3, Agrigento con 96,9 e Siracusa con 96,6. Più in basso Ragusa con 95,8, Caltanissetta con 94,3 e infine Enna con 92,7, uno dei valori più bassi d’Italia. Il report si basa su cinque parametri differenti: densità turistica, densità ricettiva, intensità dei flussi, utilizzo dei posti letto e impatto ambientale.
La Sicilia delle due velocità
Il dato più interessante non riguarda tanto la posizione della Sicilia nella classifica nazionale. Piuttosto colpisce il divario sempre più netto all’interno dell’Isola. Le province costiere e le città metropolitane stanno vivendo una crescita continua dei flussi turistici. Le aree interne, invece, restano sostanzialmente fuori dalle grandi rotte del turismo internazionale. È una frattura che il report mostra con chiarezza soprattutto attraverso l’indice di intensità turistica, cioè il rapporto tra turisti e residenti.
Messina registra 6,7 turisti per residente. Trapani arriva a 6,2. Più indietro Siracusa con 3,9, Palermo con 3,6 e Agrigento con 3,5. In fondo restano Caltanissetta con appena 1 turista per residente ed Enna con 0,9. In altre parole, mentre alcune città iniziano a confrontarsi con dinamiche tipiche delle destinazioni turistiche più frequentate, interi territori dell’entroterra continuano a non beneficiare della crescita del settore.
Crescono i posti letto e cambia il volto delle città
Ed è proprio nelle grandi città che il cambiamento inizia a essere più visibile. A Palermo il centro storico vive ormai una trasformazione costante. Crescono B&B e case vacanza, mentre diminuiscono progressivamente gli affitti tradizionali destinati ai residenti. Un fenomeno che interessa anche Catania e alcune aree di Siracusa, dove il turismo sta incidendo sempre di più sul mercato immobiliare e sul tessuto commerciale.
Il rischio, ancora lontano dai livelli delle grandi città europee, appare però sempre più visibile. Quartieri sempre più orientati ai visitatori e sempre meno ai residenti. Attività storiche che lasciano spazio a locali, ristorazione veloce e strutture ricettive. Prezzi delle abitazioni che crescono nelle aree centrali più richieste dal turismo. Una trasformazione graduale che in alcune città comincia ormai a essere evidente.
Le aree interne restano fuori dai flussi
Se alcune province iniziano a fare i conti con una pressione turistica crescente, altre continuano invece a vivere una condizione opposta. Enna resta stabilmente tra gli ultimi posti nazionali in quasi tutti gli indicatori del report. La densità turistica si ferma a 54,8 presenze per chilometro quadrato, uno dei dati più bassi d’Italia. Anche Caltanissetta mostra numeri molto contenuti. Sono territori che, nonostante il patrimonio culturale e paesaggistico, continuano a restare ai margini dei grandi flussi turistici. Pesano la debolezza infrastrutturale, i collegamenti difficili e la forte concentrazione del turismo nelle aree costiere.
È qui che emerge uno dei limiti storici del modello turistico siciliano. I dati mostrano infatti una distribuzione ancora molto disomogenea dei flussi turistici e delle opportunità economiche legate al settore. La crescita tende a concentrarsi soprattutto in poche città e in poche località già fortemente attrattive.
L’impatto ambientale e la pressione urbana
L’aumento dei flussi produce anche effetti ambientali. Secondo il report, Messina registra 7,9 chilogrammi pro capite di rifiuti urbani aggiuntivi legati al turismo. Trapani arriva a 7,3. Siracusa si attesta a 4,9 e Palermo a 4,6. Sono dati che mostrano come la crescita turistica non sia neutrale. Aumentano i consumi, cresce la produzione di rifiuti e diventa più complesso gestire servizi urbani, mobilità e manutenzione nei periodi di maggiore afflusso.
Per ora la Sicilia non appare ancora schiacciata dall’overtourism. Tuttavia il report di Demoskopika mostra che alcuni segnali iniziano già a emergere. Ed è probabilmente questo il punto più importante. La questione non riguarda soltanto quanti turisti arrivano nell’Isola. Riguarda soprattutto quale modello di turismo si vuole costruire.
Perché mentre alcuni centri storici cambiano volto e gli affitti brevi modificano progressivamente il mercato abitativo, vaste aree della Sicilia continuano a spopolarsi senza riuscire a intercettare realmente i benefici economici del turismo. È una contraddizione sempre più evidente. E forse il vero rischio per l’Isola non è soltanto il turismo di massa. È l’assenza di una strategia capace di evitare che la crescita turistica produca nuove disuguaglianze territoriali.



