L’analisi che segue si basa sui dati ufficiali rilasciati dall’Istat (Istituto Nazionale di Statistica) l’11 marzo 2026, all’interno del report flash “Le esportazioni delle regioni italiane”. Questo documento rappresenta il bilancio consolidato del commercio estero nazionale per l’intero anno 2025, includendo il focus specifico sull’ultimo trimestre (ottobre-dicembre).
La rilevazione Istat offre una panoramica fondamentale per comprendere lo stato di salute dell’economia italiana, poiché non si limita a osservare il dato macroeconomico nazionale, ma scende nel dettaglio dei territori, permettendo di identificare quali province stiano trainando la crescita e quali, al contrario, soffrano una crisi di competitività o di mercato.

Il panorama generale che emerge dal rapporto è quello di un’Italia che ha saputo chiudere il 2025 in territorio positivo, registrando una crescita del valore dell’export del 3,3% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, questa cifra è la sintesi algebrica di realtà profondamente diverse. Il report evidenzia un’Italia a trazione centrale, dove il dinamismo di settori come la farmaceutica e la metallurgia ha permesso di compensare la stagnazione di altre aree. Di segno opposto è la situazione delle Isole, che rappresentano l’unica grande ripartizione territoriale in netta contrazione.
Se il Centro e il Nord, pur con velocità diverse, mantengono una rotta di crescita o stabilità, la Sicilia e la Sardegna trascinano verso il basso la media del Mezzogiorno a causa di una forte esposizione a settori industriali oggi in difficoltà.
L’Istat sottolinea come il 2025 sia stato l’anno dei “poli d’eccellenza”: poche aree geografiche e pochi settori merceologici hanno generato la quasi totalità della crescita nazionale. Da un lato abbiamo il successo straordinario della Toscana e del Lazio, capaci di penetrare mercati complessi come quello statunitense e svizzero; dall’altro, assistiamo a una contrazione marcata in regioni storicamente forti come le Marche o in poli energetici cruciali. Questo scenario introduce un’analisi necessaria sulla resilienza dei territori italiani: il report non si limita a fornire numeri, ma delinea una mappa della trasformazione industriale in atto, dove la capacità di diversificare i prodotti e i mercati di sbocco è diventata il vero spartiacque tra il successo commerciale e il declino. Nei capitoli successivi, approfondiremo come queste dinamiche abbiano impattato specificamente sulla Sicilia, analizzando i dati provinciali e le ragioni di una performance che richiede un cambio di paradigma.
Focus Sicilia: L’Isola tra sofferenza industriale e dinamiche territoriali
La Sicilia chiude il 2025 con un bilancio che invita alla riflessione: una contrazione dell’export del 10,8% che la pone tra le regioni con la performance peggiore su scala nazionale. Questo calo non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in una più ampia crisi delle Isole, che complessivamente perdono l’11,0% del loro valore di scambio con l’estero. La causa principale, identificata chiaramente dall’Istat, risiede nel crollo delle esportazioni dei prodotti petroliferi raffinati.
La Sicilia paga dunque un prezzo altissimo per la sua dipendenza energetica, un settore che fino a pochi anni fa ne garantiva la supremazia commerciale nel Sud.
Analizzando il panorama provinciale, emergono contributi negativi pesantissimi che influenzano non solo la regione, ma l’intera dinamica nazionale. Siracusa si conferma l’epicentro di questa crisi: la provincia, che ospita uno dei poli petrolchimici più importanti d’Europa, viene segnalata come la realtà che ha fornito i contributi negativi più ampi alla crescita dell’export italiano nell’intero anno.
Accanto ad essa, anche Cagliari (in Sardegna) condivide un destino simile, confermando come i poli della raffinazione siano attualmente in una fase di forte contrazione di valore.

Al contrario, la mappa dell’Istat suggerisce una Sicilia interna o legata ad altri settori che cerca di resistere, ma che non ha ancora la massa critica per compensare le perdite del comparto petrolifero. Se da un lato abbiamo il “rosso profondo” di province come Siracusa, dall’altro si osservano dinamiche meno drammatiche in territori dove l’export è più diversificato.
Tuttavia, il dato aggregato regionale resta impietoso. Mentre nel Centro Italia si festeggiano i record della Toscana e del Lazio, la Sicilia deve gestire una riduzione congiunturale che nel solo quarto trimestre 2025, insieme al Sud, ha toccato un preoccupante -6,7%. Questo significa che la tendenza negativa non solo è presente, ma ha accelerato proprio nella parte finale dell’anno, lasciando presagire un 2026 all’insegna della sfida per il recupero dei volumi commerciali.
Le rotte del commercio estero italiano e i mercati di sbocco
Le rotte del commercio estero italiano nel 2025 hanno subito una ricalibrazione geografica significativa. Il Centro Italia ha guidato la carica con un aumento marcato del 13,2%, seguito a distanza dal Sud con un 3,2% e dalle regioni del Nord che si sono attestate su crescite più contenute intorno al 2%. Questa spinta è stata alimentata da mercati di sbocco molto specifici.
La Toscana, vera locomotiva dell’anno con un aumento delle vendite superiore al 21%, ha trovato nella Svizzera un partner straordinario, con una crescita dei flussi che ha superato il 200%. Anche la Francia e la Spagna hanno risposto positivamente, insieme agli Stati Uniti che hanno assorbito quote importanti di prodotti farmaceutici e metalli.

Il Lazio ha seguito questa scia positiva grazie a un legame sempre più solido con gli Stati Uniti, verso i quali le esportazioni sono aumentate di oltre il 54%. Tuttavia, laddove i mercati sono venuti meno, i danni sono stati evidenti. Si pensi al calo drastico delle vendite toscane verso la Turchia (oltre il -55%) o alla riduzione dei flussi del Lazio verso i Paesi Bassi. Anche l’Emilia-Romagna, solitamente solida, ha registrato una flessione verso il mercato statunitense.
Queste variazioni dimostrano che non basta produrre eccellenza; occorre che il mercato di destinazione sia in una fase di espansione economica e che le dinamiche geopolitiche non ostacolino gli scambi. Le Isole, restando tagliate fuori da questi flussi positivi a causa della crisi del petrolio, non hanno potuto beneficiare della ripresa dei consumi occidentali, rimanendo intrappolate in un mercato delle commodity che ha privilegiato altre aree geografiche o subito cali di prezzo significativi.
RIASSUNTO DEI DATI NAZIONALI
Nel 2025, rispetto all’anno precedente, l’Istat rileva una crescita dell’export nazionale in valore del 3,3%, sintesi però di dinamiche territoriali differenziate: l’aumento delle esportazioni è marcato per il Centro (+13,2%), più contenuto per il Sud (+3,2%), il Nord-ovest (+2,3%) e il Nord-est (+2,0%), mentre si rileva un’ampia contrazione per le Isole (-11,0%). Nel complesso del 2025, rispetto al 2024, le regioni più dinamiche all’export sono Toscana (+21,3%), Friuli-Venezia Giulia (+17,8%), Calabria (+10,8%), Liguria (+10,2%) e Lazio (+9,6%); quelle che registrano le flessioni più ampie, Basilicata (-17,8%), Sardegna (-11,4%), Sicilia (-10,8%) e Marche (-7,6%).
I contributi positivi maggiori all’export nazionale derivano dall’aumento delle vendite della Toscana verso Svizzera (+201,1%), Francia (+39,2%), Spagna (+76,4%), Stati Uniti (+19,9%) e paesi Opec (+44,5%) e del Lazio verso gli Stati Uniti (+54,2%). Gli apporti negativi più ampi, invece, provengono dal calo delle vendite della Toscana verso la Turchia (-55,8%), del Lazio verso i Paesi Bassi (-24,0%) e dell’Emilia-Romagna verso gli Stati Uniti (-6,5%). Nel quarto trimestre 2025, si stima una flessione congiunturale dell’export per tutte le ripartizioni territoriali, a esclusione del Centro (+0,7%). La riduzione congiunturale è ampia per il Sud e Isole (-6,7%), più contenuta per il Nord-est (-1,1%) e il Nord-ovest (-0,5%).
Nel 2025, le province che contribuiscono in misura maggiore a sostenere le vendite sui mercati esteri sono Firenze, Arezzo, Trieste, Varese e Frosinone; quelle che forniscono i contributi negativi più ampi, Siracusa, Milano, Cagliari, Ascoli Piceno e Siena.
IL COMMENTO DELL’ISTAT AI DATI

“L’aumento delle esportazioni di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici da Toscana, Lazio, Lombardia, Abruzzo e Campania spiega per 2,6 punti percentuali la crescita dell’export nazionale rispetto al 2024 – sottolinea l’Istat -. Un ulteriore contributo positivo di un punto percentuale deriva dalle maggiori esportazioni di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti dalla Toscana. All’opposto, la contrazione delle vendite di articoli sportivi, giochi, strumenti musicali, preziosi, strumenti medici dalla Toscana e di prodotti petroliferi raffinati da Sicilia e Sardegna fornisce un contributo negativo di un punto percentuale alla variazione dell’export”.
“Nel quarto trimestre 2025, l’export registra una dinamica congiunturale negativa estesa a tutte le ripartizioni, a esclusione del Centro. Su base annua, la crescita, pur restando sostenuta, rallenta per il Nord-ovest, il Nord-est e il Centro, mentre la performance del Sud e Isole è negativa. La crescita dell’export in valore nel 2025 (+3,3%) è sintesi di dinamiche positive di diversa intensità che riguardano tutte le aree, a esclusione delle Isole, il cui calo delle esportazioni si deve soprattutto alle minori vendite di prodotti della raffinazione. La Toscana – grazie principalmente all’aumento delle vendite di articoli farmaceutici e di metalli – è la regione che offre il contributo più rilevante alla crescita dell’export nazionale nel 2025”, afferma l’Istat nel suo commento ai dati.
FONTE DATI: Esportazioni delle regioni italiane -IV Trimestre 2025 Istat
NOTA METODOLOGICA
I dati analizzati in questo articolo provengono dal comunicato stampa “Le esportazioni delle regioni italiane – IV trimestre 2025”, pubblicato dall’Istat l’11 marzo 2026. Questa rilevazione fa parte delle statistiche congiunturali sul commercio estero che l’Istituto realizza mensilmente e trimestralmente.
La metodologia utilizzata si basa sull’integrazione di diverse fonti amministrative: i modelli Intrastat per gli scambi tra i paesi dell’Unione Europea e le dichiarazioni doganali (bollette doganali) per il commercio con i paesi extra-UE.
L’attribuzione territoriale dei dati avviene attraverso l’incrocio tra i dati doganali e il registro statistico delle imprese attive (Asia). Questo permette di assegnare ogni flusso di esportazione alla provincia in cui ha sede l’unità produttiva che ha effettivamente realizzato il bene, evitando che il dato venga erroneamente attribuito alla sola sede legale dell’impresa (che spesso si trova in regioni diverse da quella produttiva). Le variazioni percentuali riportate sono calcolate su “valori correnti”, ovvero sul valore monetario delle merci al momento dello scambio, senza deflazionare i prezzi.
I dati del quarto trimestre sono inoltre sottoposti a procedure di destagionalizzazione per eliminare l’influenza dei fattori legati al periodo dell’anno (come le festività o le chiusure estive) e permettere un confronto corretto tra trimestri consecutivi. Il report dell’11 marzo rappresenta il primo bilancio completo dell’anno 2025, soggetto a successive revisioni minori nei mesi seguenti per incorporare dati tardivi.




