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L'aumento dei prezzi

Sovratassa ambientale Ets, costi aggiuntivi sulle rotte marine siciliane. Tardino (Adsp): “Aggravio che ricade su cittadini e imprese”

mercoledì 8 Luglio 2026

Quasi 20 milioni di euro l’anno di costi aggiuntivi sulla rotta Genova-Palermo, oltre 11 milioni sulla Napoli-Palermo e più di un milione di euro sulla rotta Porto Empedocle-Lampedusa. Sono questi i dati dell’impatto economico che il Sistema per lo scambio di quote di emissione dell’Unione Europea chiamato Ets, può determinare sui collegamenti marittimi della Sicilia anche in termini di aumento del costo dei biglietti per i viaggiatori. I dati, raccolti a pochi giorni dalla proposta di revisione della direttiva europea Ets in programma il 17 luglio, sul costo dell’insularità e collegamenti marittimi, sono stati ricavati da uno studio che, commissionato dall’autorità di sistema portuale del mare di Sicilia occidentale, è stato realizzato dalla società TiM10, con la supervisione scientifica del professore Giovanni Satta, associato di Economia e gestione delle imprese dell’università di Genova.

L’Ets è una sovrattassa ambientale introdotta dall’Ue per combattere i cambiamenti climatici che si applica alle grandi navi passeggeri (traghetti e crociere) e alle navi merci sopra le 5 mila tonnellate di stazza lorda. Lo studio evidenzia inoltre che gli oneri Ets sostenuti dalle compagnie di navigazione possono assorbire ogni anno fino all’11% del valore di una nuova nave a basse emissioni.

Abbiamo portato all’attenzione di Bruxelles il tema dell’impatto della direttiva Ets sulla connettività delle isole e sul diritto di mobilità dei cittadini – spiega Annalisa Tardino, presidente dell’Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia occidentale – l’attuale applicazione della tassa determina un aggravio dei costi che rischia di ricadere sui cittadini, famiglie e imprese, penalizzando soprattutto i residenti e gli spostamenti collegati al lavoro, allo studio e alla salute. Allo stesso tempo sottrae risorse agli armatori riducendo la loro capacità di investire in nuove navi e tecnologie a basse emissioni, con un effetto che rischia di essere in contrasto con gli obiettivi della transizione ecologica. Per questo chiediamo che la revisione della direttiva rappresenti un’occasione, estendendo alle isole maggiori il regime già previsto per quelle minori e prorogandone la validità fino al 2032“.

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