Essere disabile in Sicilia può rappresentare un ostacolo maggiore rispetto al resto d’Italia. E’ un dato allarmante quello che emerge dell’indagine dell’Associazione Luca Coscioni sull’attuazione del Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche, dove nessuno dei nove capoluoghi siciliani ha redatto il Peba. Eppure non si tratta di una normativa nuova o di recente approvazione e il tempo per mettersi al passo con la legge non è mancato.
I dati sui Peba
Nel 2026 la normativa ha compiuto ben 40 anni. Nata nel 1986 ed estesa agli spazi urbani nel 1992, ad oggi resta uno strumento minoritario non solo nell’Isola, ma in tutto il Paese.
Secondo i numeri aggiornati al mese di luglio, sui 118 Comuni capoluogo solo 45, il 38%, hanno approvato il Piano con delibera del Consiglio comunale. Altri 17 si sono fermati a una delibera di giunta o a strumenti alternativi, 22 lo stanno redigendo e per 34 non risultano informazioni o piani predisposti. Guardando all’insieme degli oltre 8mila Comuni italiani la quota di chi si è davvero dotato di un Peba sale intorno al 15%.
Il quadro siciliano
E in Sicilia? La fotografia scattata non è incoraggiante. Sono infatti quattro le città dove non si hanno informazioni sullo stato di realizzazione: Enna, Ragusa, Siracusa e Trapani.
Ad Agrigento e Caltanissetta l’iter è stato avviato nel 2021, con il via libera alla delibera in giunta. Mentre nel Nisseno non si hanno ulteriori notizie, con la documentazione ancora in lavorazione, Nell’Agrigentino si registra la nascita di un portale aperto alle segnalazioni degli utenti, ma dalla sezione Amministrazione trasparente non appare chiaro come si sia evoluto e se il Comune se ne sia effettivamente dotato.
La delibera è stata invece approvata in giunta nel 2024 a Messina, ad oggi nessuna informazione pervenuta, e a Palermo, dove è stato approvato l’avvio della redazione della prima fase del Peba attraverso la localizzazione di aree e servizi ritenuti prioritari per garantire il diritto all’accessibilità universale dei cittadini di Palermo e dei turisti. L’ok al Piano doveva essere prevista per la fine del 2025, ma tutto appare fermo.
Più complessa risulta la questione a Catania dove nel 2025 il Tar, su ricorso dell’Associazione Luca Coscioni, ha condannato il Comune per non aver provveduto alla realizzazione del Peba, nominando un commissario ad acta.
Gli ostacoli verso i Peba
Perché è così importante? Si tratta di uno strumento che ha il compito di tracciare con precisione tutte le barriere architettoniche presenti in un perimetro definito, che può comprendere edifici pubblici e spazi urbani come strade, piazze, parchi, giardini e elementi di arredo. Non una semplice mappatura, ma necessario anche per indicare possibili soluzioni progettuali di massima, stimandone anche i costi. Il Peba rappresenta così una guida operativa per programmare gli interventi, un sostegno all’azione delle amministrazioni comunali. Redigere il Piano, però, non basta.
Per i Comuni il passo più complesso risiede nella seconda parte, quella della realizzazione. Rampe, marciapiedi e ascensori negli edifici pubblici richiedono investimenti importanti e onerosi che nei bilanci competono con scuole e strade. In molte città l’accessibilità resta una voce residuale, eppure riguarda una platea di 2,9 milioni di persone con limitazioni gravi nelle attività quotidiane. In Sicilia, gli ultimi atti amministrativi di liquidazione e saldo dei finanziamenti regionali per la progettazione dei Peba risalgono al marzo 2025, basati su un avviso pubblico del novembre 2023 finanziato con un milione di euro, fondi nazionali del Ministero per le Disabilità del 2022.





